PASQUALINO BORELLA, SCATTI PER SALVARE LA MEMORIA


Il fotografo Pasqualino Borella  e il direttore del Cittadino Ferruccio Pallavera

Il fotografo Pasqualino Borella e il direttore del Cittadino Ferruccio Pallavera

Quanti milioni di immagini ogni giorni vengono fermate in tutto il mondo dagli scatti di macchine fotografiche? Quante nei 365 giorni si consumano in una redazione di giornale? In quel mondo infinito di racconti, cronache, curiosità, ritratti di uomini  ve ne sono a migliaia che riguardano il lodigiano, che forniscono un affresco caotico, casuale e ufficiale del territorio. Un vero labirinto visivo. Raccontato da Pasqualino Borella, per aiutarci semplicemente a vedere, a ricordare. In cui, come in un gioco di specchi, ognuno di noi può trovare una parte di sé.
Ma chi è  Pasqualino Borella? Tutti sanno che lui, il fotografo, lo fa di mestiere. Pochi sanno che è uno che verifica con occhio critico quel che fotografa. Uno che usa gli occhi della fotografia come punto di incontro fra sé e il mondo. Uno dei pochi che cercano, attraverso la fotografia, informazioni genuine, magari scarne, ma autentiche. Detto brutalmente: non è un semplice operatore che riduce l’intervento alle cose strumentali. Come l’inquadratura, la messa a fuoco, la scelta del tempo in rapporto al diaframma, la cliccata. Sapendo quante ambiguità può nascondere la più perfetta delle immagine – le “immagini che creano se stesse” – gli capita anche di avere una visione propria della realtà. Naturalmente, questo avviene quando esce dal circoscritto territorio del “servizio” e della “commissione”. Qui, invece, documenta la vita quotidiana, quella ufficiale e quella della cronaca, il solito, l’ordinario, il normale. Ma questa è solo la realtà banale (nel senso di comune e di corrente), che si delinea da sé, “senza l’aiuto della mano dell’artista”.
Borella non è solo questo. E’ noto più per questo. Per i reportage, i servizi, le “cronache” affidate all’obiettivo. Per essere un professionista serio, dinamico, che fa informazione visiva su quel che accade in giro per il territorio, che traduce in immagini il quotidiano, sempre in attività con la sua macchina a portata di mano, con una capacità innata di cogliere piccoli e grandi avvenimenti. Ma non è “tutto” , questo è solo fotogiornalismo. A una mostra, dov’era “per servizio”, e dove c’era una passerella a intrecciar commenti sull’espositore, Borella se ne uscì con una delle sue gustose “saettate”: “Tante parole per così poche pennellate”. Alle pareti le tele avevano per tema l’intervallo di tempo tra il sorgere del sole e il suo tramontare. Si limitò ad osservare: “Dal creato all’increato”.  Sono semplici rimandi (detti tra parentesi) per dire anche della sua attenzione all’arte.
Fotografo, scrittore, collezionista, cultore di storia del territorio Borella accompagna l’attività del proprio studio con quella di cultore dell’immagine, in cui affonda l’occhio critico e ha cura dello stile. Questo è tuttora il profilo nascosto della sua attività, l’aspetto meno noto..Rarissime le sue apparizioni. Ce di che rammaricarsi. Nel suo ricchissimo archivio, non c’è solo l’insolito, il sorprendente, ci sono tanti e tanti scatti di alta qualità, C’è l’immagine che invita alla riflessione e quella che coglie un’emozione, quella che commuove e meraviglia e quella che si individua concettualmente. Soprattutto c’è la storia del territorio degli ultimi trent’anni, che a dire il vero non sono  pochi per capire come anche la poesia dei luoghi sia profondamente mutata. 

 

 

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