Anniversari: Achille Bertarelli (1863-1939) e il Gabinetto delle Stampe di MIlano


 

Achille Bertarelli

Achille Bertarelli

Si dice Bertarelli e si pensa al mare di stampe artistiche e non, che dal Quattrocento arriva ai nostri giorni, in cui si trovano anche le firme di artisti del territorio: Enrico Della Torre, Teodoro Cotugno, Agostino Arrivabene, Federica Galli, Flavia Belò, Marcello Simonetta, Giuseppe Motti, Luigi Volpi.
Fanno parte della Raccolta Bertarelli  una giogaia di ex-libris e  stampe di soggetto storico, popolare e pubblicitario, almeno un migliaio le testate di periodici custodite, eppoi  libri antichi illustrati, volumi sulle tecniche dell’incisione, la storia della grafica pubblicitaria, ecc.
Quest’anno cade il 150° della nascita di quel straordinario industriale (prima di candele, poi di arredi sacri) che seppe trasformarsi in un inconsueto conoscitore e collezionista e che nel 1925 donò tutto al Comune di Milano: trecento mila tra grafiche, riproduzioni, illustrazioni, dando il via alla costruzione di una delle più traboccanti e varie  raccolte italiane e europee.
La ricorrenza permette di riportare, sia pure per un attimo solo, l’attenzione su quella figura, che seppe conciliarefwgptkh8irinws2o l’attività di imprenditore e quella di collezionista. Partito dall’ esperienza “artigianale” di semplice raccoglitore,  Bertelli si diede metodo e rigore costruttivo, fece corrispondere al piacere individuale  un disegno più ampio, quello di indagare attraverso libri, stampe, cataloghi l’iconografia popolare. A lui va il merito  di aver segnato principi essenziali per penetrare il significato e l’importanza di una stampa. All’iniziale entusiasmo del neofita Bertarelli sostituì presto la conoscenza dell’iconografia, unificandola all’estetica, al buon gusto e alla storia del costume e degli uomini  Improntò l’attività a una linea inconfondibile, in cui non mancarono esempi raffinati e mirabili, senza mai sacrificare la fondamentale attenzione alla vastità della materia.
Si dedicò lui stesso all’ordinamento e alla realizzazione del proprio sogno intellettuale e civile, razionalizzando l’attenzione attorno alla stampa. Rilevò prima il Fondo Remondini di Bassano (salvando la memoria storica di una delle più prestigiose stamperie d’Europa) poi il Fondo Cattaneo. Senza lui e la sua passione per tutto ciò che emanava odore d’inchiostro, la storia della iconografia popolare non avrebbe raggiunto i livelli di conoscenza che oggi è facile riconoscerle. La sua attenzione alla stampa può benissimo essere paragonata a una sorta di grande restauro, fatto di ideazione, progettazione, metodo e allestimento, struttura organizzativa. In cui ha incardinato il rapporto tra ricerca, studio, tutela, sviluppo  delle attività ecc.  Oggi si parla molto di incisioni d’arte e di incisioni popolari. Se ne parla nonostante la crisi e i fenomeni distorcenti introdotti da certi incantatori del mercato.  Bertarelli, al contrario, ha rappresentato una “casta” di  collezionisti e intenditori di tradizionale perizia e connaturata sensibilità che ha inteso lavorare “per la collettività”, raccogliere e vagliare esperienze fino a realizzare una istituzione di alto valore  che oggi assicura rigorosa e metodica documentazione e preparazione ad ogni studioso.

 

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