OLGA VARALLI, una scultura coniugata al femminile


Olga Varalli

Olga Varalli

Da informatica ad artista, da studiosa di fisica a scultrice, da semplice modellatrice di terre all’anatomia plastica, alla tensione estetica. L’arte di Olga Varalli di Merlino, è una scultura  pensata e coniugata al femminile, senza particolari elaborazioni e variazioni, senza presupposti teoretici né allontanamenti dalla concezione rappresentativa e imitativa della realtà.
Lo si è visto quest’anno all’arsenale di Bertonico a Naturarte grazie ad Ambrogio Ferrari, che precedentemente l’aveva fatta conoscere alla Oldrado da Ponte, e lo si era notato alla Associazione culturale DoGo di Galgagnano, all’ex-chiesa dell’Angelo in un paio di collettive, a Vario d’Adda, Rivolta d’Adda, Crema eccetera.
Figurativa, tradizionale, di essenzialità plastica, la scultura della Varalli è in effetti essenzialmente moderna, recuperando nelle forme il rapporto tra classicità e modernità; e riprendendo nel mestiere, l’esigenza di dare senso e concretezza alla sinergia mente-mano—desiderio-ragione. Non sempre, in ogni caso. Nel senso che talvolta la funzione narrativa e allegorica mostra una sorta di autoreferenziale coincidenza fra soggetto rappresentato e quello plastico. Il modellato è più una allegoria della scultura stessa, ovvero parla delle sue specifiche caratteristiche dal punto di vista dei volumi, degli equlibri formali, dell’impatto con lo spazio. Non suggerisce nessun significato altro da sé.
Avviatasi alla figura attraverso la Scuola d’Arte dello Sforzesco di Milano, la Varalli evidenzia nelle figure un segnoOlga varalli foto 2 predominante: il dialogo creativo sembra svolgersi tra ricerca della forma e rimozione di tutto ciò che può non dare esattezza. Questo “assillo” di ottenere il risultato perfetto, cancella l’evidenza del lavoro. La perfezione ottenuta dalla “pulizia” rende la scultura statica, spogliandola di differenze. Il coronamento del lavoro tecnico, il desiderio di un lavoro ben fatto, la stessa abilità nel far bene, sottrae ( a volte) luce e forza all’elemento espressivo, costringendo l’esito a livello di artigianato (sia pure di qualità).
Nei suoi lavori non fa mai irruzione l’inaspettato. Non c’è mai nulla di “spiazzante”. Almeno per un occhio contemporaneo. Al contrario, anche quando avanzano cenni  pop o calchi iperrealisti, è ricco il “simposio” di Platone: “per qualsiasi cosa che proceda da ciò che non è […]la causa di questo processo è sempre una “poiesis”(creazione); e fonte di meraviglia”.
Nell’opera della Varalli non manca quasi mai un certo lirismo. L’ esplorazione pone al centro la donna, resa nelle sue morbidezze, a volte arricchita col ricorso al colore e gli effetti della ceratura. In ogni lavoro c’è manifesto il controllo, l’equilibrio, l’armonia. Che a volte può assumere un significato traslato e spingere l’immagine oltre la naturalezza. Evidenziando in tal caso, là dove il linguaggio si libera da certi manierismi, una risonanza spirituale e una “pensosità” esistenziale.

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