GUY DEBORD E IL SITUAZIONISMO


Guy Debord

Guy Debord

Nella fase di guerra civile in cui ci troviamo, l’arte e la creazione in generale dovrebbero servire esclusivamente motivi partigiani, e ciò è necessario per finirla con qualsiasi nozione di proprietà privata in queste aree. Detournement è la libera appropriazione delle creazioni altrui. Detournement è decontestualizzazione. Va da sé che uno non è limitato al correggere lavori esistenti o integrare diversi frammenti di lavori scaduti in una nuova opera: si può altresì alterare il significato di questi frammenti in qualunque modo, lasciando gli imbecilli al loro profuso mantenimento delle virgolette».

LA LIBERA APPROPRIAZIONE DELLE CREAZIONI ALTRUI

 DEBORD_BnF_2013_exhibitionCi si impiega un po’ a capire che “ Un art de la guerre” alla Bibliothéque national de Paris non è la solita mostra, ma qualcosa di più e di diverso. Non saremo tra i suoi fortunati visitatori, anche perché è destinata a chiudere tra una manciata di giorni. Potremo solo dire di essere stati tra i fortunati lettori di un giovane ricercatore in Storia dell’arte contemporanea all’ Institut national d’histoire de l’art di Parigi, Riccardo Venturi, che ne ha scritto con impegno  sul sito “Doppiozero”.
Quello di Venturi è un lucido, approfondito resoconto dell’esposizione, ma ha cura anche mettere in chiaro  l’avventura dei “situazionisti”, l’ultima vera avanguardia artistica prima della rivolta studentesca del maggio 1968, le cui posizioni incontrarono anche da noi interesse (Pasolini, Fortini) e fece discepoli (Laboratorio Sperimentale di Alba, Gallizio)  che nessuno ricorda più preferendo relegare l’esperienza a qualcosa di circoscritto. I libri di G. Sanguineti (Manifesto), M. Perniola (Feltrinelli), P. Bertelli (Massari), M. Bandini (Officina), G. Cesarano (Dedalo) ormai si trovano solo nei remainders. Varrebbe la pena di rileggerli per capire quanto il situazionismo fosse stato profetico sull’uso e la manipolazione del linguaggio in un mondo dove il controllo dei media e dei dati informatizzati sono l’asse portante del potere.
L’esposizione parigina non è una delle consuete iniziative che il mercato propone. E’ una mostra di calligrafia. Più esattamente è una mostra di scritture. Autore lo scrittore Guy Debord, che fu anche pensatore, uomo di spettacolo (suo malgrado), regista, scenografo,  nato nel ’31 e morto suicida nel novembre 1994. Un figlio di industriali  che ha passato l’ esistenza a lamentarsi e a seminare malumori e inquietudini. In un paesino di Imperia fu tra i fondatori dell’internazionale situazionista messa insieme da componenti del “Lettrismo”, del gruppo CO.BR.A., della “Bauhaus immaginista” ecc. che rifiutavano la retorica marxista e l’utopia anarchista, ma ne facevano all’occorrenza qualche uso.
Negli anni Sessanta, con notevole anticipo, i situazioniste scoprirono “la società dello spettacolo” e previdero icop risultati della “falsificazione della percezione della realtà”. Anziché “interpretare le situazioni”, come facevano filosofi, scrittori e artisti, la loro proposta fu quella di “costruire le situazioni”, attraverso deviazioni, dirottamenti, depistagli e decontestualizzazione del linguaggio spettacolare. Il rifiuto del “no-copyright” è un aspetto di questa “rivoluzione”.
In mostra non ci sono solo le calligrafie di Debord, ma i collage fatti con ritagli di frasi diverse, riprese da libri diversi e private di ogni proprietà, liberate dai “caporali”, costituiscono veri e propri taccuini o diari, costruiti attraverso collages. Forniscono una sorta di schema riassuntivo dei pensieri e delle idee recuperate e fatte proprie dal situazionismo.
Una mostra di passi liberati dalla loro legittima fonte, può anche far sorridere oggi in cui è imperante il copia e incolla. Ma i risultati dal punto di vista “visivo” sono convincenti e intriganti. Le immagini pubblicate a noi fan venire in mente i libri d’artista e la poesia visiva. Le idee rivoluzionarie dei situazionisti saranno  da tempo in soffitta, ma a certi stratagemmi l’arte dimostra di non sapervi rinuncire.

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