L’OPINIONE, il ruolo delle mostre oggi


Piero Manzoni foto 4

Il Devoto Oli ci dice che una mostra è “la disposizione o la collocazione che permette o offre la visione di oggetti o fatti determinati  al pubblico”. Dunque una  mostra è un “mostrare”. Ma cosa c’è di più del semplice “mostrare” in tante aggiustate iniziative lodigiane?
Ci sono mostre e mostre. Mostre d’arte e mostre che con l’arte s’intendono poco. Come c’è arte e arte. Di qualità fattuale e di qualità estetica diversa e discorde. Come peraltro esistono tante tipologie di artista, tanti livelli di pubblico,  tante peculiarità di critica e informazione.
Il successo vero di una mostra è direttamente proporzionale al progetto. Alle proprietà dell’allestimento. Alla funzione di informazione aggiornata per il grande pubblico. Al ruolo con cui valorizza nuove tendenze e artisti emergenti. O concorre alla legittimazione di artisti di riconosciuta stoffa. Ma vi contribuiscono anche la “qualità” delle opere messe a disposizione. La loro adeguatezza al contesto culturale. Le tendenze stilistiche, processuali e concettuali espresse.
Dalla nostra prospettiva, sono insomma molti gli agenti e i fattori che possono fare il successo di una mostra. Molti e diversi, a secondo della “scelta espositiva” che è alla sua base. Ci sono, infatti, mostre di richiamo, che puntano su nomi famosi, su tendenze storicizzate, su temi alla moda, che mirano alla spettacolarità e alla promozione pubblicitaria e mostre la cui unica caratteristica è di non distinguere l’artista dal mestierante, di non discernere tra esigenze e esigenze. Altre che si connotano per il carattere elitario oppure divulgativo, che si muovono in chiave “democratica“ per l’importanza che hanno all’interno del tempo libero e dell’attrattività turistica o commerciale. Anch’esse assolvono a un ruolo positivo, sia pure non preoccupandosi della crescita della cultura artistica.
Le mostre si diversificano a seconda delle variabili della domanda e delle proposte. Ci sono esposizioni che mantengono prestigio nel tempo ed esposizioni che si dimenticano appena viste. Altre che si replicano in continuazione sugli stessi soggetti, temi, autori. Tutte comunque fanno parte del “sistema”. Sarebbe  difficile immaginabile oggi un sistema dell’arte senza una rete di iniziative periodiche promozionali, di legittimazione, istituzionali, celebrative o autocelebrative, strumentali. Esso è tanto forte perché incide sul mercato e al tempo stesso sul piano culturale. Crea un’attenzione speciale per gli artisti noti e affermati o per i giovani emergenti, per i collezionisti, i galleristi, i mercanti, i venditori occasionali e i cosiddetti bru-bru, oltre che vantaggi indotti (corporativi, politici, urbanistici). Ciò non toglie che tante mostre non c’entrino con la promozione della conoscenza dell’arte e la valorizzazione del rinnovamento della stessa all’interno di una cultura cittadina o territoriale. Comunque esistono.
Uno dei problemi più delicati che dovrebbe risolvere chi le organizza è cercare di trovare un equilibrio fra le esigenze di un’azione culturale indirizzata agli addetti ai lavori e quella rivolta a un pubblico di amatori (che comunque svolge una funzione essenziale nell’affermare nuovi trend del gusto artistico) e le esigenze di un’azione più divulgativa, di facile accesso per una platea più vasta.
Ma esiste questa preoccupazione ?

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