2012, UN ANNO DI MOSTRE NEL LODIGIANO


Un anno di mostre 3

Non so se sia importante sapere come sia andato per tutti l’anno delle mostre dal punto di vista economico. Certo, non sempre e non a tutti può riuscire  di agguantare il successo. Per un altro verso, la crisi che “morde” mette facilmente in soffitta la qualità.  Non serve la palla magica, le difficoltà erano  previste nel 2011.
L’occasione per un bilancio 2012, in via di conclusione, a giudicare dalle premesse, poteva davvero essere un anno horribilis. I continui allarmi lanciati anche da professionisti dell’arte locale sulla precarietà economica di ogni aspetto della vita culturale, parevano presagi di un periodo nero, anzi nerissimo. Tutto sommato non è andata così. Il buono, nei dodici mesi, si è pure visto. Certo i problemi non sono mancati, i contributi istituzionali hanno regolarmente scarseggiato, molti artisti ne hanno sofferto. Altri, naturalmente no. Qualcuno potrà anche dire che alle mostre vanno di solito i soliti. L’importante è che di “sgarbignate” non se ne sono viste. Forse solo una. Ve la lasciamo immaginare. Già questo lascia intendere che alcune esposizione di rilievo ci sono state. Almeno di quelle concepite proprio per allargare il pubblico della cultura. Facciamo riferimento all’interesse incontrato allo Spazio Bipielle da “L’immagine per inciso”. a cura dell’Associazione Monsignor Quartieri, concepita in funzione “didattica” con un percorso che dal Cinquecento è arrivato fino ai giorni nostri. Costruita e curata da Gian Maria Bellocchio e Matteo Bellocchio, su un progetto intelligente di Patrizia Foglia è stata onorata da un grande parterre all’inaugurazione e da un pubblico sempre numeroso, anche per l’ attraente serie di iniziative collaterali che l’hanno accompagnata sin qui. Non escluderei dal sobrio elenco che mi sono appuntato “Arte e Fede”una mostra organizzata da Confartigianato e Imprese provinciale. Cosa importante che l’arte e con essa l’artigianato artistico, abbiano dimostrato una attenzione di riguardo all’oggetto di culto, ai prototipi per la liturgia. L’esposizione è apparsa chiara e singolare, sia sul versante della ricognizione concettuale, sia su quello letterale o formale, sia su quello della qualità della produzione. Ancora una volta, a Casalpusterlengo, è risultata convincente “Semina Verbi”: ben organizzata e ben allestita , affidata da Amedeo Anelli alla provocante testimonianza di un gran numero di opere che affrontavano aspetti religiosi e della spiritualità in maniera origianale. In essa il visitatore ha trovato la tradizione (figurativa) e l’irrequietezza (della materia), lo spirituale espresso in forma iconica o aniconica;  il gesto simbolico e quello mistico e quello del mestiere, pensato e affidato alla manualità artigianale. A Codogno, forse l’unica mostra meritevole d’essere ricordata è “Dalla Biennale”ideata da Maurizio Caparra, organizzata da “Operadarte” e allestita al Soave in cui abbiamo trovato riflessi alcuni linguaggi del contemporaneo. Niente di “particolare”, nel senso che certi cambiamenti iconografici, di materiali,  di procedura, di intuizione e giudizio, sono praticati e noti da tempo, ma è stata data almeno dimostrazione  che l’attualità può aiutare a comprendere i differenti approcci dell’arte del nostro tempo. Dalla Amarillo Art Gallery di Reggio Emilia,  contenitore-laboratorio di esperienze e di interscambi è approdata a Lodi con gli ovvi aggiornamenti di artisti localiEstremità”.  E’ giusto la ricordi per quel che è mi è apparsa: una mostra non categorica, che ha abbracciato una varietà di ambiti e un vocabolario indefinito di forme concettuali, arcadiche, anarchiche, seriali, storiche, antropologiche in cui realismi e astrazioni, carte, grattage, allegorie, oli, disegni, foto, spruzzi, sovvertimenti  hanno fatto, ognuno per sé, da padroni, in moltissimi casi convincendo. A sua volta “L’Arte s’è desta”, messa in campo dal Circolo DeLemene, è risultata una collettiva ingrandita. Scontato non potesse una lunga  lista di artisti a fornire lo specchio di identità ampie che hanno unificato i singoli apporti al discorso a scavalco tra l’Ottocento e il Novecento e poi a quello delle avanguardie lombarde e nazionali post-belliche fino al contemporaneo, che come è noto recuperano nel presente idee e situazioni preesistenti. Nell’ insieme la rassegna curata da Mario Quadraroli ha corredato il pubblico locale dell’incitamento a darsi sguardo più lungo e ampio, e possibilmente meno enfatico quando si approccia alla pittura cittadina.  Non ha deluso “Carte d’Arte”  che ha anzi meritatamente raccolto consensi pertinenti negli ambiti dell’incisione e della stampa originale d’arte. Apprezzata dal pubblico grazie alle tecniche adottate da Giovanni Turria, alla versatilità figurativa, di Paolo Petrò e alla descrittività di Daniela Rosi e dalla “promettente”  presenza di Stefano Gerardi
