TEODORO COTUGNO, fiducia nella bellezza della natura


Teodoro Cotrugno

Teodoro Cotugno al proprio torchio

L’aggettivo che  maggiormente ricorre quando si  parla, si legge o anche si scrive di Teodoro Cotugno, della sua arte e dei suoi percorsi creativi, è “poetico”. Seguono “ispirato”, “romantico”, “fragrante”, “sentimentale”, “raffinato”, “elegiaco”, “affettivo”, “sensibile”, “leggero”… Quasi un dizionario. Ha poco peso se alcune attribuzioni possono, etimologicamente, essere  discordanti o lontane tra loro o addirittura essere mal sopportate dalla sintassi pittorica. L’ampio ricorso è un segno della segreta effusione che la sua arte sprigiona. Ci troviamo d’innanzi dunque a una disseminazione felice che conferma come si possono dipingere cose semplici con animo semplice e raggiungere risultati profondi, di ricca e complessa articolazione, anche se accompagnati da “sintesi” di natura letteraria e di percezione riduttive. Che convincono a portare avanti la ricognizione formale e contenutistica di quest’arte; ad esplorare linee, influssi, atmosfere, predilezioni che spronano alla realizzazione fisica di idee, intenti, poetiche, pulsioni. E obbligano la critica che a lui si interessa, a orientarsi nell’apprezzamento attraverso il recupero di una certa idea di pittura, oggi largamente dimenticata, fatta di regole e storia, in grado di riprendere nel proprio linguaggio valori quali la sensibilità e il sentimento morale.
Cotugno ha compiuto nei giorni scorsi settant’anni e da mezzo secolo è in pittura.Cotugno foto paesaggio 2 Fondatore del Gruppo C14 il suo è un lungo cammino, condotto lontano dalle deviazioni che hanno disseminato l’arte figurativa della seconda metà del Novecento e del Duemila,  di esperienze frenetiche.
Volontà e pensiero sono insiti nella sua opera.  Portata avanti con risolutezza, soprattutto nell’esercizio calcografico, in cui più evidente è il segno della attività mentale assegnato all’esperienza sensoria e alla vita del sentimento. Ma anche in pittura, passata dalla imitazione, alla descrizione, alla distinzione e interpretazione. Fino all’ultima fase, concreta e astratta insieme. Concreta perché il suo contenuto appartiene al mondo della natura e della vita; astratta perché il risultato attuale lascia avvertire un distacco dalla rappresentazione concreta che è senza dubbio di natura tecnica, ma anche mentale, per intenderci una impressione di frammenti individuali. In cui però sussistono saldamente scelte di coerenza e di linguaggio, una ricchezza di elementi naturalistici, a volte intimisti a volte sceltamente esornativi, fatti di corpi minimi, discreti e insieme preziosi. In cui non si fatica ravvisare – quali ne siano i caratteri e gli elementi di varia natura, tecnica e ideale -, la serietà e la conoscenza necessaria nelle scelta attributive, nelle forme e nei colori.
 Narratore raffinato della natura e degli ambienti di paesaggio, Cotugno si è affermato come calcografo fornito di sensibilità educata e interiore, capace di cogliere con attenzione ed anche con intensa partecipazione emotiva, Cootugno foto lodi 3elementi di poesia, confrontandosi non solo coi temi ma con le forme e le variazioni della natura. Modificando e arricchendo perciò stesso la tecnica del linguaggio, con cui fa emergere elementi di novità in grado di enfatizzare la dimensione lirica, peraltro sempre presente sia nelle stampe che nella tecnica ad olio.
Cotugno è un figurativo che condivide l’ampio panorama della pittura lombarda, dove il quadro ha sempre (o quasi) la biografia nella luce. Anche se lui, va detto,  si racconta benissimo da solo, senza richiamare tendenze e gruppi. E’ uno dei suoi punti di forza. Di paesaggisti oggi se ne  incontrano parecchi, ma non tutti hanno individualità. La sua capacità di commuovere non nasce dalla retorica dei buoni sentimenti, ma dalla magia della luce, dal sortilegio dei colori, senza sottrarsi alla visione delle cose, andando a cercare segni e luci. Sono impressioni, che dell’impressionismo hanno la freschezza, anche se la sua unità di tempo è meditativa. Lo ha reso capace di esprimere l’essenziale, di credere alla pittura più che alle teorie/ideologie estetiche.
A Tino Gipponi si deve l’organizzazione e la cura di una grande antologica che allineerà allo Spazio Bipielle a partire dal 2 marzo una ottantina di lavori (45 incisioni e 35 oli) in grado di approfondire le capacità raggiunte da Cotugno fuori dalla scuola e dalla grammatica delle semplici “ostentazioni”.Cotugno foto 1
Il progetto al quale Gipponi ha pensato e lavorato prevede due percorsi distinti: uno riguardante la fase ultima della pittura, inteso a mettere in evidenza le potenzialità della nuova linea intrapresa e gli elementi-guida che ne sono alla base (2009-2013); l’altro, a dare risalto a un percorso grafico trentennale (dal 1980 al 2012) rivolto a far conoscere il processo seguito  dal’artista per passare dallo studio delle caratteristiche segniche e calcografiche alla coscienza del valore artistico.
Pensare e realizzare una mostra, ha più volte dimostrato Gipponi, richiede un progetto, quindi idee. Non significa ammucchiare opere, come spesso capita di vedere. Sono principi che lasciano immaginare la qualità dell’esposizione in calendario da marzo fino alla fine della prima settimana di aprile. Quasi scontato che il critico-curatore punti sul dialogo e sulla modulazione dei diversi passaggi presenti nell’arte di Cotugno. Il materiale esposto in una mostra ha però sempre un carattere problematico e propositivo per coinvolgere e colpire la sensibilità anche psicologica del pubblico dei visitatori. Dall’impegno interpretativo e da quello espositivo ne trarranno vantaggio l’arte e l’autore, allontanando i rischi di un adagiamento sul dato iconografico e di una lettura accartocciata dalla letteratura anziché dall’analisi pittorica.

La mostra: Teodoro Cotugno – Antologica – Incisioni (1980-2012) e Oli (2009-2013) – Spazio Arte Bipielle , via Polenghi Lombardo – Dal 2 marzo al 7 aprile – Inaugurazione 2 marzo ore 17.

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