CAMILLE PAGLIA: “L’ARTE E’ SPIRITUALITA’”. PAROLA DI ATEA.


Camille Paglia, autrice del provocatorio saggio autrice di un provocatorio saggio, Seducenti immagini. "Un Viaggio nell’arte dall’Egitto a Star Wars (ed. Il Mulino, pagg. 328, € 35,00)

CAMILLE PAGLIA, autrice del provocatorio saggio “Seducenti immagini -Un Viaggio nell’arte dall’Egitto a Star Wars”, ed. Il Mulino, pagg. 328, € 35,00

“Come sopravvivere al vertiginoso e spesso angoscioso flusso di immagini che ogni giorno invadono i nostri occhi e le nostre menti ?”.
Camille Paglia, intellettuale contrarian o controcorrente, nemica delle idee da salotto, saggista, antropologa, sociologa di origine italiana, docente all’Università delle arti di Philadelphia in Pennsylvania, autrice di un provocatorio saggio, Seducenti immagini. Un Viaggio nell’arte dall’Egitto a Star Wars (ed. Il Mulino, pagg. 328, € 35,00) – un viaggio tra arte e tecnologia riletto attraverso 29 opere -, non ha dubbi: “Dobbiamo reimparare a guardare”. Ma chi dovrò farsene carico? La scuola, la critica, i filosofi, i media, l’informazione? Quella lanciata è una  bella “sfida” per i tanti che appartengono al mondo dell’arte, accusati di “tragico autocompiacimento””, di non accorgersi della contrazione e regressione d’interesse delle giovani generazioni per l’arte e la cultura di contenuto.
Ariete, figlia di un professore di lingue romanze di Caccamo, paese vicino a Frosinone, la Paglia non esita a coinvolgere nella querelle gli artisti, responsabili di avere fatto perdere al genere pittorico “primato” e “autorità”, dipendendo essi ormai troppo dagli imbonitori e dalla moltiplicazione delle “tecniche” a loro disposizione.Camille Paglia 3
Ciò malgrado l’arte è ancora onnipresente! Anche a questo ha una spiegazione: “Oggi il mercato dell’arte è mercenario fino alla nausea. L’arte è trattata semplicemente come un investimento finanziario per acquirenti che pensano alle opere come prodotti da comprare e accumulare”.
Da simili (e altre) “eretiche” considerazioni la Paglia articola la sua  presa di posizione verso i connaisseurs americani e verso un sistema cinico e meccanico. Impietosamente la sua analisi spinge agli “approcci” che permeano il mondo accademico (americano, ma non certamente solo americano), che dai propri amboni detta sciapi manifesti. Come l’avere dichiarato l’ inutilità dei  “significati” nell’arte. “La negazione del significato da parte degli artisti e degli intellettuali contemporanei è una posa antiquata”, sostiene la studiosa. Che in appoggio individua nella ideologia depressiva, le radici di quel nichilismo figlio delle avanguardie artistiche europee  della prima e seconda guerra mondiale, oggi diventata un cliché.
“Il marxismo – è la tesi  –  non vede nulla al di là della società. Manca di una metafisica, di un’indagine dell’uomo con l’universo, dunque con la natura. E manca anche di una psicologia: crede che gli esseri umani siano motivati soltanto da desideri e bisogni materiali…Non avendo percezione della dimensione spirituale della vita riduce di riflesso l’arte all’ideologia”. Una bella botta per i cultori del gioco di parole con cui si insegna il nichilismo contemporaneo.
In alternativa cosa propone? ”Dobbiamo reimparare a guardare”. Dobbiamo cominciare a rieducare le giovani generazioni “ prese d’assalto dalle immagini invasive e imprigionanti” di web, smartphone, ecc. Il punto d’arrivo non meno impegnativo: l’arte deve coniugare la sfera spirituale con quella materiale. “In un’epoca di macchine magiche e incantatrici, una società che dimentica l’arte rischia di perdere la propria anima”. Sembra l’ incipit di una nuova estetica destinata a cambiare il nostro mondo visuale.

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