PINO SECCHI, a Venezia con Padiglione Tibet


Dopo esser stato a Ca’ Zanardi a Venezia (2011), alla Sala Nervi all’Esposizione di Torino (2012) e tra tante location

Pino Secchi. Mandala

Pino Secchi. Mandala

minori alla Biblioteca Laudense di Lodi (2013), Padiglione Tibet ritorna col primo giugno a Venezia alla chiesa di Santa Marta dove riproporrà l’arte dei Mandala attraverso un  “aggiornamento” curato da Ruggero Maggi.
Pitture, sculture, performan_PadiglioneTibet2013ce, video daranno vita al nuovo incontro con la spiritualità tibetana e inteso a caldeggiare la creazione di  “un ponte sensibile” con quel popolo impegnato a difendere propria identità e il proprio patrimonio culturale e, naturalmente, non solo ciò.Insieme a un nucleo di artisti nuovi o già presenti in precedenti analoghe iniziative, a Venezia ci sarà anche l’artista e fotografo lodigiano Pino Secchi, autore di alcuni mixaggi fotocompositivi di efficace esito espressivo.
Secchi estrapola particolari da immagini scattate e li inserisce combinandoli con altri particolari di altre immagini, creando e definendo così nuovi contesti, precisando nuove forme, figure e visioni. In sintesi da vita a personificazioni e allegorie che facilitano nuove osservazioni e vedute, talvolta anche di sorprendente e decisiva originalità.
La sua è, in un certo senso, una sorta di manipolazione razionalmente guidata, che gli esperti chiamano “grafica” e che nasce dalle modalità con cui è riedito il “già fatto”.
Un po’ come fanno moltissimi artisti che ormai utilizzano il computer, Secchi conferisce particolarità inedite alle proprie rielaborazioni, attraverso la scelta e l’estrapolazione di elementi naturalistici, di ambientazione e di ricostruzione scenica. Non rimanda comunque a ripensamenti di natura teorica ma a una articolazione compositiva differente, che consente riferimenti diversi e spesso lontani da quelli inizialmente suggeriti dallo scatto fotografico..
E’ un modo di fare non nuovo. Per certi aspetti Secchi fa riandare con la memoria alle suggestioni del collage. Procedura e metodo, ma soprattutto i risultati del montaggio lo collocano fuori dalla truppa dei fotografi e lo avvicinano a quello  degli artisti. La sua fotografia creativa – a volte simbolista, visionaria, costruttivista, concettuale o solo impressionista -, ha il merito di procurare stimoli e idee, organizzando il risultato finale sia in chiave tecnica e  innovativa, sia  in un’ottica di risoluto contenuto artistico.

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