IV BIENNALE DI LODI, RACCOLTA E VISUALIZZAZIONE PER UNA CINQUANTINA DI ARTISTI


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L’interesse per le relazioni tra artisti, nel tempo e nello spazio, e per il dialogo artista-pubblico, hanno continuamente ispirato, in varia misura, le  precedenti tre Biennali di Lodi così come tutte le altre iniziative della Associazione culturale Mons. Quartieri (Carte d’Arte, Oldrado da Ponte). Nella stessa direzione si muove la IV Biennale, che darà vita non a una mostra-ricerca, e porterà alla Bpl un elenco di artisti in larghissima misura contemporanei, da poter riflettere sulle loro spinte creative, sulle affinità reciproche e sulle relazione con lo spettatore.
Quella che si andrà ad inaugurare non è una mostra che vuole informare su “mondi diversi”, ma punta a dare risposta a un certo quesito: con quali opere, con quali linguaggi, nel lungo elenco degli artisti contemporanei, locali e nazionali, si arriva a cogliere relazioni e visioni che sollecitano i singoli artisti a dare forma sensibile al tempo presente da re-instaurare un rapporto (educational) col pubblico?
La Biennale di Lodi risulta da un esperimento di collaborazione tra l’Associazione Monsignor Quartieri e altre istituzioni: l’Associazione Ada e Mario De Micheli (Arte a Trezzo) e l’Associazione culturale Renzo Cortina di Milano, il MiM – Museum in Motion di San Pietro in Cerro (Piacenza) e il Museo Ettore Archinti di Lodi.  Una scelta intelligente, anche se immaginiamo snervante e impegnativa per Bellocchio e C., compiuta con l’intento di trarre da differenti gerarchie presenti nel campo dell’arte, elementi di diversificazione e di stimolo in una diversa architettura del rapporto col pubblico, in grado di far coesistere nell’offerta la tradizione delle avanguardie, l’osservazione del reale, le evocazioni possibili, le sintesi dell’immaginazione, la relazione tra ricerca, tecnologia, manualità e poesia, tra mondo interiore, parentele sepolte, similitudini inaspettate e altre cose.
I nomi presentati, a cominciare  dagli “omaggi” allo scultore Ettore Archinti (1878-1974), a Mario Ferrario (1948-2008) e a Ugo Maffi (1939-2012), per passare  a Mauro Ceglie, Angelo Palazzini, Andrea Ferrari Borgogna ed ai fotografi “on the road” Mattia Arioli e Alessandro Esposto,  sono il segno che la Biennale annuncia visivamente un orientamento proprio verso quella “intensità” del rapporto col pubblico. Tra gli altri artisti presentati dalla Associazione Monsignor Quartieri si può cogliere come l’immagine stabilisce un potere di seduzione e di comunicazione attraverso la pittura di forte impianto tradizionale del ligure Virgilio Rospigliosi, la tecnica-metafora giapponese della cremasca Margherita Martinelli, la figurazione tesa e limpida di Carlo Bertocci, la fantasia decorativa di Alessandra Maio. Tra i più complessi e impegnati artisti, il Museo di San Pietro in Cerro propone Sergio D’Angelo, un pittore “equilibrista” come si autodefinisce, ricercato e surrealista; la bolognese Marilena Sassi, nota per le forme e i colori della natura fatti assumere al corpo umano; il piacentino Barbieri Osvaldo Terribile (Osvaldo Bot), che fu un gran polemista  e pittore di genere realistico, ma parodistico e perfino grottesco; la disarmante mozambiquese Anèsia Manjate, esempio di flagrante modernità.
Arte a Trezzo presenta in Biennale due artisti: Gioxe De Micheli, autore di una figurazione fantastica e il messicano David Alfaro Siqueiros, uno dei più importanti esponenti del realismo sociale. L’Associazione Renzo Cortina suggerisce tre esponenti di fede sconfinata nelle immagini: il lirico Giancarlo Cazzaniga, esponente di quella tensione culturale che fu chiamata Realismo esistenziale; e due esponenti del Premio Celeste: Carlo Ferreri, pittore nutrito di materia e di essenzialità e Chiara Smirne, artista dalle narrazioni prospettico-lineari, scarne e quasi la metafisiche. Infine il Museo Ettore Archinti mette in luce insieme ai due lavori  anni Trenta di Archinti (La Maestrina e Primi lavori), la performance di Ariospo Project che in Biennale disporrà di un set fotografico per ritrarre i visitatori.
Dalle opere  (circa un’ottantina), “ La circolarità del Tempo” emerge come una costruzione complessa, fantastica ma non delirante da rendere il luogo (lo Spazio Arte della Bpl) un piccolo specchio di tanti mondi di un’arte che sa andare verso il futuro ma sa guardare anche al passato. Essa risulta non una celebrazione dell’eccezione e dell’eccentrico o del localismo, ma piuttosto il tentativo di far ritrovare una base di relazione tra l’operato degli artisti e il pubblico dei visitatori, attraverso una immagine complessiva da sintetizzare non l’infinito delle esperienze, ma la varietà e la ricchezza comunque ben presenti nell’arte del nostro tempo.

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One thought on “IV BIENNALE DI LODI, RACCOLTA E VISUALIZZAZIONE PER UNA CINQUANTINA DI ARTISTI

  1. mauro gambolò ha detto:

    E’ POSSIBILE INSERIRE UN ARISTA DI GRANDE INTERESSE SI TRATTA PIERO PRINCIPI DA GALLERIA GIOIELLI TEL.339 7868318 GAMBOLO’ MAURO

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