VALERIO PELIZZARI/ “IN BATTAGLIA. Quando l’uva è matura. Quarant’anni in Afghanistan”


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Che a Kabul non si incontri gente troppo pacifica  lo si capisce già dai cartelloni  in  inglese che accolgono i passeggeri all’aereoporto e danno il benvenuto ‘nella terra degli uomini coraggiosi’. E’ una storia che ha radici nell’antichità, già con Alessandro Magno.
Si può allora scrivere qualcosa di nuovo e di diverso su una regione che negli ultimi quarant’anni è stata (è) una vera macelleria umana? Ci ha provato Valerio Pelizzari, giornalista e scrittore, il maggior esperto di vicende afgane, già inviato speciale per “Il Messaggero”, editorialista de “La Stampa” e commentatore di “International” con il suo nuovo libro ” In battaglia. Quando l’uva è matura. Quarant’anni in Afghanistan”  (Editori Laterza), che arriva dopo venticinque anni quello scritto a quattro mani con Ettore Mo, “Kabul Kabul. Cronache della guerra afgana”.
Un libro che alla fine rende spontaneo chiedersi: ma la guerra (per la “democrazia”, per la “ricchezza”, per rispondere al terrorismo, e via di seguito) è necessaria? La risposta che ci arriva dai militaristi alla Giuliano Ferrara la conosciamo già: la guerra è benefica all’umanità perché incoraggia le virtù virili, diminuisce la densità della popolazione mondiale, contribuisce ad esportare modelli di cultura democratica, legittima il controllo (leggi razziare) delle riserve di altri popoli.
La guerra, qualsiasi guerra, tranne quelle in via di “preparazione” per le quali è sempre necessaria una sottile campagna di comunazione educativa preliminare, non ha più, da tempo, né evidenza né approfondimento sui media occidentali. Eppure di guerre in giro per il mondo ne esistono, eccome! Ci siano (sembriamo) assuefatti, quasi siano un fatto biologico, da non avvertire  l’esigenza di esserne informati. Questo non vuol dire che sui fronti di guerra non ci siano giornalisti e reporter, parecchi di loro anzi ci lasciano spesso la pelle, ma i loro resoconti non hanno l’evidenza che meriterebbero. Abbiamo, insomma, imparato a convivere con le guerre. Almeno fintanto che sono lontane dalle nostre città.
Valerio Pelizzari ci riporta  con lo sguardo dentro allì’Afghanistan di oggi, terreno di guerre e di rivalità feroci, un vero e proprio concentrato di episodi di violenza, crocdevia di interessi internazionali che durano da decenni.
L’Afghanistan è un Paese che ha subìto storicamente numerosissime invasioni, fin dall’antichità. Nell’Ottocento arrivarono gli inglesi, che ci stettero un bel po’,  poi  i sovietici ed i talebani, ora gli occidentali. Per tutti  è sempre stato un vero osso da pelare, difficile da conquistare completamente. Non a caso gli inglesi lo ribattezzarono “cimitero degli imperi”. Definizione che potrebbe benissimo usarsi ancora oggi, che gli americani si apprestano a lasciare e dietro di loro tutti gli altri.
L’immagine dell’Afghanistan che i media ci hanno inculcato è quella del deserto. Non c’è immagine che maggiormente stanchi più di quella del deserto. Pelizzari ce ne propone un’altra, ben diversa. Da tante pagine vien fuori quasi una sorta di accusa rivolto alla politica internazionale. Questa guerra poteva essere evitata con una meno superficiale operazione di intelligence, attraverso l’analisi dei flussi di denaro che si stavano muovendo in Medio Oriente e degli spostamenti di personaggi pericolosi legati al terrorismo internazionale.
L’analisi ( o il racconto) che lo scrittore  conduce abbraccia i maggiori avvenimento di questa9788842055723 vasta regione, della sua cultura, senza cedere ai facili stereotipi e luoghi comunui, facendoci conoscere molti personaggi chiave, che le cronache occidentali hanno preferito lasciare nell’oscurità. “In battaglia. Quando l’uva è matura”  racconta storie di vita autentiche di mujahedin, ma anche di intrecci tra le lobby afgane (“che pochi immaginano diffuse come quelle armena o ebrea”); di come poche cose importanti avvenagno in questo paese all’improvviso, delle rivalità tra gruppi di potere, delle debolezze politiche, delle avidità di ricchezza che aleggia sopra la povertà. E’ un libro che parla di imboscate, offre dettagli inediti di tradimenti, racconta di vicende e di attentati mortali su cui in occidente cala sempre velocemente il silenzio. Nel libro però non ci sono solo gli orrori e le macerie di oltre trent’anni di guerra, si documenta “un mondo dissociato tra acquiloni e kalashinkov, si scopre un Paese che nella sua “complessità”  ha anche bellezze inedite.

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One thought on “VALERIO PELIZZARI/ “IN BATTAGLIA. Quando l’uva è matura. Quarant’anni in Afghanistan”

  1. buttaboni riccardo ha detto:

    Carissimo maestro, condivido pienamente ll suo parere circa l’organizzazione ed il contenuto delle mostre collettive. Ho pure molto apprezzato l’articolo su Valerio Pelizzari e su Flavio Carrera, pittore che non conoscevo e che si rivela, dai lavori inseriti nell’articolo, un artista di spessore che sviluppa ed elabora tematiche purtroppo sempre attuali.

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