ANGELO BOCCHIOLI, “arte glaciale” alla Biblioteca Laudense


Angelo Bocchioli: "Arte glaciale"

Angelo Bocchioli: “Arte glaciale”

In fotografia la ricerca è oggi sempre più spesso legata alla tipologia dello strumento usato, alla personalizzazione dei comandi, agli abbinamenti, ai registri e quant’altro. Per fortuna c’è qualche amatore che ha ancora come punto di partenza nella sua ricerca, l’ avanzamento poetico. Che non teme di affrontare processi più lenti, fatti di riorganizzazione cognitiva, superamento di certezze precedenti e di nuova informazione visiva.  Cose che il più dotato e innovativo emporio fotografico digitale non potrebbe assicurare.
Angelo Bocchioli, del quale si è inaugurata sabato alla Biblioteca Laudense di Lodi Arte glaciale, offre una piacevole sorpresa, una serie di immagini che sono un’abile compromesso (o incontro) tra tecniche di risoluzione e inventività poetica.
“ Quelle che propongo – ci ha dichiarato  – sono macrofotografie che ritraggono pozzanghere ghiacciate, scattate in zona Adda Nostra a Lodi L’idea mi è venuta passeggiando una mattina d’inverno; ho rivisto le stesse pozzanghere qualche giorno dopo, quando il processo quotidiano delle alterazioni termiche conferiva nuovi dettagli. Ho deciso allora di fermarne le suggestioni tornando su di esse con la mia vecchia macchina alle 7 del mattino. Più tardi, sarebbe stato tutto inutile.”
Non sfugge l’essenzialità della dichiarazione. In essa Bocchioli non dà enfasi ai dati tecnici, non richiama gli “aggiuntivi” utilizzati, Né gli algoritmi elaborati, gli schemi cromatici, gli equilibri perseguiti. Non fa neppure cenno alla propria poetica. Ma dalle precedenti esposizioni sappiamo che il magnete del suo occhio fotografico è la natura; e che, appunto, la sua ricerca si muove in un alveo di interessi e di sensazioni decisamente naturalistiche.
Anche in questa occasione egli espone forme tra il fantastico e il reale, l’astrazione e la caccia visiva. La mostra è costruita su configurazioni illusionistiche, procurate dalla pioggia congelata, dal fogliame e dai ramoscelli caduti da alberi, dai sassi. Da dettagli che enfatizzano concettualmente l’artigianato naturale e accendono l’interesse per la fantasia decorativa che è in natura e di cui spesso l’occhio comune non ne coglie le variabili estetiche.
Per Bocchioli non è importante l’elemento rappresentato. Conta di più l’emozione poetica che la condizione suggerisce; la suggestione non reale che la natura trasmette in forme non riconoscibile; l’energia creativa autonoma che le stesse figurazioni procurano.
Nella esposizione le immagini cedono a qualche ripetitività. Inevitabile, dal momento che il montaggio e la sequela corrisponde a una logica narrativa, costituisce una sorta di diario di linee, movimenti e colori, rafforza sagome e modanature naturaliste di natura poetica. Non a caso introdotte dai versi di Antonia Pozzi:”il ghiaccio in azzurra i sentieri/la nebbia addormenta i fossati/ un lento tepore devasta i colori del cielo./Scende la notte/Nessun fiore è nato…”.

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