FELICE VANELLI, il nuovo soggetto religioso nell’espressione dell’arte


Il pittore Felice Vanelli al lavoro

Ceramista, scultore, pittore, disegnatore, affreschista, decoratore, all’occasione grafico, Felice Vanelli unifica in chiave concreta e operativa molte  specializzazioni dell’ arte e dell’ artigianato artistico. Dà, in un certo senso, dimostrazione degli orientamenti più recenti affermatesi nel campo delle arti figurali. Quelli che (teoricamente) escludono differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano. Che vogliono quale elemento fondamentale comune la perfezione del mestiere. Anche se, purtroppo, non sempre i manufatti del nostro tempo la rispettano. Vanelli appartiene alla generazione di quei pittori che hanno animato nel secondo dopoguerra la vita artistica nella città di Lodi. Quella dei Maiocchi, Monico, Bonelli, Vecchietti, Malaspina, Bassi, Roncoroni. In antitesi con le posizioni dei Maffi, Marzagalli, Volpi, eccetera.
I suoi lavori oggi arredano abitazioni, uffici, luoghi pubblici, piazze, giardini, negozi. Soprattutto chiese. Tutti (o quasi) sono sostenuti con significati importanti, di sostanza morale. La mano, la mente, il sentimento hanno ricavato dall’ esperienza del fare un patrimonio straordinario di conoscenza tecnica e  anche culturale, senza dubbio felici.
Settantaseienne, è figurativo dal primo istante. La scultura, l’affresco, sono arrivate dopo la pittura. Dopo ancora è arrivato l’interesse per la ceramica. Quando l’ enfasi giovanile ha lasciato posto all’efficacia. E allorquando la mano maestra aveva già imparato a restringere sull’indispensabile.
Oggi Vanelli continua a maneggiare motivi rischiosi, quali il religioso e il liturgico. Le Sacre scritture animano moltissime opere della sua maturità. La sua passione disegnativa ha trovato sfogo nella pittura su muro. Di essa conosce ogni specifica particolarità tecnica e chimica. Come in scultura conosce i segreti del rilievo, dell’alto, del mezzorilievo, del basso, che pratica con accortezza e attenzione al grado di spessore richiesto. Sono qualità che si ritrovano anche nella pratica ceramistica, dove però fa entrare in gioco elementi diversi come la policromia, l’ingobbo, la lucentezza, le qualità più specifiche che riportano il lavoro manuale alla grande dignità artigiana descritta da Diderot nella sua Enciclopedia..
Molte delle sue opere sono di soggetto sacro. Quasi impossibile citarle. Tra quelle che ci vengono in mente il bassorilievo entrato a far parte del complesso artistico in ceramica artistica di San Cataldo in provincia di Caltanisetta, realizzato in collaborazione con la Ceramica Vecchia Lodi di Pisati e Minetti e le ceramiche dedicate ad Ada Negri e a Santa Maria Cabrini realizzate anch’esse in collaborazione con la citata manifattura lodigiana.  Il manufatto di San Cataldo, è una  composizione unitaria  che dipana le immagini della Passione di Cristo. In esse i valori della tradizione iconica sono ribaltati. Vanelli ha caricato di dolore fisico l’immagine del Nazzareno, mettendogli addosso un surplus di sofferenza, quella propria dell’umanità.  Di taglio figurativo e realistico, senza concessioni all’ornamento e alla teatralità. l’opera è  tutta concentrata sul dolore del male  e sulla solitudine. Lo stesso Cristo non è stato accompagnato dalle figure dell’ iconografia classica – da cavalli,  turbe di donne piangenti e uomini in arme, eccetera -. La rappresentazione infatti è semplice, controllata, e la bellezza è quasi soffocata dalla valenza simbolica dell’umiliazione e del dolore.
Analogamente in Ultima cena, un lavoro avvincente per sensibilità, collocato in una chiesa di Roma, si ritrovano visione soggettiva, luce di qualità attiva, cronaca e gusto del nostro tempo. Tra i lavori  in cui è caratteristico l’apporto dell’abilità sono senz’altro meritevolianche iquattordici cotti policromi realizzati per la Cattedrale di Lomé in Togo.

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One thought on “FELICE VANELLI, il nuovo soggetto religioso nell’espressione dell’arte

  1. Rafael ha detto:

    Ho trovato queste articolo che me ricorda molto la personalita di Felice,

    Rafael e Mary

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