ELENA AMORIELLO al Premio internazionale G.B. Salvi


Elena Amoriello: "Silenzio", pastelli e matita su legno, diam. cm 80, 2013

Elena Amoriello: “Silenzio”, pastelli e matita su legno, diam. cm 80, 2013

Ancora una edizione accattivante della Rassegna Internazionale d’Arte/Premio “G.B. Salvi”, l’evento che a Sassoferrato nelle Marche mette ogni anno, da ben sessantatré anni, in vetrina  pitture, grafiche, sculture, fotografie ed altro, firmate sia da “arrivati” esponenti dell’ arte contemporanea, sia da giovani  talenti emergenti. Curato anche questa volta da Silvia Cuppini, docente di storia dell’arte contemporanea all’Università degli Studi di Urbino “Carlo Bo”.
All’evento sono stati ammessi una quarantina di artisti tra i quali la lodigiana Elena Amoriello, in gara con tre lavori di sicuro effetto visuale; tre proposte che sanciscono il probabile passaggio della sua ricerca artistica da una posizione manipolata e materica a una scelta più mentale e plastica, contestualizzata in paesaggi essenziali di sapore grafico e di richiamo “bruscagliano”: Emozioni(2011) e San Domenico (2012), due tecniche miste realizzate su lamiera di ferro zincato,  entrambe di formato quadrato (100×100); e Silenzio (2013), un tondo in legno (di 80 cm di diametro) dipinto a pastello con intervento a matita grigia usato (probabilmente) come, simbolo alternativo del quadrato, rappresentando l’armonia tra cielo e terra, e, quindi, la dimensione intellettuale e spirituale. Nelle tre espressioni combinano afigurale e forme plastiche in un  rapporto dialogico con un paesaggio metafisico.
Senza i chiarimenti della curatrice, alle opere della lodigiana potrebbe essere addebitato di non rispettare il tema concorsuale: Tra alta moda e prêt-à-porter”. Il senso della rassegna spiega la Cuppini, riprende semplicemente “la metafora della moda  come modello della contemporaneità più vera; si ispira al meccanismo che caratterizza la presentazione di una collezione da parte dello stilista. In passerella sfilano una serie di abiti che comunicano con enfasi la costruzione intellettuale-artistica dello stilista, non destinati ad essere indossati, ma solo contemplati nell’atelier o nei musei della moda. Il prêt-à-porter” nasce, invece, per misurarsi con le esigenze del pubblico che “indosserà l’abito”. Allo stesso modo nella mostra “sfilano” le opere invendibili accanto a quelle che l’artista considera inalienabili».
Elena Amoriello si presenta con le carte in regola. Per farsi notare e anche apprezzare. Le realizzazioni rivelando la sua personale capacità di essere nel presente e di confrontarsi con il passato, formulando  scelte iconiche e aniconiche: ipotesi, scenari, possibilità, attraverso forme che incarnano concetti, emozioni, onde di senso. Si possono anche definire formule del pathos (del sentimento, dell’emotività, del lirismo, del ricordo), “qualcosa” che viaggia e muta nel tempo, al pari degli occhi che lo guardano. Che si sottraggono a certa “stabilità”, intesa come conservazione dell’arte, tanto da non nascondere impulsi e preferenze per elementi del tempo e dello spazio. Con manualità creativa e artigianale l’artista mette in scena variazioni allusive ed elementi neoplastici, inseriti in “paesaggi” che nascono dalla processualità, ma anche dall’operare con abilità alla ricerca di significazioni.  L’autenticità, le “basi magiche” nei lavori dell’Amoriello  vengono fuori  attraverso il tentativo del fruitore di porsi spontaneamente in rapporto di comunicazione; dove con libertà e nitida struttura, attraverso “richiami” e sviluppi emblematici, l’attenzione entra in un circuito estetico: manufatti o energia, dépense o sensazioni vitali ? In fondo, il modo di sentire il mestiere di artista dell’Amoriello costituisce una lezione morale oltre che tecnica.

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