Edgard Degas, le indicazioni del realismo


DEGAS foto IIAlla Palazzina della Società Promotrice delle Belle Arti di Torino, si avvia alla conclusione del 27 gennaio la mostra dedicata ad Edgard Degas: una ottantina di opere (numerosi i disegni, le sculture di cavalli e di ballerine e le opere di inizio carriera) provenienti dal Museo d’Orsaye. L’esposizione è aperta dall’Autoritratto del giovane artista. Gli fa quasi da spalla quello del nonno Hilaire de Gas. All’esperienza italiana è invece collegabile il  Ritratto di famiglia (La Famiglia Bellelli, 1858-1869) di grandi dimensioni (2 x 2,5 metri), sicuramente uno dei lavori più noti e apprezzati della sua produzione. A queste opere si aggiungono molti quadri risalenti alla prima fase dell’attività pittorica, quando l’attenzione di Degas era tutta dedicata alla copia dei maestri del passato, e quella per gli artisti del suo tempo, rivolta soprattutto a Ingres.
La mostra non offre – è bene dirlo subito -, un racconto completo dell’attività dell’artista né della Parigi fine Ottocento,  passata vivacissima sotto il suo pennello. Mancano i riscontro (o sono appena accennati) cicli importanti: i caffé, i paesaggi, le ballerine, le corse dei cavalli, i nudi. Abbondano invece i ritratti che racchiudono le pieghe più intime della sua biografia. Viene eluso (o evitato) ogni confronto con gli altri protagonisti dell’impressionismo. La lente d’ingrandimento pare fissata più sull’importanza del disegno, l’uso del pastello e della gouache e sui bronzi. Complessivamente una esposizione di facile lettura, precisa ma vincolata ai confini imposti dai curatori;  piacevole, sebbene manchi di quel quid in grado di renderla entusiasmante e, soprattutto, di sollecitare  approfondimenti.
Le differenze di Degas dagli altri impressionisti restano sottintese. Più che frutto di analisi comparativa si deducono dalla costruzione disegnata e prospettica dei suoi quadri e delle sue sculture. In cui le forme non si dissolvono e non si confondono con la luce. Sono rese plastiche ma una luce tonale, non dal chiaroscuro. In questo è evidente Degas ha seguito la tecnica impressionista. I suoi lavori sono contraddistinti da tagli prospettici, alcuni senz’altro molto arditi. Si è molto parlato dell’influenza delle stampe giapponesi, eppure appare evidente come in essi risalti una inquadratura tipicamente fotografica.
Come si dice, non sempre le ciambelle escono col buco. Questa torinese vien naturale avvicinarla per gusto e sapore, più a certe offerte “turistiche”, anche se non mancano spunti d’interesse didattici. La conferma di un’arte ispirata da maestri, sebbene fornita di una sua spontaneità e di temperamento (tipicamente borghese). Che, d’altra parte, è in linea con la poetica del pittore:”La peintre est un art de convention…”  La sua bravura è rappresentata dal disegno e, insieme, dal personale rifiuto della pittura plain aire; dall’ ispirazione neoclassica; dai dettagli in altre e dalla accentuazione insistente e ricercata del movimento. La sua lezione pittorica risente di qualche vuoto. Forse perché in esposizione mancano o sono deboli passaggi importanti, come quelli delle donne di strada e delle danzatrici, delle donne al caffé, della borghesia, della borsa parigina, delle corse, di tutti quei capitoli insomma che danno dimostrazione della sua fedeltà al realismo: dei lavori, dei divertimenti, delle fatiche, dei vizi, degli atti più desolatamente quotidiani ed intimi.
Al contrario, figurano in luce il gusto per la sperimentazione e per la ricerca di soluzioni anche inedite, oltre che le innovazioni formali: nel cogliere il movimento, nello schizzare di luce i soggetti. L’originalità non si abbandona alla visione, ma assume attraverso particolari, o anonimi o di rigore stilistico, la potenza della poesia.

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