RAFFAELE CIRIELLO, cartoline dall’inferno


 

Raffaele Ciriello

Raffaele Ciriello

 Undici anni fa moriva a soli 42 affaele Ciriello, medico chirurgo, ma soprattutto fotografo freelance Coi suoi scatti coraggiosi informava i lettori del Corriere della Sera di quel che accadeva in giro per il mondo, specialmente in Africa. Nativo di Ginestra, paesino lucano, si era laureato a Milano in medicina ed era specializzato in chirurgia plastica, coltivava due grandi passioni: quella per la fotografia e quella per la motocicletta.  Trentenne aveva seguito nel 1991 la Parigi-Dakar, una passione per lui divenuta fatale. Come tanti come lui si era lasciato colpire dal “mal d’Africa”, da seguire quel continente anche al di fuori degli avvenimenti sportivi, in particolare nelle sue pagine più lacerate. Era malvisto da molti suoi colleghi professionisti, una patologia che nel giornalismo è qualcosa di più, una epidemia Una invidia che non poteva oscurare le sue grandi capacità di cronista e narratore. Sapeva quando agire, come agire, cogliere il momento giusto per scattare. Ciriello ha girato con la sua macchina e i suoi attrezza nei luoghi più pericolosi del mondo: Rwanda, Sierra Leone, Kosovo, Bosnia, Afghanistan, Somalia. Dovunque ci fosse bisogno di testimoniare una guerra lui era presente. Documentando i vari “inferni” sul suo sito web (Postcards from Hell ).
E’ rimasto freddato a Ramallah, in Palestina da sei colpi sparati da un tank israeliano. Fu il primo giornalista straniero a cadere durante l’Intifada. Le dinamiche della sua uccisione non sono mai state chiarite. Una cosa sola è sicura, che stava documentando un rastrellamento dell’esercito israeliano, quando venne inquadrato e ucciso da una raffica sparata da un carro armato. L’ I.I.S. Cesaris di Casalpusterlengo ospita in questi giorni e per tutto maggio una mostra di suoi scatti: “I bambini e la Guerra. Cartoline dall’inferno”. La mostra, è costruita su una selezione delle stampe presentate all’ex-Ospedale Soave di Codogno a cura di quel comune e della Pro Loco, curata dalla moglie Paola Navilli e da Elisabetta Ponzone.
L’iniziativa casalese rientra nel ciclo delle mostre organizzate da Amedeo Anelli all’interno dell’istituto Cesaris e intende non solo ricordare l e qualità di un grande fotografo qual era sicuramente Raffaele Ciriello, ma documentare la qualità del suo impegno nei confronti dei bambini e far riflettere gli studenti sulla condizione dell’infanzia negata nel mondo.
Ciriello ha infatti documentato con particolare impegno e visione  l’assurda ferocia che sta sempre dietro alla semplice notizia dello scoppio di un conflitto o di una rivolta, spesso documentata dai media come qualcosa di inevitabile. Lo ha fatto sempre andando  a coglierne e a documentarne il dramma nei volti e negli sguardi dei più piccoli. Scatto dopo scatto, reportage dopo reportage, i bambini e i civili diventano nel suo racconto non più  “anonimi effetti collaterali dei conflitti” ma protagonisti e speranza di un mondo sottratto  possibile migliore.

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