PIERO PRINCIPI, GEOMETRIA PANTA REI


L'artista marchigiano Piero Principi. Vive e lavora a Marca del Sud

L’artista marchigiano Piero Principi. Vive e lavora a Marca del Sud

 I moduli degli “edifici” di Piero Principi (da non confondere con il romano Piero Principe, grande protagonista negli anni Sessanta del Pop italiano) possono richiamare, per struttura sintattica,  la metrica di un poesia: AABCB, AABCB, AABCB. Attualmente in mostra all’ex-chiesa dell’Angelo di Lodi, i lavori di questo cinquantacinquenne marchigiano dissotterrano il rapporto pittura e scrittura della poesia; ricordano pure (vagamente) schemi e modelli architettonici  di un eclettico statunitense, Peter Enselman, fondatore dell’Institute for Architecture and Urban Studies ecc. o gli arcaismi di certi ordinamenti decorativi affidati a plattner extrapittorici. L’ approccio al pittore, promosso da una galleria di Treviglio (Bg) e presentato a Lodi da Mauro Gambolò non esclude la grammatica generativa-trasformazionale di chi ritiene che la lingua muova da strutture sintattiche profonde con successive modificazioni. Prudenza vuole comunque che non vengano aggiudicate al marchigiano teoretiche particolari, anche perché, al di la dei crediti che gli si possono riconoscere Principi sembra muoversi su tema e variazioni  in cui pittura e scrittura convivono e la tecnica compositiva, affidata al mestiere, tiene insieme in un gioco seduttivo cromatismi ed elementi esistenziali e cognitivi. Piero Principe 1L’avvicinamento a un Eisenman non è comunque un azzardo. Concettualmente è utile per spiegare la sua pittura. In tal senso vale quel che il linguista della progettazione ha usato sere fa in Triennale: l’arte è fatta di diagrammi e di travisamenti di forme tipo, di volta in volta superate da variazioni (o anche trasgressioni), e incorporate come condizione di normalità. Ebbene, se si osservano le opere di Principi esposte a Lodi, ci siamo. Pitture e sculture (un paio) offrono spunti per riconsiderazioni della prassi e degli esiti a cui egli perviene. La sua produzione è fondata su un linguaggio discorsivo fatto di procedimenti e schemi geometrico-strutturali ai quali sarebbe meglio non attribuire variabili di tipo “tradizionale” e “letterario” o citazioni e accostamenti a matrici classiche e medioevale. Nell’arte di Principi la geometria  è un progetto d’immagine comunicativa, perciò impreziosito da meridiane dai fondi d’oro, da ferri e altre tracce di valore simbolico oltre che dal contrapporsi di forma e materia. Nella ripetitività con cui egli si avvale di certi elementi e delle soluzioni che ne improntano lo stile, si potrebbe rintracciare, fatte le dovute differenze, le modularità  che furono proprie di un altro marchigiano, Umberto Peschi.
La mostra all’ex chiesa dell’Angelo propone un creativo che affida alla modularità geometrica l’elemento trasformazionale con risultati di struttura piacevoli e di risposta a un gusto orientato al diagramma, allo strutturale, alle relazioni stabili di invenzioni di interiorità architettonica.

Aldo Caserini

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