CESARE SOFFIANTINI, elogio del pastello


Cesare  Soffiantini

Cesare Soffiantini

 Genuinamente lodigiano, sennese di  nascita e brembiese di residenza, ex-dipendente Olivetti in pensione, appassionato di archeologia collabora con la Soprintendenza di Milano e da tempo si dedica alla pittura; in particolare, pratica il pastello come tecnica autonoma rispetto al patrimonio della pittura figurativa che coltiva a far tempo dagli anni Ottanta.
Cesare Soffiantini si è riservato al disegno e alle tonalità del pastello  dopo avere esercitato la tecnica ad olio riprendendo opere di artisti del tardo Rinascimento fino all’Impressionismo. Ha scoperto la sua ’importanza dallo studio dei procedimenti e dei metodi d’uso seguiti dai pittori presi a modello, e l’ha tecnicamente adottato applicandolo al paesaggio locale. Senza preoccuparsi che la techné, ossia l’arte del pastello, non fosse più tanto praticata e studiata.
Cosa può aver suggerito o deciso il largo abbandono di questa tecnica che ebbe  una sua codificazione dettagliata e didattica nei secoli passati, si può solo supporre. Forse  la complessità. Il suo fremito, che esige sensibilità poetica da parte del pittore. Il fatto di essere al tempo stesso tracciato e macchia, iscrizione e copertura, forma e colore, di abolire la differenza fra linea e superficie. Il fatto che i suoi colori non sopportano né il miscuglio né la contraddizione. O, ancora, perché richiede sforzo, non capriccio né bizzarria. Perché molti hanno preso a considerarla un’arte del vago e del vaporoso, mentre in realtà è fatta d’affermazione di assoluto.
Già nel Novecento non furono tanti gli artisti che potevano dirsi  “del pastello”; coloro che arrivarono a dare al pastello una connotazione primaria. Si può cita-re Boccioni, che nella sua prima attività seppe sfruttarne al massimo le poten-zialità di espressione o Arturo Tosi che nei pastelli metteva sempre vitalità nuova.

Cesare Soffiantini: "Orio Litta: Umon de Vori"

Cesare Soffiantini: “Orio Litta,: Umon de Vori”

Curva di Secugnago

Cesare Sofffiantini: “Curva di Secugnago”

Non sorprende  che  dopo l’ultima guerra la pittura postasi in un rapporto nuovo con le tecniche tradizionali, pur cucinando spesso olio, tempera, disegno e pastello, abbia finito per costringerlo in soffitta. Anche se poi, in diverse occasioni lo si ritrova non certo in posizione marginale o comprimaria nei paesaggi dell’Adda di Ennio Morlotti e di Renato Barilli.
Rappresenta, almeno in parte una sorpresa che un pittore autodidatta, qual è  Cesare Soffiantini si sia innamorato dello straordinario impasto di colore che il pastello sa dare. Mostrando una certa rapidità nella tecnica corsiva che il pastello consente. E oggi trascriva su carte felpata e ruvide paesaggi nostrani di estrema delicatezza e poesia, piccole suggestioni agresti che reggono per composizione, finezza di modellato e preziosità di segno e di tinte. Muovendosi su una base di naturalistica visione, dando trasfigurazione luminosa all’immagine.
Con avveduta scelta, Gabriele Bizzoni ne propone una serie nel suo locale di via Cavour a Lodi (Bizzo’). Si tratta di una decina di lavori, quel tanto che può bastare per avere una prima idea della originale qualità esecutiva del pittore di Brembio, della preparazione e della sensibilità cromatica ch’egli sa mettere nei suoi interventi. Benché alcuni fogli nascondano accenti parziali e di ingenuità, nell’insieme Soffiantini convince e trova espressione nella ricchezza di luci polimateriche , interiorizza le atmosfere, manifesta un sentimento ideale.
Che in tutto ciò non vi sia estemporaneità lo conferma la stessa poetica dell’artista: “La fretta, la superficialità, la mancanza di sensibilità ci portano oggi più che mai alla perdita del valore interiore delle cose[…]. L’osservazione attenta di un particolare può aiutarci a riscoprire motivazioni ed entusiasmi repressi dalla routine quotidiana del pressappochismo”.
Di fattura libera, piccoli e delicati i suoi paesaggi sono come abbandonati al colore e al segno, originano immagini speciali, di smaterializzazione. La trepidazione delle luci atmosferiche non adombra l’ attenzione messa nella composizione, in cui c’è l’essenza del vero, non la ricerca della verità fotografica. Con semplicità e immediatezza il pittore sa stendere su di essi un velo di poesia e di mistero.
Il suo è insomma un modo di disegnare, di costruire e colorare autentico e tradizionale, senza nulla di particolarmente originale, ma che consente di cogliere anticipazioni di sensibilità e di visione ideale.

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One thought on “CESARE SOFFIANTINI, elogio del pastello

  1. Walter Gelli ha detto:

    chi mi sa dire se “san satiro e la torre campanaria di ansperto” del 1975 possono appartenere a questo soffientini ? il cognome è lui ma sul dipinto non vi è nome. grazie

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