Loredana De Lorenzi / Ceramiche e pitture


Loredana De Lorenzi

Loredana De Lorenzi

Pittura e ceramica sono due specializzazioni artistiche che marciano volentieri insieme. Sono due arti che mostrano e nascondono allo stesso modo. Lo conferma Loredana De Lorenzi che a Lodi, presentata da Mario Quadraroli, mette in mostra in via Cingia un nucleo di ceramiche e di pitture. Un’occasione e uno stimolo a indagare il suo linguaggio recente – quello con cui esprime il proprio concetto di arte – e, dall’altro, la suggestione che l’artista manifesta per la corrispondenza analogica. Per gli elementi di confronto, le possibili interferenze, le possibili istanze poetiche. Di sicuro per la pratica essenziale. Ovvero ricerca, materia e registro.
La De Lorenzi è artista e artigiana nel senso giusto. Non ha mai rincorso la “bella forma” per sé stessa. Probabilmente neppure quando frequentava i corsi a Brera. E neanche si è mai ingorgata nei ricicli delle avanguardia. Né quelli storici né quelli contemporanei, tanto meno quelli mondani. Gli è rimasta addosso (o dentro) un po’ di metodo e di didattica di quando insegnava. Quello di dimostrare che l’artista è prima artiere, e deve avere abilità tecnica per dare forma alle idee. Perché non c’è arte senza mestiere, perché non c’è comunicazione senza vera capacità di concretare.
C’è una diversità in lei al comune sentire le immagini. E’ figurativa, a tratti un po’ ambigua, ma sempre (senza intenzioni formali) figurativa. Più di tutto nella pratica pittorica. Ai confini con l’astrazione in ceramica, perché la materia gli concede spazi di vertigine sensoriale. In entrambe le pratiche innesta padronanza, non filtri selettivi. E’disinibita con la terra, sincronica in pittura. In tutte e due sfoggia gusto moderno, ma sa tenere un occhio anche al passato. Nell’una e nell’altra attività sono i sentimenti a premere sul discorso espressivo, sono i sentimenti, che lo muovono e lo dirigono.
La De Lorenzi sa rendere tutto fruibile. Attraverso le forme in sé stesse. Intese come rapporti qualitativi. Prescindendo da ciò che rappresentano di reale o d’ideale. In ceramica, pare, gli è più facile trascendere dall’immagine, in pittura è più accorta. Cerca l’accordo col soggetto. Un modo che oggi andrebbe forse letto più come un rapporto infinito fra arte e natura. Nel suo operato c’è forza e gioia, non “complessità”. La tecnica non è ridotta a soggettivismo estetico. L’impegno è rivolto a dare forza al linguaggio. Che si presenta sempre “mosso”. Riassunto di un mondo di materia e manualità, di sentimenti e poesia, di visioni e fantasia. Non di teorie. Da anni l’artista mette in evidenza la congiunzione naturalista. E’ la garanzia di contesto. In tal senso le declinazioni hanno un valore estetico in quanto esprimono un altro valore che fa loro da contenuto.  Concretezze, archetipi e riproposte. Su questi passaggi viene affermata la capacità di variazione, il mestiere. Si fondano le ragioni del comporre. Le ragioni dell’ azione creativa della De Lorenzi.

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