MARIO FERRARIO, arte e impegno civile


Particolare di un quadro di Ferrario

Particolare di un quadro di Ferrario

A cinque anni dalla morte, in occasione della  festa del primo maggio, al Museo dei Lavori Umili a Palazzo Rho di Borghetto Lodigiano, la Biblioteca Comunale rende omaggio a Mario Ferrario  presentando, a cura di Amedeo Anelli, una piccola campionatura del lavoro pluridecennale del pittore, uno dei pochissimi che hanno saputo coniugare arte e impegno civile.
Dissidente, insofferente del perbenismo Mario Ferrario è stato in pittura e in politica un eretico, un fautore di scelte alternative alle guerre, alle barbarie, alla fame, alle ingiustizie in genere.  Soprattutto è sempre stato un paladino della povera gente. Un impegno da lui rappresentato senza alternanze nelle sue tele, sin dagli anni Settanta. Da quando ancora esercitava una pittura di derivazione pubblicitaria e praticava un paesaggio d’estrazione “mottiana”. Nella sua pittura  si ritrovano le mappe di quegli anni, costituite soprattutto dal procedere violento della Storia: la guerra in Vietnam, i conflitti in Medio Oriente, le guerre del petrolio, le stragi di stato e quelle in America Latina, il neoimperialismo. Alle quali son seguiti i nuovi modelli di vita, le nuove percezioni, la controcultura, il radicalismo giovanile, il rock duro…
“La mia vuole essere un’arte dal vivo, che trasmette in diretta nella testa del pubblico”, amava dire. Nella pratica si è sempre portato dietro lo spirito più costruttivo di quegli anni, quando il suo impegno maggiore era nel sindacato poligrafici e poi in quello degli artisti. Non ha mai amato la metafora. Non ha mai amato avvitarsi su sé stesso per dire quello che aveva già detto la storia. Ha sempre puntato con la sua pittura alla denuncia,  al colloquio e alla memoria. Oggi è facile dire che la sua pittura  non poteva altro che essere ciò che è stata: una pittura-cronaca, senza complessità, espressa con sicurezza di tono e limpidità d’immagine, carica di colore da provocare emozione, in sintonia  con le tematiche di pensiero e di opposizione politica.
In tempi di crisi della politica, di relativismo etico, di caduta dei valori nell’opera di questo artista si ritrova non la retorica ma l’attualità messaggio. Ferrario ha saputo muoversi controcorrente, scandagliare disagi, istanze, passioni; leggere in comportamenti, costumi, deliri; indagare tra le pieghe del potere, dell’economia, degli affari, della geopolitica e della piccola politica casalinga. Sempre facendo pittura, con incursioni tecniche post-impressioniste, pop, attualiste.
Dei suoi quadri si potrà sempre dire o disdire. Certamente non che manchino di specificità culturale. La sua pittura non pretendeva l’applauso, ma di far discutere, di vincere i troppi silenzi. “Olocausto Auschwitz”, “L’atomica”, “Primavera del ‘45”, “Il Partigiano”, “Il Sessantotto”, “Profughi”, “Malebolge”, “Liberté. Omaggio a Picasso” sono alcuni titoli. Che non erano solo titoli. Illustrati da elementi essenziali, i suoi quadri hanno sempre rappresentato momenti di denuncia e di ammonizione. Lo ricorderemo anche per questo Ferrario, per essere stato una sorta di agente visivo – l’unico nel lodigiano –  dei nostri passaggi epocali.

Mario Ferrario – Palazzo Rho, Borghetto Lodigiano – Omaggio all’artista a cinque anni dalla morte –  Inaugurazione 1 maggio ore 10,30 – La mostra e terminerà il 5 maggio – Orari di apertura: dalle ore 10.00 alle 22.00

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