L’OPINIONE. L’obbligo di stare al gioco


Lo scrittore triestino Mauro Covacich

Lo scrittore triestino Mauro Covacich

 Sotto il titolo “La cultura riempie la mente. O la bocca?”, lo scrittore  Mauro Covacich offre su La Lettura di domenica 23 giugno alcune riflessioni attorno al tema della cultura, del come e perché e con quali differenze la cultura in tempo  di crisi è divenuta  un prodotto che tira. “Cibo per la mente”, dicono gli addetti del settore.
“Ma quanto ci interessa nutrirci davvero con un simile cibo?”, si chiede lo scrittore triestino.
La crisi “morde”, i comuni hanno sempre meno soldi, gli sponsor privati si sono dileguati, ma saloni, festival, incontri, presentazioni, media, premi, concerti, mostre “resistono”. Sono tutte  occasioni offerte per riempirci la bocca di “cultura”.
 Quel che pensa, Mauro Covacich, autore di Storie di pazzi e di normali, L’arte contemporanea spiegata a tuo marito, Trieste sottosopra, Sconfinare, A perdifiato, A nome tuo, L’esperimento ecc. lo ha riassunto in un fatterello accadutogli al Salone del Libro. E’ lì che  incontra due giornalisti di nuova generazione che lavorano con le telecamerine. Gli spiegano: le faremo quattro domande, in tutto l’intervista durerà un paio di minuti. La terza domanda, sarà sulla cultura. Sulla cultura?, è l’ incauta risposta dello scrittore. Sulla sua importanza. E gli vengono indicate le persone che passano  con borse di libri.  

La copertina di "Storia di pazzi e di

La copertina di “Storia di pazzi e di

Ma come spiegare l’importanza della cultura in trenta secondi?  Mentre pensa di mettere in pillola un trattato di saggezza,  l’altro lo incalza: la quarta sarà un brano del suo libro. Lo scrittore  non ha con sé il proprio libro. Non deve preoccuparsi. L’intervistatore si rivolge alla collega che gli passa una copia ancora chiusa nel cellophane. Lo sguardo un po’ incerto di Covacich, non preoccupa il giornalista che prontamente ricorre alla complicità: “Eh sì, l’abbiamo letto proprio bene”.
A quel punto lui rifiuta l’intervista e se ne va mentre quell’altro gli grida dietro: “Non possiamo certo leggerli, i libri”. “Ecco la risposta sulla cultura”, sottolinea l’autore di Storie di pazzi e di nomadi. Che poi si concede alcune riflessioni: capisce l’ indignazione del giornalista, che è ancora maggiore della sua. Per lui sono entrambi semplicemente due ingranaggi dello stesso sistema, due addetti del settore: lo scrittore vende e il giornalista gli offre uno spazio promozionale. Le ragioni dell’ incontro sono  un pretesto. L’intervista doveva servire a questo: alimentare il sistema a cui entrambi fanno parte. Come diceva Paul Ginsborg entrambi appartengono alla sottoclasse dell’intrattenimento destinato al “cento medio riflessivo”. Chiosa: i discorsi sull’importanza dei libri aumentano, mentre i lettori diminuiscono.

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