Museo della Stampa e della Stampa d’arte a Lodi Andrea Schiavi


Il VII Quaderno di Tipografia e Poesia dedicato a G. Ungaretti

UngarettiCurato da Zina Bonfiglio, ha visto la luce il VII quaderno della collana “Tipografia e Poesia” edito dal Museo della Stampa e Stampa d’arte Andrea Schiavi di Lodi. Con scelta controllata, l’edizione tirata in 150 esemplari, propone alcune poesie di Giuseppe Ungaretti (1888-1970) in cui si ritrovano il suo modo  di dare sintesi e indefinitezza aggiuntive alla parola. Già i titoli delle composizioni prescelte lasciano intendere quanto di autobiografico sia ricca e pregna la poesia ungarettiana:Veglia, Sono una creatura, San Martino del Carso, Natale, La madre, Sei tu mio fratello…Nel quaderno non c’è però solo la poesia di un Ungaretti insolito. Si riscopre l’arte, il fascino e la poesia della stampa. Quella che è data dai caratteri mobili e dalla linotype, dal torchio, dalle attrezzature, dalla composizione. Dalla capacità dell’uomo di rendere l’artigianato “qualcosa di più”, koiné, appunto, ovvero linguaggio, cultura.
Stampato su carta Grifo, dotato di una copertina Tiziano color salvia, il Quaderno è arricchito nei primo 30 esemplari, da una acquaforte di Teodoro Cotugno che si intreccia abilmente nella narrazione ungarettiana, mostrando in più una rara freschezza di segno e una capacità di uscire con fantasia dalla semplice riproposizione di “buon gusto”. L’insieme rende questo lavoro un piccolo sorprendente viaggio di editoria, da richiamare (almeno in noi che non siamo più giovani) i profili che furono della collana d’esordio “all’Insegna del Pesce d’Oro” di Vanni Scheiwiller.
Il Quaderno del Museo dell Stampa Schiavi merita inoltre di essere segnalato non separatamente come “omaggio” lodigiano alla poesia di Ungaretti, o perché offerto ai soci della Associazione che sostiene il Museo di via della Costa 4, ma perché è un piccolo segno d’amore all’arte della stampa, divulgata con mezzi antichi e artigianali e uno stile “culturale”; conservatore, ma non conformista; con gusto un po’ malizioso della semplicità da far controcampo ai tanti paradossi editoriali d’oggi.
La copertina verde sembra intonata all’umore di contenuti; la carta, lo spago fine, l’inchiostro, i caratteri (Bedoni e Life nero e corsivo), i corpi (10,l12,18,20), il torchio Amos dell’Orto (1858) sono scelte di grande misura intese a recuperare la nostalgia degli anni Dieci,Venti, Trenta del Novecento delle Grafiche che allora, fino al dopoguerra, lanciarono amicizie e non prodotti: quelle di poeti, artisti ,tipografi, editori.
Un ritrovarsi reso possibile col contributo di compositori e stampatori (Filippo  Cinquanta, Giancarlo Cavallanti, Giuseppe Migliavacca, Franco Pastorello, Maria Pia Esposti) che hanno tradotto con abilità, affidati alla cura di Zina Bonfiglio, il progetto di Luigi Lanfossi e di Gianni Fontana. Il tutto sotto la direzione (riguardosa) di Tino Gipponi e Osvaldo Folli, rispettivamente presidente e direttore dell’Associazione Museo della Stampa di Lodi.

 

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