FLAVIO CARRERA, “L’arte è la vita”


CARRERA 5“L’arte è la vita”. Con questo il titolo si inaugura sabato alla ex-chiesa dell’Angelo, una mostra  “omaggio” a Flavio Carrera, il giovane artista lodigiano scomparso nel novembre scorso. L’iniziativa è promossa dal Gruppo Artistico “Noi non abbiamo il dono dell’ubiquità”, che attraverso l’esposizione aspira a far riposizionare l’attenzione dei lodigiani sul pensiero e sulla produzione artistica di un outsider che aveva dimostrato di possedere concretamente “sapienza pittorica” (di formazione tradizionale accademica), operando comunque fuori da certi schemi usuali e ordinari,  possedendo insieme un sentimento  di forte intensità espressiva e di solida scuola.
Alla luce di ciò, l’appuntamento allo spazio dell’Angelo muoverà lungo un “percorso” tracciato da Marco Mozzato e Luca Berto nel solco definito “per e con Flavio” e a rappresentazione dell’incontro e la congiunzione sul terreno della ricerca e della elaborazione teorica e concettuale con l’artista scomparso, tale da offrire esempi insoliti e distanti dalla cosiddetta “arte di sistema”. In mostra saranno dunque: eventi e progetti condivisi dal gruppo di artisti, “frammenti, foto, immagini, installazioni, ricordi” e insieme una serie di opere che dell’artista  contraddistinguono il breve percorso pittorico, in grado di evidenziarne e valorizzarne le qualità creative ed espressive.
Lo svincolamento di parte delle opere (messe a disposizione dalla famiglia e dal collezionismo privato) dall’incarnazione entro prodotti di solito definibili come “artistici”, mira soprattutto a sollecitare una ripresa d’interesse per la presenza di valori sociali, politici, concettuali, a contenuto filosofico nella produzione di Flavio Carrera.
Con gli amici Marco Mozzato e Luca Berto, Flavio Carrera aveva messo sede alla cascina Colambarolina, dando vita a una sorta di collettivo, chiamato con un nome-manifesto: “Noi non abbiamo il dono dell’ubiquità”. Quel titolo può significare diverse cose. Nel caso di Carrera significava molto semplicemente non essere in più luoghi allo stesso tempo, ovvero non occupare più posizioni. E neppure vantare facoltà celestiali o divine. La sua parola d’ordine era quella stessa che come collettivo si erano data:“Schernire, sovvertire l’ordine dato, divertirsi cambiare gerarchie, disordinare regole e dogmi”.
Nel 2009 Carrera  aveva vinto a Fidenza il Premio Celeste, indetto per “dare voce alla creatività emergente”. Nel lodigiano si è fatto conoscere con Naturarte a Bertonico e alla Muzza di Cornegliano e successivamente, in una collettiva (L’arte s’è desta) allo Spazio Bipielle e, inoltre, alla Associazione di via Oldrado. Aveva iniziato gli studi al Calisto Piazza, poi lasciati per la Jugoslavia, dove il dramma di popoli ha senz’altro influito sulla sua visione del vivere e sulla sua ricerca. “Crocefissione uno”, “Mother & Child”, “fulk all”, ecc ne sono una dimostrazione eloquente.

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