XVIII cartella di incisioni della Associazione Mons. Quartieri di Lodi


In cartella  le opere di Elisabetta Bevilacqua (Homo Sapiens?), Gianni Favaro (Natura recisa), Vincenzo Gatti (Il laboratorio d’artista) e Fulvio Tomasi (Venga a prendere il caffé da noi), gli stessi artisti che hanno esposto con successo a “Carte d’Artista”,

Vincenzo Gatti: Il laboratorio dell'artista.

Vincenzo Gatti: Il laboratorio dell’artista.

All’interno degli eventi collaterali della IV Biennale d’Arte di Lodi,  stata presentata la XVIII Cartella di Incisioni promossa dalla Associazione Monsignor Quartieri. Si è rinverdito così l’appuntamento che l’attivissimo sodalizio presieduto da Gian Maria Bellocchio mette in calendario dal 1996.
Con quelli di quest’anno sono 75 gli artisti entrati in collezione: una raccolta intelligente, mirata e varia che accompagna l’indimenticabile figura di don Luciano Quartiieri e la fa rivivere nel ricordo dei lodigiani.
In cartella sono le opere di Elisabetta Bevilacqua (Homo Sapiens?), Gianni Favaro (Natura recisa), Vincenzo Gatti (Il laboratorio d’artista) e Fulvio Tomasi (Venga a prendere il caffé da noi), gli stessi artisti che hanno esposto con successo a “Carte d’Artista”, la mostra realizzata a fine settembre all’ex-chiesa di via Fanfulla, che ha rivelato ai lodigiani quattro eccellenti “cultori dell’acquaforte con cui comunicano con varietà di risorse espressive”, da offrire un panorama di altissima qualità.
La loro cartella – diciottesima della serie – si inserisce tra quelle di maggiore pregio, sia per la posizione degli autori in campo grafico, sia per la sensibilità e gli stimoli rappresentati nei lavori proposti.
E se è vero che non tutti rappresentano in eguale misura una sorpresa, è la bontà della fattura e l’elaborazione di pensiero a primeggiare nelle immagini di tutti. Cosicché, nell’insieme, la figurazione non solo stimola la riflessione estetica ma è volgente della memoria e della poesia.
La qualità e lo spessore degli elaborati sono inoltre segno distinguibile di un rapporto di contrapposizione alle scorciatoie che hanno distrutto in molta arte calcografica contemporanea ogni grammatica di mestiere e cancellato ogni esercizio di conoscenza, di tecnica e acquisizione, sostituendoli con l’occasionalità e la precarietà. Nei singoli contributi essi congiungono all’effetto estetico la sicurezza della perizia esecutiva, garanzia insostituibile per chi voglia cimentarsi in un impegno incisorio che non ammette incertezze.
Nel poetico gioco di luci e ombre, la dedizione al bianco e nero è segno essa stessa di fedeltà al concetto di incisione originale. Nei rispettivi fogli i quattro rivelano il particolare occhio per il mondo rappresentato in mostra all’Angelo, in particolare per i “significati altrove perduti”: la meditazione e il silenzio Favaro, la magia degli interni e delle inquadrature Gatti, la fantasia e l’ironia Tomasi, la calma irreale e precaria Bevilacqua.

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