UGO MAFFI al “Conventino” di Lodi Vecchio


ACQUERELLI, CERAMICHE E OLI INEDITI

IN UNA MOSTRA CURATA DA TINO GIPPONI

Il pittore lodigiano Ugo Maffi, scomparso alcuni mesi fa.

Il pittore lodigiano Ugo Maffi, scomparso alcuni mesi fa.

A dieci mesi dalla sua scomparsa, Lodi Vecchio dedica una mostra-ricordo a Ugo Maffi. Oli, ceramiche e acquerelli inediti, selezionati e ordinati da Tino Gipponi verranno presentati al “Conventino” sabato 29 settembre alle 17 in una esposizione che intende rinverdire la memoria dell’artista scomparso, in coincidenza anche coi i suoi sessant’anni di attività artistica. Maffi ha iniziato a fare uso dei pennelli e dei colori nel 1953, durante le scuole dell’obbligo. Ha lasciato una produzione ricchissima; un autentico scenario di luci e di riflessi in chiave prevalentemente naturalistica e intimista, di grande eccitazione emotiva.
Le ultime creazioni rendono (comprensibilmente) distanti i variegati paesaggi degli esordi, realizzati sul doppio registro di una pittura pregna e della poesia: oscillante tra cèzannismo, richiami sironiani e relazioni a Barilli. Lontane anche dai cicli iconici successivi: quelli dei gelsi, dei contadini, dei cani, dei cimiteri, delle mummie, delle lapidi, dei notturni, dei canneti. Superati, dopo decenni di impulsiva gestualità e materialità, da una pittura-scrittura scarna, segnica, paratattica, iterattiva.
Negli anni Novanta si attestò su nuove soluzioni intimiste. Talvolta  crepuscolari. Sempre nel costante richiamo agli elementi della natura, alle presenze nascoste o solo allusive. Persa la simbiosi con i colori-materia Maffi aveva cercato un respiro espressivo meno indiziabile. Aveva  adottato la sabbia come colore, quasi a far trapelare i tempi della precarietà lirica, dei sentimenti “vesperali” (i “viaggi”, i “notturni”, gli “inverni”, gli “approdi”, le “nuvole”, le “ombre”).
Non è stato solo un bravo pittore. E’ stato un artista. Colui che ha saputo dare una “scossa” a tutta l’arte lodigiana. Il primo ad essersi sintonizzato su una linea di avanguardia e di visione politica; poi lasciata per dare figura a una pittura più di intimità psicologica, con cui ha declinato la lunga pagina della sua figurazione sul versante naturalistico.
Fondamentalmente, è stato un pittore di chiave naturalista e intimista. Non un provinciale del naturalismo. Ma un artista che ha saputo dare corpo a un articolato disegno narrativo legato alla terra, alla condizione umana, all’esistere. In cui il viaggio interiore delle esistenze, prima gettato in un mondo enigmatico e ostile, ha trovato alla fine coincidenza e identificazione nelle variabili del paesaggio abduano.
La selezione di inediti condotta da Tino Gipponi è in grado di far comprendere “qualcosa di più”  della sua ricerca. Di far sapere quali convinzioni l’hanno sostenuta. Verosimilmente non spalancherà le porte alla “meraviglia”, ma certamente quelle della sua pittura. Non potrà allora più sfuggire il ruolo avuto da Maffi nel percorso della pittura lodigiana: quello di punto di rottura formale e culturale rispetto a una pratica pittorica allenata alla “ripetizione di modelli stancamente uguali” (Gipponi).

Ugo Maffi – Opere inedite a cura di Tino Gipponi – Lodi Vecchio, Il Conventino –Inaugurazione sabato 28 settembre alle ore 17 – La mostra rimarrà aperta fino al 2O ottobre .

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