AMEDEO ANELLI, il silenzio nelle parole


Amedeo Anelli

Amedeo Anelli

di Margherita Rimi

Nei testi di Amedeo Anelli è la musica ad aprire nuovi orizzonti. Contrapunctus contiene 18 composizioni numerate. Il titolo latino, “nota contro nota”, segnala una sorta di contrapposizione, contrasto, qualcosa che si rifà ad assonanze e dissonanze, non all’armonia; alla polifonia non alla monodia:“Come in Desprez dal controtenore / al basso di viola, un trombone tenore / e fiato per sonorità”.
Il fiato è parte di questa sonorità orchestrale, quasi ad indicare la presenza di un organo, i polmoni, strumento musicale del corpo vivo come la voce. Una  parola a tante voci, a tanti suoni, a tanti silenzi. Silenzio e suono convivono, si sovrappongono, si contrastano, immagini e vuoti si assediano in un parlare che  esterna e si interna come  il fiato, come il respiro. Tra queste voci e silenzi c’è un bambino poeta: “Un rotolo di cartone / e il fanciullo dentro /fra il silenzio dell’erba / in movimento / ascoltando il peso / il cuore della terra.”
Il bambino è poeta della spericolatezza quando: “Di slancio / la bicicletta / in piedi sulla sella / senza mani. / Così tutta la vita.” In ContrapunctusIII, sembra quasi predire il suo futuro di uomo in quella immagine; e nel rischio di cercareun equilibrio con il mondo, il senso della poesia e della sua stessa vita. Ed il poeta come il bambino rimanda a luoghi che vanno oltre, sconosciuti a sé stesso, territori da esplorare senza equipaggiamento. Il poeta è nudo con sua parola: “Ma il poeta è al di là / della scrittura / nella scrittura / […] delle molte  ie / della cosa stessa”. O magari il poeta è in quella neve che: “turbina nel buio. / Un fiocco per giù / e poi all’insù”. Ogni parola porta dentro di sé il suo silenzio,  parte attiva della musica e del contrappunto, nella sua variazioni di linee e figure, di luci ed ombre, e lo stesso silenzio noi lo cogliamo come elemento primordiale che convive con la sua stessa parola e ci accoglie come un ventre terrestre,  come una madre che il poeta ricorda: “Silenzio era il manto di neve sopra i campi, / silenzio erano gli alberi canditi dal gelo / […] cresceva l’ombra nelle tue spalle, / si alzava la nebbia nella luce”.
Il silenzio non è solo un tema della poesia di Amedeo Anelli, ma è un vero e proprio atto che  si materializza, quasi a rappresentare, nell’ontogenesi, la natura stessa della parola prima della sua nascita. E questo silenzio contenuto nelle parole) è necessario per giungere in profondità, fino al mistero del sentimento, del dolore e del lutto; così il poeta scrive per l’amico Edgardo Abbozzo: “la linea del sentire questa misura nel sentimento / […] la selvatichezza e muto dolore senza nome / […] una disputa in combustione di staticità una disputa” e poi riporta nella stessa composizione “le idee sono le porte invisibili del corpo” da una  variazione – “le idee sono la parte invisibile del corpo” – scritto dall’amico Abbozzo e posta come epigrafe alla stessa poesia, come una variante musicale.
Quando si impara a trovare il silenzio dentro le parole questo diviene: “giovane emblema lo spazio per movimenti brevi”. Ed è al silenzio che si ricongiunge la poesia, la fisicità dello spazio e del corpo, l’esistenza stessa.
La parola dunque come disciplina del silenzio ed il silenzio come disciplina della parola. A comporre una misteriosa geometria ci pensa la natura e un curioso gatto quando con la sua coda disegna il mondo: “Gira la coda Carlone / in un cielo Tiepolo / il tramonto, / i suoni della notte in arrivo, / una leggera brezza fra gli alberi”. E poi ancora la natura nelle sue forme, nelle sue simmetrie: “Gli alberi […] i solchi dei carri / il pioppeto / alberi ed alberi / filari di alberi”.
Un intenso rapporto sensoriale quasi primordiale con la natura, diviene elemento essenziale della comprensione, e della conoscenza umana, del pensiero e della creazione artistica: “Se l’albero comprende / oltre la siepe l’udito tende […] a tu per tu / con la corteccia / un mondo / un io”.
È una profonda ansia che traspare in Contrapunctus I, una preoccupazione per il futuro del mondo, per il rischio della perdita di equilibri tra i vari elementi chimici, che governano la natura, tra materia vitale e materia inquinante con il suo potenziale di morte: “Si diceva: ‘Con acque pulite / la salubrità. Con acque inquinate / la natura fa il suo corso / verso l’inorganico’”. E nella stessa composizione c’è anche un richiamo civile e politico del poeta, un richiamo alla responsabilità, egli si rivolge ai “cittadini” come in un discorso che somiglia a quello che si fa in “pubblico”: “Senza cittadino consapevole /nessuna democrazie possibile” ed ancora: “a livelli bassi, / così di cultura, / non c’è democrazia”.
Cultura e democrazia dunque come componenti inscindibili, come un binomio attivo e da questo l’importanza sociale del poeta, dell’intellettuale, del letterato, che non può pensarsi separato dalla sua epoca, dal suo tempo, perché nella sua epoca e nel suo tempo agisce.
(da L’IMMAGINAZIONE, gennaio 2013)

 

Margherita Rimi è nata a Prizzi (Pa) e risiede in provincia di Agrigento. Poetessa, medico e neuropsichiatra infantile, svolge da anni una intensa attività di prima linea per la cura e la tutela dell’infanzia e dell’adolescenza, lavorando in particolare contro le violenze e gli abusi sui minori e a favore dei bambini portatori di handicap. Tra le sue raccolte di versi, sono da segnalare: Per non inventarmi, prefazione di Marilena Renda (Castelvetrano-Palermo, Kepos, 2002), La cura degli assenti, prefazione di Maurizio Cucchi (Faloppio, LietoColle, 2007), Era farsi  ( Marsilio, 2012)  .

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