UMBERTO ECO, lezioni di bibliofilia


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Umberto Eco nella sua biblioteca milanese

 

 Umberto Eco tiene banco. Prossimamente sarà negli Usa alla Beinecke Library, a Parigi è stato proiettato un lungometraggio di Teri Wehn Danisch a lui dedicato, che ha girato la Francia e l’Italia, mentre a Milano è in calendario per i prossimi giorni un incontro-intervista al Palazzo dei Giureconsulti.
Semiologo, umanista, saggista, scrittore,  collezionista, uomo di cultura non commerciale, comunicatore, le pagine dei giornali sono spesso ricche di cronache e giudizi sulla sua frenetica attività di studioso, scrittore e intellettuale.
Eco è un erudito a tutto campo. Oggi anche ricco (si dice). D’ altronde, se non lo fosse non potrebbe permettersi una biblioteca di oltre 50mila libri, in gran numero antichi e rari Una passione che aiuta a spiegare i suoi continui contributi sulla bibliofilia. Come quelli raccolti ne La memoria vegetale”  o nelle storiche Bustine di Minerva. Alla luce della sua fama c’è da rimanere indispettiti solo che il “circuito” locale non lo proponga ai lodigiani, anziché insistere con spot di autori e giornalisti-scrittori avversari, censori, lottatori, disposti a diffondere l’idea della nobiltà del mercato del libro (il loro). Quello che gli alaudensi hanno dimenticato è forse che Umberto Eco è già stato a Lodi, nel 1965, ad opera del Circolo di Cultura Popolare, qualche mese dopo l’uscita da Bompiani del saggio Apocalittici e integrati sulle comunicazioni di massa. Lo ricordiamo con un pizzico di vanità, che dati gli anni trascorsi ci può anche stare, dal momento che fummo noi a presentarlo al Museo Civico. Particolare che, naturalmente, non conta oggi, mentre può significare che allora “cultura di massa” era una definizione d’ordine ideologico, contraria alla elaborazione “aristocratica” o borghese che la precedeva. E ancor più curioso il fatto che il trentenne Eco mise allora in guardia la platea contro le frasi e le autoillusioni. Seminate in parte dalla stessa industria culturale che dichiarava di produrre per la massa, di progettare una educazione di massa, mentre in realtà collaborava alla sola riduzione dei propri soggetti a massa. Ma niente paura, non è di questo che intendiamo parlare.
La Mostra dei Libri Antichi e di Pregio che si tiene a Milano, organizzata dall’ALAI (dal 15 al 17 di questo mese) ci dà piuttosto il destro per accennare (un semplice abbozzo) a un altro Eco non troppo noto, se non in certi ambienti dove si seguono riti e attorno a certi libri freme di meraviglia l’interesse. Eco bibliofilo straordinario aiuta a capire l’importanza di raccogliere libri antichi o anche solo rari. In Collazioni di un collezionista, spiega la diversità di piacere procurata da una biblioteca casalinga di best seller (termine americano che designa qualsiasi articolo commerciale che vende bene) da quella costituita da libri rari e di contenuto (di studio, di consultazione e “valore”). I primi son considerati come “l’elenco telefonico”. Occupano posto in casa e possono essere tranquillamente sostituiti da dischi multimediali, così “si libera spazio per i libri da leggere”. I secondi son quelli che non possono essere sostituiti da alcun aggeggio elettronico. Son fatti per “essere presi in mano”, “ essere sottolineati, “sopportano orecchie e segnalibri”,  possono essere “abbandonati quando ci prende il sonno”. Poi ci sono gli altri libri, quelli rari, da collezionare. “Il piacere di un bibliofilo è quello di compulsare cataloghi, di fare collazioni, di aggiornare continuamente le notizie su un libro. E naturalmente di sfogliare, rivedere le incisioni, toccare la carta che fa ancora crac crac sotto le dita, mentre gli e-book non reggono al tatto”. La sua attenzione per i  “libri da “consultare”, aiuta a scoprire il profilo di Eco, il perché dei suoi interessi per l’ermetica, la teologia, l’alchimia, la profezia, l’esorcismo, per l’Ars magnesia  di Kirker. Perché dopo il Nome della Rosa abbia deciso di destinare un po’ del suo guadagno ai libri antichi. ”I buoni del tesoro non si vedono, i libri sì”.  Questo il suo semplice commento.

                                                                                                                                                                                                       

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