Giuseppe Filosa / Le cose evocate


Giuseppe Filosa al "Graffio" (Assoc. d'Arte e Libero pensiero) di Cosenza

Giuseppe Filosa al “Graffio” (Assoc. d’Arte e Libero pensiero) di Cosenza

Nel Vocabolario di Filippo Baldinucci (1681) i termini “artefice”, “artiere”, “artista” e “artigiano” erano compresi in una unica indicazione, riferiti al latino artifex e spiegati come “esercitatore d’arte”. Il dissidio tra arte e artigianato ha trovato avvio dalla civiltà artistica rinascimentale e si è affermato a scavalco tra Settecento e Ottocento  con la distinzione fra Arti liberali e Arti minori. Gli orientamenti più recenti negano le possibilità di una distinzione teoretica e pratica fra arti maggiori e arti minori. L’arte contemporanea si è fatta in larga misura mestiere; ha implicitamente riconosciuto che nella realizzazione di un’opera il momento dell’esecuzione non è meno importante dell’ ideazione. Anche se molti artisti che praticano la pittura e la scultura del momento, di “mestiere” ne  possiedono poco.Filosa 3 iconeScultore, pittore, muralista (o affreschista), decoratore, all’occasione anche grafico, Giuseppe Filosa unifica in chiave concreta e operativa molte  specializzazioni. Laureato all’Accademia di Belle Arti di Roma, dà  in un certo senso, dimostrazione degli orientamenti teorici più recenti, e cioè che non v’è differenza essenziale tra l’artista e l’artigiano-artista. La perfezione del mestiere è elemento fondamentale a ogni artista, anche se, purtroppo, i manufatti del nostro tempo sembrano (come si dicevano) trascurarlo.
Filosa appartiene alla generazione di artisti del secondo dopoguerra, quando l’arte si combinava ancora con certe forme di apprendimento e di conoscenza tecnica. Ovvero con il saper fare, fare bene, fare a regola d’arte, appunto.
I suoi lavori arredano oggi abitazioni, uffici, luoghi pubblici, piazze. Una sua scultura, in pietra tufacea di di Mendicino, si erge sul lato nord-est di piazza 11 settembre proprio a Cosenza Ma altre se ne trovano disseminate in Europa. Tutte (o quasi tutte) sostenute con significati importanti, di sostanza morale. Lo avevamo presentato su uno dei primissimi numeri a stampa di Forme ’70. Siamo felici di averlo “riscoperto” a distanza di cinquant’anni. Di sapere che, in questo arco ampio, costituito da mezzo secolo, dopo esser stato a lavorare in fabbrica a Rudesberg in Germania e poi in Svezia – dove a Stoccolma ha colto i primi agognati consensi grazie a una pittura di forte realismo – da tempo imprecisabile è tornato nella sua Cosenza, ha sostituito ai colori plumbei tipici di certa pittura realista ed espressionista tedesca con colori frutto di una modificata fantasia, ed ha aperto una Bottega d’Arte in pieno centro storico.
Va da sé, che la sua arte è cambiata parecchio, da quando mi fece conoscere alcuni risultati alla Scuola di Volo di Galatina (Lecce).
La mano, la mente, il sentimento hanno ricavato dall’ esperienza conoscenza tecnica e culturale. Settantacinquenne, Filona è figurativo dal primo istante anche se la sua è oggi una figurazione fantastica, che a volte si arricchisce di stimoli e forme iconiche, avite, succosamente ricche di elementi simbolici, d’indagine letteraria, sociologica, lessicale, senza, all’occorrenza, escludere la materia e l’attenzione a forme espressive di più diretta “attualità”.
La scultura, i murales, sono arrivate dopo la pittura, e dopo ancora sono arrivate altre tecniche espressive. Quando l’ enfasi giovanile ha lasciato posto all’efficacia, e la mano maestra, aveva ormai imparato a restringere sull’indispensabile. Oggi Filosa è un “maestro d’arte” a pieno titolo, conosciuto e apprezzato anche all’estero. Certo, Sono lontane le figurazioni degli Anni ’60, quelle delle periferie industriali e dell’uomo dignitosamente sofferente, di quando l’artista s’era avventurato in Germania. Ma senza memoria non ci sono radici ne storia, come dice il proverbio. Quei quadri, alcuni anni fa, Filosa li ha opportunamente “riproposti” in una antologica interamente dedicata al periodo. “Erano anni difficili  – ricorda il pittore – e il lavoro nelle fabbriche (in Germania) era una condizione essenziale per le esigenze della vita. Immergersi in questa realtà era necessario, mal’arte per me rappresentava un bisogno di sopravvivenza e i ritmi interni si traducevano in energia creativa; per questo motivo le fonderie diventarono dei pretesti per realizzare la poesia delle fabbriche”.
Va da sé che una linea rossa unisce l’artista nato a Montalto Uffugo ad altri artisti cosentini (la linea della passione, del sentimento, dell’emozione, del libero ragionare), alle poetiche personali. Anche se poi le attitudini e i temperamenti dei singoli inducono gli artisti ad affrontare percorsi ben differenziati e differenti. Quello di Filosa è marcatamente segnato dalla sua storia personale. Nella forma espressiva da lui raggiunta c’è una carica di vitalistica emozione e partecipazione, imposta dal rapporto immediato e diretto con la storia, gli avvenimenti, i fatti, le cose, la natura, la tradizione e l’uomo, che costituiscono la totale immersione.

Annunci
Contrassegnato da tag , , , , ,

Lascia un Commento:

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: