GIUSEPPE ELENA, alla “riscoperta” di un antesignano della scapigliatura nella Milano primo Ottocento


Una lito di Giuseppe Elena

Una lito di Giuseppe Elena

 

Che nel primo ottocento, data l’approssimata organizzazione amministrativa, le scorribande degli eserciti stranieri, i forti trasferimenti interni delle popolazioni e le modificazioni urbane si perdesse traccia di tanti conterranei (non di casta o di rango), divenuti più tardi, in altre realtà e contesti, celebri o anche solo noti, non  sorprende. Come non può sorprendere che essi abbiano potuto abbandonare il proprio dialetto per  coltivarne un altro. Semmai a sorprendere è  che dopo secoli e avere trovato segnalazione  in qualche scheda storico-biografica, di questi conterranei  non si avverta la curiosità di conoscere la loro personalità e la loro opera. Il disinteresse che spesso li circonda è indicatore di  incuria della propria identità culturale.
A questo strano destino non si è sottratto Giuseppe Elena, figlio di Antonio, nato a Codogno nel 1801. Descritto dai suoi biografi come un temperamento arguto, un antesignano della scapigliatura milanese, di sentimenti antiaustriaci, espressi in una serie di caricature (non firmate e a lui attribuite). Che morì in condizioni disagio. E fu pittore, disegnatore, occasionalmente scrittore e poeta, critico, caricaturista. Soprattutto, litografo ed editore. Molto considerato nella Milano di quel tempo.
Elena contribuì in prima persona alla affermazione dell’arte litografica in Lombardia. Le ricerche specialistiche si soffermano volentieri sui nomi famosi di  De Werz e Ricordi. Ma furono Giuseppe Vallardi  a portare il processo litografico a un vero avanzamento e la litografia artigiana di Giuseppe Elena, che  fece conoscere la Lombardia, le sue città e i suoi monumenti, attraverso centinaia e centinaia di stampe di decisa qualità: parecchie realizzate su propri disegni e di altri artisti, tra i quali Hayez, Migliora, Cornienti,, Guzzi, Bisi e Focosi.
Un certo numero di queste grafiche si trovano oggi alla Bertarelli, di Milano, altre (buona parte) sono invece contenute in due volumi di “Lombardia Pittoresca”, edito nel 1836-38, con testo di Cesare Cantù e Michele Sartorio, mentre le meno conosciute (ma più evolute tecnicamente si trovano in “Curiosità naturali e monumentali di Lombardia” (Lit. Corbetta, Milano 1852)  al Serrone di Monza.
Basterebbero questi pochi dati per accreditare la personalità e il ruolo un artista che accese la propria passione per l’arte da seminarista, e per sostenere l’ opportunità di un approfondimento della sua figura. E’ vero che il suo nome lo si ritrova in Rassegna di Studi e Notizie (Milano), nel Dizionario della Stampa d’Arte, curato da Paolo Bellini, in una scheda del vol. 42 del Dizionario Biografico Treccani ,. Che su di lui si sono soffermati, tra gli altri, P.Calabi (Saggio sulla litografia), P. Arrigoni (L’incisione e l’illustrazione del libro), c. Dossi (Rovaniana), P.Arrigoni (Il pittore litografo, Giuseppe Elena). Ma nel Lodigiano che cosa si sa di lui? A cosa si deve tanto disinteresse? Colpa solo della nebbia che una volta cancellava ogni segno di realtà? Una ripicca di campanile contro i milanesi che se ne erano “impossessati”?
Appena superata l’adolescenza, Giuseppe fu inviato in seminario. Era quella, per molti giovanissimi di campagna, l’unica possibilità per accedere all’istruzione. All’età di venti anni lascerà il collegio ecclesiastico per iscriversi a Brera, dove troverà un diffuso l’interesse per la tecnica incisoria. Si distinguerà nel ritratto miniaturista e vincerà anche un premio (di seconda classe) per la Figura. Si sposerà venticinquenne e avrà un figlio. Chiederà la licenza di stamperia, che però gli verrà negata. La otterrà solo nel 1827. Vi si dedicherà per un lustro, fino a quando cioè la pressante concorrenza non lo costringerà a chiudere i battenti. Con la competenza tecnica acquisita non faticherà a trovare attività  presso altri editori, a proseguire la riproduzione di opere di celebri artisti del suo tempo e a tradurre in proprie incisioni vedute della Lombardia riprese dal vero.
350 i titoli censiti, quasi tutti di paesaggi milanesi e lombardi. Dal computo sono però escluse almeno un’altra settantina di opere, oltre alle sessanta tavole dell’album Costumi vestiti alla festa da ballo data dal conte Giuseppe Batthyany (testo fondamentale del romanticismo storico milanese), e quelle del “Viaggio pittorico nel Regno Lombardo Veneto” ( realizzate su disegni di Migliara, Bisi ed altri). Alla luce di questa vasta produzione Elena fu considerato a ragione un cronista della vita e dell’ambiente lombardo dell’epoca. A tale proposito sono da citare la trentina di Studi  per passatempo dedicati agli amatori di disegno (Milano 1836-38); la serie di oltre 20 Vedute di Milano edita da P. Bertotti (Milano); la  Miscellanea pittorica-ricreativa dedicata agli ammiratori delle belle arti edita nel 1837 dal Pagani (Milano); e le 40  Curiosità naturali e monumentali di Lombardia.
Di difficile ricostruzione la sua attività di pittore. Oggi una sua tela cattura l’attenzione dei visitatori nelle sale dell’Ottocento delle Gallerie d’Italia in piazza della Scala a Milano, un’altra alla Carialo, altre alla Ca’ Granda e a Brera. Non è  Hayez, neppure Migliara o Inganni. Ma, da “minore” è in grado di sollevare gradevoli emozioni alla pari. .Nella scheda di Gianluca Kannes (Dizionario Biografico degli Italiani, vol,42), la sua pittura viene documentata attraverso la partecipazione dell’artista alle esposizioni di Brera tra il 1833 e il 1860, sulle quali Elena si cimentò anche come critico e come editore dando alle stampe dei volumetti-guida. Ormai quarantenne si impegnò in occasionali attività di scrittore e poeta. Suo il romanzo La serva della serva (Milano,1841), il bozzetto Il pittore nel volumetto  L’Italia descritta e dipinta nei costumi de’ suoi abitanti (Milano, 1841),  i versi (una quarantina di strofe) di  Vita e testament de l’omm de preja, (ibid. 1850) e le poesie milanesi in Desmenteghet minga de mi (1843 e ‘44). Tra schemi romantici convenzionali e ambizioni di piccolo cronista sociale, Elena ferma l’attenzione sulle condizioni di vita dei ceti poveri  e su dettagli del costume popolare.
L’attività di caricaturista riguarda invece soprattutto gli ultimi anni. Con lo pseudonimo di Moschino, collaborò al periodico milanese L’Uomo di pietra. Mori a Milano il 25 febbraio del 1867

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