L’OPINIONE / LA IV BIENNALE D’ARTE DI LODI


arti

TRASFORMAZIONE E PROSPETTIVE 

 

La IV Biennale d’arte di Lodi era ancora in fieri e già faceva parlare di sé. In qualche caso, anche discutere. Succede a tutti gli eventi. Una grande mostra è sempre occasione di attese ma anche di sussurri. Vedete a quel che succede alla Biennale di Venezia.
Benché si conosca poco della Biennale di Lodi che aprirà a novembre le “indiscrezioni” hanno preso a circolare da tempo. In questo si può senz’altro  cogliere il segno che l’iniziativa della Associazione Mons. Quartieri muove aspettative e curiosità. Tuttavia non muove solo queste. In effetti, un’organizzazione complessa come la Biennale di Lodi, è un dispositivo simbolicamente denso e assolutamente non neutrale, per non scontare anche qualche incertezza di giudizio (preventivo).
Il coinvolgimento sul terreno organizzativo di alcune “strutture esterne” è di quegli aspetti che spingono altri ambienti locali a misurare la novità con ottica particolaristica, come una “sottrazione di territorio”. Le obiezioni di questi ambienti sono sollecitate dal timore di una loro marginalizzazione all’interno del sistema locale. Ovviamente, si tratta di posizioni a loro volta discutibili,  che quando non si banalizzano per inconsistenza, non tengono comunque conto della evoluzione degli scenari e dei significati subiti in questi anni dalle mostre e e dalle esposizioni in generale.  Che spesso soggiacciono a una cultura di campanile, da non accorgersi che l’arte negli ultimi decenni ha cancellato ogni confine, è divenuta una rete orizzontale che si confronta e interagisce in un generale processo di trasmigrazione e contaminazione (anche organizzativa). Altri brusii, invece, dubitano che da noi possano essere provate  strategie di sperimentazione. Sia chiaro, certe preoccupazioni possono benissimo reggere, ma occorrerebbe prima verificarle sul campo. Senza dimenticare poi che la Biennale di Lodi è una struttura privata, e, come tale, può assumersi rischi, azzardi e inquietudini nelle proprie scelte relative all’organizzazione.
Il problema della effettiva ricaduta delle partnerships (collaborazioni) in termini di qualità (scommessa da giocare, se si vuole creare una nuova identità del pubblico), è discorso da svolgere semmai a posteriori, tenendo inoltre conto nell’analisi del fenomeno che si devono anche individuare strategie che ne garantiscano solidità, svolgimento e sviluppo.
Divagazioni? Probabile. Ma l’interlocuzione fa parte anch’essa di un evento. Quello adottato per la Biennale di Lodi è un modello espositivo che da importanza al coinvolgimento e alle collaborazioni, già adottato e sperimentato sui banchi di tante esperienze dalla Associazione Monsignor Quartieri.
L’avere affidato la IV Biennale  a un tema di vitale esemplarità  – “La circolarità del Tempo”  – impegna tutti, artisti e partners, a una coerenza nelle proprie scelte. L’argomento è solitamente terreno di filosofi che nell’eterno ritorno del sistema, teorizzano le tante combinazione che si possono ripetere “infinite volte”.
Adattata al campo specifico dell’arte, la circolarità del tempo costituisce  una  affermazione di poetica, che nulla esclude dalle esperienze, neppure i ritorni, le riproposte, le restituzioni.E’ su questo filo conduttore che andrà cercata la trama, l’intreccio, la storia della nuova Biennale.

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