L’OPINIONE, LETTERA AI LETTORI DI FORME 70′


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Ci sono tante cose importanti da vedere e altre mano interessanti. Le une e le altre sono inserite in un contesto che non può essere ignorato. Il problema è come costruire un display in cui porre più cose insieme, le importanti e le meno interessanti, tenendo distinte l’analisi  dalla cronaca, l’apprezzamento dall’ l’incoraggiamento (che è cosa diversa dalla piaggeria), l’ interesse dell’intellettuale  e la semplice curiosità di campanile.
Se è sempre attuale la domanda a quale logiche deve rispondere l’atto del porre in mostra qualcosa, la stessa domanda vale certamente anche per i livelli più bassi della piramide, dove l’ampiezza dell’informazione serve a favorire una maggiore  confidenza con l’arte, il design, la musica, la letteratura.
E’ importante perciò che anche noi che ci ingarbugliamo e almanacchiamo sopra a certi argomenti non ci si sottragga alla stessa domanda: a quali logiche dobbiamo corrispondere per fare bene il nostro mestiere? Per evitare che quando parliamo di una esposizione qualcuno la possa confondere con la Biennale di Venezia? O, se parliamo di Biennale, che si stia parlando di arte?
Tra coloro che ci seguono c’è chi suggerisce che dovremmo cercare l’arte fuori dal territorio. Per qualcun altro che dovremmo esercitare sempre più all’interno dei confini territoriali il nostro pensiero critico. Altri ancora ci consigliano di evitare di mettere insieme Basilico e “il migliore” dei fotografi lodigiani, l’architettura e il design, la pittura e la ceramica, il ventesimo secolo e l’attualità, la galleria e la bottega…
A questi amici diciamo di non avere ancora cercato di organizzare un nostro display, di non aver neppure tentato di ordinare connessioni e mappe. In un anno o poco più di vita di Forme 70’ ci abbiamo naturalmente pensato altrimenti non ne staremmo parlando, ma su questa strada non ci siamo ancora con l’impegno e con le idee. Forse proprio perché ci mancano le soluzioni, e non certo la coscienza dei problemi.
Quello che cerchiamo di far passare non è una fuga, ma di riportare il discorso su un terreno  meno ambizioso e di lavoro più contestuale. D’altra parte, se  la precedente  Biennale ha vissuto sulla radiosa euforia di un curator che andava in giro  a raccogliere le peggiori precarietà e marginalità dicendo a coloro che correvano a Torino che si trattava di merce di lusso, forse a noi che operiamo in provincia si può anche perdonare di non avere un display e di avere fino ad oggi messo insieme l’informazione importante (o ritenuta tale) e quella meno interessante. Non è una scelta fatta per confondere le montagne con la pianura, ma suggerita da  una realtà che è fatta di differenziazioni e di stratificazioni.
Ci consola Giovanni Vailati, un matematico, storico della scienza, filosofo di Crema (1863-1909), che amava sostenere che anche le considerazioni meno importanti o inconcludenti hanno influenza sulla  formazione di abiti mentali, servono a gettare luce sulle cause che ritardano o accelerano il processo delle conoscenze umane.

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