Artist’s Book, il libro come lavoro d’arte


Un libro d'arte di Gino Gini

Un libro d’arte di Gino Gini

Grazie a Franco De Bernardi, Amedeo Anelli, Ugo Maffi, Teodoro Cotugno, Marcello Simonetta, Gino Gini e Fernanda Fedi, di tanto in tanto ci si trova anche da noi nel Lodigiano a far menzione al libro d’artista. Cosa però siano veramente i libri d’artista, come nascano, qual è la loro storia, quali  le loro potenzialità ai fini artistici, resta sempre materia da chiarire, almeno al grande pubblico. Anche se negli ultimi tempi l’espandersi della fotografia, dei video e dei programmi di grafica computerizzata e l’ampliamento del campo degli utilizzatori,  hanno reso maggiormente evidente l’ efficacia di questo strumento nella diffusione del pensiero e dell’arte. Naturalmente con le dovute distinzioni, che a volte possono essere delle vere e proprie separazioni e altre volte delle contraddizioni.
Per farla breve: c’è chi realizza libri d’artista per la loro flessibilità e chi per la loro economicità, chi mettendo d’accordo il dato manuale e la stampa industriale, oppure come nel caso di Pulcinoelefante di Alberto Casiraghy combinando sul retro della copertina un acquarello, un’incisione o un collage, una lettera inedita, una dedica, un aforismo, una poesia e la composizione di caratteri mobili; c’è chi lo vede  strumento per realizzare un prodotto accessibile e chi semplicemente un’occasione per sottrarsi ai meccanismi commerciali; c’è chi lo adotta perché adatto a una propria visione elitaria e chi perché corrisponde meglio all’esigenza di sperimentare nuove forme espressive; chi, ancora, vi si applica mantenendone la struttura di prodotto artigianale e chi è propenso ad avvicinarlo nelle finitezze (la carta, i caratteri, la stampa, la copertina) al prodotto industriale; mentre altri se ne servono per veicolare idee intime e personali. Naturalmente sono solo alcune delle caratteristiche che, di volta in volta, il libro d’artista può assumere. Una cosa  è unica a tutti : il libro d’artista non viene mai distribuito attraverso librerie e gallerie, ma prevalentemente attraverso lo scambio diretto.

Un libro d'artista di Fernanda Fedi

Un libro d’artista di Fernanda Fedi

Se non mancano dunque i casi in cui l’aspetto estetico è inseguito e garantito dal coinvolgimento delle nuove tecnologie industriali (pensiamo ai libri a tiratura ridotta di Teodoro Cotugno e don Antonio Valsecchi), nella maggioranza dei casi l’aspetto estetico del libro d’artista finisce invece in secondo piano. Non sempre cioè i risultati mostrano particolari raffinatezze. Prevalentemente i libri d’artista sono realizzati manualmente, utilizzando tecniche e materiali poveri, hanno tiratura limitata, in qualche caso unica ( è il caso di De Bernardi), spesso abbinano disegni, acquerelli, interventi di grafica a testi e poesie (Simonetta, Maffi). Non mancano, infine, neppure  casi in cui il libro d’artista mette in discussione lo stesso concetto di libro e di opera. Insomma i percorsi e le scelte che portano alla sua realizzazione (o creazione) possono essere disparati, moderni e tradizionali, pratici e intellettuali. Lo si è visto bene nelle recentissime esposizioni di libri d’artista tenutesi a Milano e Foligno, dove l’Archivio Libri d’Artista di Milano, curato da Gino Gini e Fernanda Fedi ha  fornito ottimi esempi proprio con De Bernardi e  EdgardoAbbozzo-Amedeo Anelli oltre che con se stessi. In senso stretto, il Moeglin-Delcroix (1985) li definisce nel modo seguente: “ Quei libri che sono in sé opera d’arte e non strumenti di diffusione di un’opera. Questo implica che il libro non sia soltanto un semplice contenitore indifferente al contenuto: la forma-libro è parte integrante dell’espressione e della significazione dell’opera realizzata attraverso il libro stesso”

Un libro d'artista di Franco De Bernardi

Un libro d’artista di Franco De Bernardi


La storia del libro d’artista in Italia è tutta da scrivere. Ricca di apporti, comincia dalle provocazioni di un Carlo Belloli, ma il vero padre è Bruno Munari, anche se per alcuni il vero  capostipite sarebbe il napoletano Stelio Maria Martini. Medaglie e classifiche a parte, che possono valere una citazione, cioè niente, è importante notare come il fenomeno del libro d’artista abbia attraversato con intensità gli anni ’60 e ’70 e sia stato praticato dai maggiori movimenti di avanguardia: dai fluxus ai poeti visivi e concreti, dai concettuali alla narrative art, dall’alte povera all’arte minimale.
Se il libro d’artista è arrivato fino a noi, vuol dire che non ha paura di vivere.

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One thought on “Artist’s Book, il libro come lavoro d’arte

  1. gino gini ha detto:

    unico ‘lapsus’ riguarda didascalia foto Fernanda Fedi e Gino Gini (da invertire..) felici che il libro d’artista sia approdato nel lodigiano con ‘forza propositiva ‘

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