A FOMBIO: GONG, percorsi di arte contemporanea


Un'opera dell'artista romano  e sestese d'adozione De Palos

Un’opera dell’artista romano e sestese d’adozione
Gianfranco De Palos

Le collettive sono sempre una incognita, se manca alla base un’idea. Collettiva è un termine che disegna tante cose. Che possono essere opposte, conflittuali. Oppure tenersi insieme se si vuole misurare la produzione artistica in un dato  periodo di tempo, se esiste la necessità di un raffronto-confronto di esperienze, se si vuole dare sintesi a situazioni locali e particolari. Sono lontani i tempi in cui i pittori cubisti organizzavano mostre di pittori cubisti, gli astrattisti di pittori astratti, i minimalisti di pittori minimalisti, e via di seguito. Erano mostre con un carattere unitario, di specifico significato. Poi tutto è cambiato, in modo più semplice e spesso banale e disordinato. Le “collettive” hanno perso il loro carattere, per diventare un procedimento un po’ arruffato che serve a molti curatori per “mettere in piedi” una mostra in fretta. Nel Lodigiano di questi minestroni se ne sono visti (se ne vedono). Oggi è solo attenendosi al principio della “qualità”, che riguarda sia le opere presentate, sia le caratteristiche degli autori ammessi, che le collettive possono rispettare la loro funzione di “collante” di “utilità culturale”: l’inserimento, l’accostamento di tecniche diverse, che nel confronto esclusivamente pittorico (non dopolavoristico, congregativo, colmereccio, casuale o estemporaneo) danno tono e gusto.  
Domenica 9 giugno al Castello di Fombio all’interno di De-cre-tento fiera della decrescita, dell’artigianato e dall’autoproduzione, si aprirà la mostra “Gong. Percorsi dell’Arte Contemporanea” a cura di Amedeo Anelli, uno che di collettive ne organizza un bel po’, sempre tenendo fermo il principio della qualità, proprietà distinta e determinata dell’aspetto formale dei manufatti artistici, concetto estetico e morale  di fondamentale e costante valore. A Brembio verranno presentati i lavori di Edgardo Abbozzo, Giacomo Bassi, Francesco Borsotti, Andrea Cesari, Franco De Bernardi, Gianfranco De Palos, Fernanda Fedi, Gian Mario Ferrari,  Gino Gini, Gabriele Grecchi, Pierluigi Montico, Pino Secchi, Gianfranco Tomassini, Riccardo Valla. Nomi noti. O come dice qualcuno, con venatura polemica, “ i soliti”. Che in fatto di qualità però  garantiscono decor e contenuti (temi, invenzione, iconologia). Non mancheranno inoltre nomi nuovi, come quello del romano De Palos, artista astrattista, dal curriculum internazionale, diplomatosi alla Scuola degli Artefici di Brera sotto la guida del bronzista Ettore Calvelli e avviatosi all’arte della ceramica nella bottega di Giuseppe Tagliarlo (in arte Bepy Tay) a Vedano; del borghettino Gianmario Ferrari, autodidatta, interprete di diversi percorsi pittorici; di Pino Secchi, nato come fotografo, che attualmente dedica una personale  attenzione all’applicazione sul piano del linguaggio espressivo della tecnologia digitale; del codognese Gabriele Grechi, che tra l’altro ha in curricula di aver realizzato oggetti di scena per La Boiteà joujoux  di Claude Debussy rappresentata alla Fenice di Venezia.

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