2° CONCORSO DI XILOGRAFIA “CITTA’ DI LODI”


MAIOCCHI LUIGI: "Omaggio a Lodi", una delle xilografie in concorso

MAIOCCHI LUIGI: “Omaggio a Lodi”, una delle xilografie in concorso

ARTE E TECNICA
DELLA SILOGRAFIA
ALLA BIPIELLE

Diamo resoconto della inaugurazione della mostra delle opere partecipanti al 2° Concorso di Xilografia Città di Lodi, indetto dal Rotary Club Adda Lodigiano. Il lettore non troverà commenti particolari sulle singole opere e sui loro autori per non interferire nei lavori della Giuria che, presieduta da Tino Gipponi, dovrà pronunciarsi sul merito dei lavori partecipanti.

Si fa presto a dire silografia o xilografia. La xilografia ha un linguaggio artistico proprio. Dal momento che i suoi tratti non possono essere molto fini né molto variati, deve necessariamente eliminare i particolari più minuti, deve essere più sintetica che descrittiva. Nelle mani di un artista questa necessità di sintesi produce figure di grande evidenza, scene piene di vita o addirittura di aggressività. Dietro (dentro) alla  leggibilità c’è il resto: dagli elementi formati a quelli formanti, dalla fedeltà al virtuosismo, dalla tecnica alla qualità, dalla spontaneità al rigore, dai materiali agli strumenti, dal bianco e nero al colore, dal gusto al coraggio dei contenuti.
L’ esposizione dei fogli partecipanti il II Concorso nazionale di xilografia Città di Lodi  indetto dal Rotary Club  Adda Lodigiano, inaugurata venerdì sera allo Spazio Arte Bipielle con i saluti d’apertura fatti dal padrone di casa Duccio Castellotti, e da quelli portati di Simonetta Pozzoli, vice sindaco e assessore alla cultura e di Domenico Bardelli , presidente del Rotary, è stata introdotta con una prolusione didattica sulla storia e la tecnica calcografica da Tino Gipponi (curatore anche dell’allestimento).
L’iniziativa ha un indubbio potenziale per ri-accendere l’attenzione sulla stampa “a rilievo” (procedura diversa da quella detta “in cavo” – per intenderci: puntasecca, maniera nera, acquaforte, vernice molle, acquatinta -, altrettanto distinta da quella “in piano”, lito, fotolito, clicché-verre e dalla serigrafia.
La silografia o intaglio “a risparmio” dei rilievi, rispetto alle altre procedure grafiche presenta indizi tecnici caratteristici: la pressione, lo spessore dell’inchiostro, le microsbavature, le irregolarità naturali del legno, tarlo, fenditure, nodi, venatura che a volte sono utilizzati dagli artisti come elementi espressivi. Tutte cose che non sempre si ritrovano negli autori recenti, che all’uso del legno hanno sostituito materiali alternativi, come il linoleum (più facile da lavorare), PVC, plexiglas, sughero, compensato, gesso, eccetera.
Le opere in concorso (ottimamente documentate in catalogo dalle foto di Raffaele Imparato) sono –  con eccezione per quelle dell’urbinate Alfredo Bortomeoli, del cunense Francesco Franco e della romana Romina Bindella, che muovono su altre cronologie formali –  tutte segnate dalla referenzialità figurativa, assolutamente senza angosce cerebrali, senza antiestablishment, senza corruzioni graffitare;  al massimo (senza pasticci) concedono qualche fantasia o iconismo calderiano all’architetto valtellinese Remo Giatti e al savonese Angelo Bagnasco.
La mostra raccoglie lavori di autori piemontesi (Gianni Verna e Gianfranco Schialvino in primis,  artefici di SMENS, unica rivista stampata con caratteri mobili e, per le illustrazioni, con matrici di legno e Antonietta Viganone); genovesi,  (Francesco Sciaccaluga e Liliana Bastia), bolognesi (Raffaello Margheri), triestini ( Elettra Metallinò, xilografa di lunga carriera e matrice mitteleuropea), napoletani di ambiente romano (Roberto Krogh), lombardi (Renato Galbusera, già presente nell’edizione precedente, Ettore Antonini, Giovanni Daprà, Sergio Tarquinio), toscani (Federica Fiorenzani) e lodigiani (Luigi Maiocchi e Alberto Gnocchi).
In tutto 22 artisti e 44 opere, che offrono varietà e molta energia, ma senza evidenziare parentele tedesche (prossime o lontane)  o con le vicende della silografia italiana del Novecento-post-liberty o del dopoguerra (coi Marangoni, Maccari, Veronesi, Romagnoli ecc.) o urbinate (coi Delitala, Sanchini, Osimo, ecc.). Non mancano al contesto, stampe che documentano invece una immagine figurativa collegabile alle attività di pittura.
In mostra è anche un significativo corpus di xilografie di Ugo Maffi, un omaggio all’artista scomparso nel novembre del 2012. Il parco espositivo è allargato, fuori concorso, dai fogli di 12 allievi del Liceo Artistico di Lodi (Francesca Cavioni, Marco Cremonesi, Anna Ferrario, Alessandra Guarnieri, Greta Martino, Alessia Mattarozzi, Valeria Pestoni, Noemi Piazza, Diana Delia Roman, Maria Elena Soffientini, Silvia Stroppa, Tiziana Zamboni) che Tindaro Calia ha fatto cimentare sul tema “Porte e finestre soglie dell’altrove”.

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