PISATI & C. LE TRIBOLAZIONI DELLA CERAMICA D’ARTE LODIGIANA


untitledSiamo abituati ad abbinare la creatività dell’artigianato alla dimensione artistica che caratterizza i tanti mesgtieri storici del nostro artigianato. La corrispondenza è legittima, ma per molti aspetti riduttiva. Ci sono oggetti, decori, icone, prodotti e cose che costringono ad alzare lo sguardo e dare un’occhiata a quel che c’è fuori o dietro al loro mondo di eccellenza e di eleganza. Non è una questione di genere o di atteggiamento, è un’esigenza etica che costringe a interrogarsi. Benjamin, che se ne intendeva, diceva che il mondo si semplifica enormemente se si esamina le cose prodotte dall’uomo. La ceramica artistica, la sua koinée è di queste. Purtroppo il dirupo è poco lontano: chiudono i laboratori, spariscono le scuole professionali, si disincentivano gli artigiani che la praticano, disarmano gli artigiani-artisti, si affermano regole di marketing turistico, si defilano le istituzioni pubbliche e private…
Sarà anche un clichè o una celebrazione quella di Efesto protettore degli artigiani (“Efesto, glorioso per destrezza, canta o Musa dalla limpida voce;/ egli, insieme con Atena dagli occhi scintillanti, opere egregie/ insegnò sulla terra ai mortali, che fino allora/ vivevano negli antri, sulle montagne / ma ora grazie a Efesto glorioso / conducono sereni nelle proprie case”), ma vale sempre la pena di ricordare il grande Omero.
La manifattura artigiana – soleva commentare Giuseppe De Carli a proposito del percorso della Ceramica di Pisati e C. – ha liberato gli individui dall’isolamento, facendogli scoprire la comunità. Una visione arcaica, antropologica?  In ogni caso che riassume l’aspetto civilizzatore dell’artigianato.
Nei secoli l’artigiano ha collegato all’abilità tecnica del fare la ricerca, la poesia, l’arte, l’eccellenza, il gusto. Oggi gli artigiani della ceramica artistica partecipano alla diffusione della creatività con manualità, intelligenza, gusto e cultura. Ma come vengono ricambiati?
Tra il vecchio vasaio e l’attuale creativo sviluppatore di nuove forme e sperimentatore di nuove esperienze – pensiamo appunto alla Ceramica Pisati che, crisi o non crisi, non smette di diversificare la produzione, creare nuovi modelli, cercare nuove soluzioni, arricchire un repertorio già straordinario  che la connotano una delle imprese nazionali artigiane di coerente e consolidato prestigio.
Parametri  di qualità, originalità dei soggetti, abilità nello sviluppare soluzioni originali all’interno del processo lavorativo, la Ceramica Pisati non si è sottratta all’impegno di affrontare con coraggio le difficoltà di un sistema che mostra gravi falle e non sa arginare le difese della produzione di alta qualità artigiana.
La ceramica d’arte è attività da considerare inesorabilmente “matura”, da essere destinata alla completa marginalità?
Lavorare con precisione e con parametri di qualità internazionali ha dato alla Ceramica Pisati una “storia” fatta di prestigio, di competitività e di autostima che l’ha fatta crescere e resa celebre in Italia e all’estero, assicurando a Lodi visibilità e prestigio. Se è però vero che esiste un consenso diffuso nel riconoscere un peso culturale e il valore di un saper fare, si percepisce un certo imbarazzo nel declinare al futuro l’eredità della ceramica d’arte.

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