Teodoro Cotugno / Prossima antologica alla Bipielle


 

Teodoro Cotugno nel proprio studio al castello di Salerano al Lambro

Teodoro Cotugno nel proprio studio al castello di ZSalerano al Lambro

La mostra di stampe originali e di pitture che Teodoro Cotugno sta predisponendo da tempo e che metterà in scena allo Spazio Arte di Bipielle City con l’anno nuovo avvalendosi della esperta sovrintendenza e lettura critica” di Tino Gipponi, si preannuncia una vetrina diversa per le scelte di sostanza, e di  struttura artistica e pittorica. Trattandosi di un’antologica di oli e incisioni queste previsioni di stimolo sono presto dette: nelle arti figurali stiamo assistendo a una perdita di identità culturale, alla quale corrisponde una presa di identità ‘mediale’ a seguito di un mercato dell’arte generalista conseguenza di una società dei consumi. Contro questo scivolamento Cotugno ha scelto di riaffermare il valore e la novità del paesaggio, attraverso una ricerca di arricchimento formale e una diversa modulazione espressiva.
In un momento in cui l’inquietudine dell’arte visiva è almeno pari, nella incapacità, ai processi di turbolenza politica ed economica, il suo invito è a ritornare col gusto e l’intelligenza alla pittura, ad avere fiducia nella rappresentazione del paesaggio. Non come valore naturalistico esclusivo, non come valore semplicemente spiritualistico, ma come valore in sé, in grado di attrezzare l’occhio sia critico che comune a non soggiacere al potere e alla persuasione dei linguaggi di consumo; a ritornare al paesaggio come forma comunicativa di alto livello; che stimola col suo ordinamento a nuove spaziature (anche mentali), a nuove forme (anche istintive), ad accendere la curiosità sul farsi manuale, al disfarsi e al ricomporsi del visibile, a dare sfogo all’immaginario come esercizio della mano e della mente,  dell’esercizio e della conoscenza.
In una parola, l’artista riconsidera la pittura di immagine quale strumento veicolante di intelligenza operativa e di cultura, di sensibilità e di poesia. Tale da aspirare a quella identità culturale che nel lodigiano si è a lungo riconosciuta in Giorgio Belloni, Giuseppe Vaiani, Piero Belloni Betti, eccetera. In sostanza: più arte, più natura, più paesaggio (anche se Cotugno – come la rassegna curata da Gipponi mostrerà – non pratica esclusivamente il soggetto, ma ha occhio e sensibilità pure per altro – le composizioni, le nature morte, gli interni, i particolari -) quale antidoto al progressivo franare in un sistema stanco e smarrito il cui primato è dato dal ludico, dal decorativo, dalla performance, dal mixage fotopittorico.
Dunque il paesaggio e non solo il paesaggio: non come pittura di meraviglia e di consolazione, non più come trionfo del naturale e tripudio di lirismo, non più come forma retorica della lombardità o d’altro ancora,  ma come piattaforma di ricerca e comprensione degli atti creativi e delle ragioni della loro scaturigine. Senza esclusione del messaggio, che ambisce essere quello di una pittura di natura e di ambiente diversa, non semplice e non facile (come molti credono). Insomma non un guanto rivoltato ma che ritrova la sua forma dominante com’era nel diciannovesimo secolo, in grado di fare recuperare all’uomo gusto, cultura e attenzione alle cose che lo circondano.
A Spazio Arte Bipielle l’artista presenterà una serie di immagini costruite con un linguaggio stilistico in parte diverso da quello conosciuto. Avevamo già segnalato in diverse occasioni come il linguaggio dell’artista contenesse segni di progressione e cambiamento. Senza per questo abbandonare il tramonto, i chiarori della neve, i blu del cielo e del mare, i sentieri che portano in luce un sentimento romantico, i particolari dei luoghi e delle cose, le maglie di colori. Tutti soggetti, che in Cotugno hanno sempre procurato emozione, sentimento di assoluto, e che vengono ora proposti con linguaggio espressivo lievemente emendato, lontano dagli appiattimenti imposti dal gusto di massa.
Sono cose tutte che oggi l’artista affronta per corrispondere più adeguatamente all’evoluzione del gusto. Naturalmente lo fa da pittore appartenente a quel gruppo di artisti lombardi che, per vie diverse, praticano la figurazione di una ‘natura’ più evocata con il potere del colore-luce, di paesaggi che conoscono principalmente le varianti dell’immediatezza e che offrono fantasia di scelte da stimolare l’esercizio mentale e non solo sensitivo.
L’esposizione alla Bipielle fornirà conferma a tutto ciò e al fatto che  siamo dinnanzi a un pittore che non cerca più unicamente l’atmosfere, il velo di luce-sentimento con cui avvolgere ed evocare luoghi e particolari di essi; né che dà al rigoglio della sostanza cromatica il valore analogico di un farsi della natura. Al contrario, che cerca di fissare sulla tela o sul foglio (nella pratica dell’acquaforte) con linguaggio moderno le forme presenti in quel che vede e coglie. Da ciò l’intensità di certi suoi brani di realtà, la fiducia nel vero malgrado un linguaggio spostato tecnicamente, proceduralmente, compositivasmente verso un figurale scrutato con occhio diverso, che nel suo frangersi, comporsi, integrarsi, crea da sé stesso elementi di autenticità e interesse.

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