Dall’elencazione non escludere Lodifaceramica 2012” il concorso nazionale di ceramica giunto alla sua decima edizione, che non ha nascosto la strada da seguire nel recuperare il lavoro artigiano, non come semplice manifattura, ma come creatività. L’adeguata presenza del design nella progettazione legata all’elaborazione di una cosa ha dato respiro e sostanza alla rassegna sostenuta dal Comune di Lodi. La “selezione”,  alleggerita dalle presenze occasionali o estemporanee (in gran parte locali) ha dato valore al ruolo del ceramista-modellista, figura tipicamente artigiana che sa tradurre “a mano” prototipi di linea creativa conferendo profondità all’intuizione. Sulla stessa linea d’importanza “Design & Artigianato” non può essere dimenticata. A parte l’idea che l’ha suggerita, quella di recuperare e rinnovare il lavoro dell’artigiano-artista, che rappresenta una scommessa e supera i confini dell’economia.Curata da Giampiero Brunelli ha offerto l’occasione per una presa di coscienza di verità (in una accezione squisitamente creativa), di realtà concrete, molteplicità tecniche, versatilità e legami. Senz’altro interessante  “Segni e sogni”  la mostra alla Biblioteca Laudense  curata di Paola Mori, Simonetta Fanfani e Paolo Camera in cui hanno trovano sintesi e documentazione opere realizzate e progettate dai Comuni e dalla Provincia, da architetti dell’Ordine di Lodi e di altri Ordini: una campionatura di dimensione professionale e civile importante. L’architettura – forse è pleonastico dirlo – è un fenomeno complesso che si riverbera sulla vita delle città e degli individui. Non è solo una scelta di soluzioni formali e tecnologiche coerenti con la ricerca e l’elaborazione teoretica. Apprezzabile anche “Un anno dopo l’altro. Orizzonti d’arte” , all’ ITS Cesaris di Casalpusterlengo,  unico esempio in tutta la Lombardia e forse in tutta Italia di mostre d’arte didattiche all’interno di un Istituto superiore, che presenta opere di artisti di vario livello, non solo locali ma di valore nazionale e internazionale. Curata anch’essa da un instancabile  Amedeo Anelli, l’esposizione (in corso) propone ricette espressive diverse. Se alla qualità e alla abilità tecnica dei singoli si aggiungono la forza delle loro idee, l’originalità della ricerca, la professionalità dei procedimenti e delle elaborazioni, la motivazione, il giudizio positivo è scontato.  Un summary della serie di mostre tenute nel corso dell’anno è stato offerto con “Il tempo dell’infinito” dalla Casa delle Idee, location di arti e cultura di Tavazzano. In essa hanno trovano spazio opere dominate da luce, colore, fantasia, materia ed espressione, frutto di un approccio libero ed eclettico che impedisce di focalizzarsi su tematiche uniche., fornendo strumenti visivi e informativi per osservare l’arte del nostro tempo e i suoi autori in maniera costruttiva e interrogativa.
A fianco di queste iniziative sono senz’altro da ricordare l’antologica a Villa Trecchi di Maleo di Franco Francese curata con l’abituale carattere problematico e propositivo da Tino Gipponi, con opere che hanno colpito per la densità dell’ espressione e dell’ energia e costituito uno stimolo per quei visitatori che sanno ancora cogliere i fermenti dell’arte autentica anche oggi che è tutto confusione. Alle cure dello stesso Gipponi si deve anche l’antologica di Angelo Palazzini allo Spazio Bipielle di Lodi, ennesima conferma che la sua pittura non si può confondere con certe tendenze emiliane. In essa c’è la magia delle cose sparsa un po’ in ogni dove: nel gusto della decorazione bizantineggiante, gotica, costruttivista; nell’incanto bizzarro e sottile delle rappresentazioni; nel fascino unico e avvincente,  Segnaliamo anche le mostre di Luigi Pedretti, all’interno di una edizione di Naturarte  dai contorni non proprio chiari e definiti per suscitare qualche meraviglia,  ha sancito il suo interesse  per una pratica pittorica  in cui l’elemento naturale bilancia con la forza del segno, del gesto, del dripping e altri automatismi; quella di Andrea Mariconti  alla Bipielle, una sorta di excursus e di continuum dell’ operatoottenuto unificando l’atteggiamento di divulgazione (ambienti, luoghi, posti reali, simbolici, immaginati, desiderati), a una pittura attentamente preparata, materica e bituminosa; infine, la retrospettiva, a due anni dalla morte,  di Mario Tapia al Centro sociale di Melegnano in cui si sono ritrovati i caratteri essenziali della sua arte, gli inconfondibili colori, le soluzioni compositive e formali, la tecnica scioltissima, la disinvolta manualità, l’intelligenza operativa.. In una parola, il suo mondo. Segnali più sommessi, da camera, dalle numerose altre iniziative “personali”.

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One thought on “2012, UN ANNO DI MOSTRE NEL LODIGIANO

  1. alice ha detto:

    Continuate cos, bravi!

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