IV BIENNALE D’ARTE, LA COSTRUZIONE DI SIGNIFICATI COLLETTIVI


Lo scultore lodigiano Mauro Ceglie al lavoro sull'opera presentata in Biennale

Lo scultore lodigiano Mauro Ceglie al lavoro sull’opera presentata in Biennale

La 4° edizione della Biennale d’Arte di Lodi – appuntamento imperdibile per gli appassionati di arti visive del territorio e non solo del territorio – regge bene a  una serie di aspettative. A cominciare dal concetto espositivo rispettato, dall’allestimento, dalla traduzione e valutazione del tema, dalla qualità delle opere, alcune dotate di autentica intensità.  
Non par vero, ma una volta tanto si può aprire il resoconto di un evento locale con l’elogio a chi lo ha proposto, gestito, organizzato:  Gianmaria e Matteo Bellocchio e i numerosi collaboratori  della Associazione Monsignor Quartieri.  L’esposizione, sostenuta da un preciso e coerente progetto culturale. manifesta una forte valenza comunicativa, del tutto rispondente alle esigenze del pubblico; assicura una giusta valorizzazione dello Spazio di via Lombardi e mette in evidenza scelte di curatela orientate ad  assicurare al visitatore documentazione e arricchimento dei processi creativi in corso.
Tutti gli artisti affrontano  argomenti di forte intensità, frutto di meditazione e di elaborazione,  da condurre lo spettatore a uno spazio di raccoglimento e riflessione. Come Gioxe De Micheli che in  Babele (2012) e in  Il cavaliere, la morte, il diavolo (2009),  concatena con fantasia teatrale o “uselliniana” come direbbe Raffaele Carrieri, fattori e scelte dell’individuo attraverso scene-chiave di straordinaria efficacia. Figurativo, quasi interagente col pop, Carlo Bertocci accentua colore e disegno, ambientando il proprio racconto in uno spazio mentale. Frutto di tecnica, artisticità e visione le sculture di Mauro Ceglie colpiscono, ancora una volta, con il sentimento della forma e della materia. Alla materia è affidata la pittura di Dino Castelvecchi, che trae sostanza da una luce non trascendente, mentre alla musica (jazz) è affidata  la morbida e addolcente poesia del monzese Giancarlo Cazzaniga. Intreccia, invece, il dramma dell’approdo dei rifugiati con la serenità della speranza Andrea Ferrari Bordogna.

Virgilio Rospigliosi: Variazioni sul San Sebastiano di Guido Reni (particolare), 2013

Virgilio Rospigliosi: Variazioni sul San Sebastiano di Guido Reni (particolare), 2013

Realista e concreta la pittura di Mario Ferraio non è priva di significati e rimandi politici e sociali, a differenza dei paesaggi del milanese Carlo Ferreri, che si presenta come pittore carico di libertà interpretativa. Libertà che è poi  facile ritrovare nella scultura di movimento, luce, materia e fedeltà all’immagine di Ettore Greco. Ugo Maffi è ricordato da tre paesaggi che scandiscono passaggi e tempi diversi della sua ricerca e delle sue ritematizzazioni. Sorprendente l’immagine grafica filiforme della bolognese Alessandra Maio, ricca di ironica maniacalità. Materia e luce sono alla base dell’intimo dialogo intrecciato da Matteo Massagrande, mentre si conferma inclinata al fantastico e al grottesco surreale la pittura di Angelo Palazzini. Al contrario, punta con lucidità a intrecciare corpo e natura la parmense Marilena Sassi. Di taglio ottocento, ricco di umanità, le sculture di Ettore Archinti; esistenziale, suggestiva per sensibilità ed energia la ricerca di Sergio Dangelo; proiettati su uno schermo le fotografie “Mass Portrait” dell’Ariospo Projet.
 Le litografie donate da David Siqueiros al grande critico Mario De Micheli, ripropongono al visitatore l’efficacia di certo muralismo messicano impregnato d’enfasi rivoluzionaria. Ad esse si contrappongono i deliziosi sguardi e le finzioni dei dipinti di Chiara Smirne. La grande tecnica pittorica esalta nei i ritratti di Virgilio Rospigliosi, intenti a smascherare la doppia faccia del reale. Una funzione ornamentale e forse anche ludica è recuperata nella esperienza di Margherita Martinelli mentre nell’installazione di Ansia Manjate prevalgono simboli naturali e non concettualismi. Il gusto parodistico e l’adesione a Lorenzo Viani appare, infine, nel il ricordo reso al futurista piacentino Osvaldo Bot.

Aldo Caserini

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