GABRIELE GRECCHI, quando l’artigiano diventa artista


Gabriele Grecchi: Scultura

Gabriele Grecchi: Scultura

Il 7 febbraio all’I.I.S. “Cesaris” di Casalpusterlengo, all’interno della undicesima edizione del ciclo “Cesaris per le Arti Visive” a cura di Amedeo Anelli, si aprirà la mostra di Gabriele Grecchi “Quello che le mani fanno”. L’esposizione proseguirà fino a tutto il 6 marzo.
La mostra – ha dichiarato Anelli –  è una sintesi fra arte ed artigianato, discipline in mutua tensione, nelle dimensioni plastica e pittorica. In questo senso si ripercorrono anche prospettive poetiche novecentesche fra iconismo e surrealtà, fra pittura ed assemblaggi.

Gabriele Grecchi

Gabriele Grecchi

Gabriele Grecchi è nato a Codogno nel 1957. Nel 1990 ha partecipato alle fasi finali dell’esperienza della Galleria “Il Gelso” di Lodi e nel decennio successivo a quelle di Scuolarte di Codogno. Ha, tra l’altro, realizzato oggetti di scena, in particolare per il Teatro Gioco Vita di Piacenza per l’opera Children’s Corner, La Boiteà joujoux musiche di Claude Debussy andato in scena alla Fenice di Venezia nel 1990.
La domanda forse più corrente che la gente si pone circa l’attività dell’artigiano riguarda la differenza tra il suo lavoro e l’arte. La risposta fornita in un suo recente libro da Richard Sennett, professore alla New York University e alla London Scool of Economia potrà sembrare anche sbrigativa ma risulta più che mai pertinente nel caso di Grecchi. Secondo Sennett, che è anche un musicista professionista: “dal punto di vista pratico non esiste arte senza tecnica”. L’idea di un quadro non è un quadro. Senza la tecnica non si traduce infatti l’idea. “Dietro alla preoccupazione definitoria quasi sempre si nasconde qualcos’altro. Forse ci stiamo chiedendo che cosa sia l’autonomia, l’autonomia intesa come la spinta che dall’interno obbliga a lavorare in maniera espressiva”.
L’artigiano che ha curiosità per le forme,  sensibilità culturale, temperamento, aspirazione alla qualità, capacità nell’ esplorazione dei materiali, difficilmente non arriva ad avere anche un rapporto personale con l’arte.
A differenza di tanti artisti, che incubano idee, intenti, progetti, ma mancano di prassi esecutiva e risultati formali,  Gabriele Grecchi ha alle sue spalle una storia professionale. Ciascuna delle sue opere o oggetti (iconici, fantastici, surreali, assemblage o meno) è legata alla sua conoscenza del lavoro manuale e tecnico, delle procedure quotidiane, oltre che misurarsi con le trame del mutamento culturale. La sua produzione nutre sentimenti di meraviglia. Magari recepisce altrove immagini e idee, che sviluppa, trasforma, adatta e arricchisce di condizione umana propria dell’artigiano-artista: umorale, introspettivo, digressivo, in grado di investire di nuovo valore e autonomia l’originalità, attrezzandola e differendola di nuovi, diversi e personali elementi.
Homo faber dunque, ma non solo. Grecchi, nei suoi lavori, dimostra oltre che una straordinaria disponibilità al processo del fare, anche tensione culturale verso la divagazione fantastica e di tensione inventiva. una  attenzione ai sensi e particolare sensibilità per i punti dove si trova il piacere. Elaborando (o ri-elaborando) soluzioni moderne in grado di ottenere attenzione e apprezzamento

 La mostra:Quello che le mani fanno – Cesaris di Casalpusterlengo – Durata fino  al 6 marzo – Orari d’ Apertura: da lunedì a venerdì ore 8, 00 – 17,15; Sabato 8,00 – 14,00.

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