RENZO CORTINA, trasgressivo quel che bastava


Renzo Cortina e Dino Buzzati

Renzo Cortina e Dino Buzzati

Sono 25 anni che è scomparso Renzo Cortina. Era l’ultimo dei tre fratelli che diedero vita a Milano alla Libreria-Galleria Cortina. Quello che fece convivere arte ed editoria in piazza Cavour. Che trasformò una libreria in galleria e una galleria in un autentico salotto culturale.
Lui ancora giovane, noi giovanissimi lo abbiamo incontrato in quattro occasioni almeno. . La prima agli inizi degli anni Sessanta. Vittorio Beonio Brocchieri allora docente a Pavia e in forza al Corriere per farmi festeggiare la fine della leva mi portò al “Rigolo”, in Largo Treves, poco distante dal Giamaica e dal giornale. C’era anche Cortina che aveva aperto da poco, nel ridotto della sua libreria, una esposizione. Un atto coraggioso, fu il commento del professore. Cortina saputo che ero un accanito frequentatore della bancherella di libri usati dei Tarantola proprio davanti il suo “salotto” mi invitò a mettere il naso anche da lui. La seconda fu alla presentazione di un libro fatta da Dino Buzzati con conclusione in trattoria. Da Bagutta. Poi con Franco Passoni, allora critico d’arte a l’Avanti!, la cui redazione stava al Palazzo della stampa proprio davanti alla Libreria in piazza Cavour. Di quella occasione ricordo il suo atteggiamento “rivaleggiante” verso Carlo Cardazzo titolare del Naviglio e Guido Le Noci della galleria Apollinaire (poi “Cannocchiale” ed oggi “Cappelletti”).
Infine, in occasione dell’arrivo in galleria di un olio del lodigiano Giuseppe Novello. Un lavoro “tradizionale”, che assolutamente non piacque ad Arturo Schwarz, libraio anche lui (in via della Spiga),  intelligenza acuta e tutta orientata sul surrealismo.
Renzo Cortina era uno che amava muoversi nella “continuità”. Non perché gli mancasse lo scatto.  Anzi. Quando vi si produceva faceva marcare la distanza. In galleria preferiva mettere artisti che non si sottraevano ai riflessi della vita intensa e al cambiamento, ma attenti ad estendere le combinazioni del linguaggio dell’arte visiva. Era, o così almeno a me sembrò, un accorto. Nell’incontro con Passoni lo sentii dire che la “creatività autentica” non andava confusa con il “culto della novità” a tutti i costi. Allora cambiamento e invenzione erano il pane quotidiano degli artisti milanesi.
Questo non impedì che la sua galleria-libreria, negli anni Settanta, funzionasse da centro catalizzatore del Nouveau Réalisme d’importazione francese (Arman,  César, Christo, Kornell, Klein, Spoerri, Tinguely ecc.). Cortina congiungeva l’interesse per la “poetica dei muri” e per ciò che fungeva da “cerniera” tra l’astrazione e l’immagine. Credeva nella pittura d’istinto, ma credeva però anche nella antropologia strutturale. Con Pierre Restany fu l’artefice di una storica iniziativa alla Rotonda di via Besana che portò a Milano il meglio del Noveau Réalisme. Seguì però anche con passione l’attività  di Fontana, Burri, Crippa, Scanavino, Cassinari, Dova. Minguzzi, Dorazio, Baj, Castellani, Schifano… Non potrei, infine, non ricordare il suo interesse per Rotella. Un interesse diviso : da un lato quello del gallerista di fiuto, dall’altro quello dello stampatore e del libraio, che aveva sensibilità all’arte meccanica (delle affiches e delle macules, delle immagini ready-made ottenute in tipografia, delle sovrapposizioni di diverse prove di stampa). L’arte di Rotella era l’artypo. Dedicò a Cortina un “ritratto” dove fotografia, tela emulsionata e acritlico lo tenevano insieme a Harloff e a Crippa. Nel 1970 fece organizzare a Tinguely una delle sue macchine da scoppio davanti al Duomo di Milano. Tinguely assemblava oggetti disarati, recuperati anche dall’immondizia, e con ironia ne enfatizzava i meccanismi sgangherati e li sottoponeva a un processo di autodistruzione.
Il testimone di Renzo Cortina è passato al figlio Stefano. La galleria Arte Cortina festeggia i 50 anni di vita alla galleria Virgilio Guidi a Cascina Roma a San Donato Milanese.

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