RECENSIONE / A che punto è la critica d’arte?


A trent’anni dalla morte di Carla Lonzi
e a venticinque della lodigiana Elda Fezzi

Un saggio di Stefania Zaliani

LE EMERGENZE DELLA CRITICA D’ARTE CONTEMPORANEA

 Copertina Zuliani“Quando mi sono trovata a fare la critica d’arte ho visto che era un mestiere fasullo”.  A dirla così, con così poca amorevolezza e nessuna indulgenza, che fa poi lo stesso anche se contenuta all’interno di Autoritratto, un libro cult della fine anni Sessanta, era stata Carla Lonzi, scrittrice e critica d’arte, femminista convinta, critico d’arte di “Marcatré” (edito dalla Lerici, che vantava tra le firme Crispolti, Eco, Bussotti, Leydi, Portoghesi, Sanguineti ecc.), compagna dello scultore Pietro Consagra.
Per certi aspetti la Lonzi  fu  alter ego di Elda Fezzi, sua coetanea, che tutti consideravano cremonese ma era lodigiana puro sangue (nata a Graffignana, dove gli hanno anche dedicato una via), laureata come lei a Bologna con Roberto Longhi e vincitrice due volte del Premio per la critica alla Biennale di Venezia e per molti anni autorevole Membro Societaire dell’ Associazione Internazionale Critici d’Arte.
Due figure non comuni, in un certo senso discordanti, due  individualità dotate di una comune qualità, la lucidità e la coerenza critica, con cui hanno attraversato la storia e la cultura  fino agli anni Ottanta, alimentando una raffinata produzione attorno al ruolo della critica d’arte. Di loro si sono  perse le tracce, non nel senso che nessuno ne parla più, bensì nel senso che nessuno sembra disposto a riconoscere loro una qualche particella di pensiero (o punto di vista) nell’ avere contribuito a movimentare le idee attorno al divenire della critica d’arte.
Sono trent’anni che Carla Lonzi è morta, venticinque Elda Fezzi; la prima nell’ottobre del 1982, la seconda nel febbraio del 1988. Negli anni Sessanta avevano entrambe assistito all’affermarsi dell’informale e al suo rapido declino, al prorompere dell’arte segnica e del gestuale, al formularsi dell’arte materica, all’avvento chiassoso del pop e del pedantesco op, dell’arte programmata, fino agli estremi sussulti dell’arte concettuale, della body art, dell’earth art, della narrative art… La Lonzi, in particolare, si era soffermata sulle figure di Accardi, Alviani, Castellani, Consagra, Fontana, Kounellis, Nigro,  Paolini, Pascali, Rotella, Scarpitta, Turcato… La Fezzi su artisti   che appartenevano alle metafore di “NAc” delle diverse visuali e correnti dell’arte concettuale, oggettuale, povera, concreta ecc., senza rinunciare a indagare Renoir. Medardo Rosso, Moore, Boccioni, Pompili, Gauguin, Picasso ecc
Dalla polemica confessione di Carla Lonzi prende spunto Stefania Zuliani, critico d’arte di Castellana, docente di storia e teoria del museo in età contemporanea all’Università di Salerno, per affrontare in Esposizioni – Emergenza della critica d’arte (Bruno Mondadori, pagg. 135, € 12) argomentazioni opposte nelle conclusioni.
Analizzando la figura incerta del curatore di mostre, gallerie, musei, fiere, alla luce di quanto sta accadendo nel mondo globale dell’arte, la Zuliani pone la questione del “riconoscimento e della valutazione” dell’arte come una questione oggi cruciale, che può essere affrontata solo da una critica non legata alla effimera moda o alla manipolazione mercantile. Considerato il tempo dell’arte estremamente rapido e fluido – Gillo Dorfles, mise in prefazione alle Oscillazioni del gusto, di dover registrare  “subito”  certe esperienze perché all’indomani non ci sarebbe stata più traccia –  la studiosa non dà nulla per scontato e nemmeno cerca o s’abbandona alle abituali definizioni che spesso contribuiscono all’ “atmosfera” delle teorie artistiche.
Partendo dalla constatazione che da Kosuth a Dorfles, da Rosalind Krauss ad Arthur Danto il ruolo della critica è in permanente movimento, nel suo saggio la Zuliani mette in continuo confronto le tante voci del sistema dell’arte. Realizza una sorta di esercizio di dialogo, eliminando posizioni cursorie, da incoraggiare la critica d’arte alla ricerca e l’individuazione di nuovi spazi di relazione,  partendo proprio dalle innumerevoli contraddizioni  e dalle permanenti trasformazioni che segnano il percorso artistico e le sue interpretazioni più recenti.

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