E’ morto Flavio Carrera, più di una promessa


F.Carrera: Crocefissione 1, tecnica mista

F.Carrera: Crocefissione 1, tecnica mista

Non sempre si devono piangere artisti maturi, a volte anche i giovani quando se ne vanno, lasciano un senso di vuoto profondo e sincero, soprattutto se si erano ravvisati in loro qualità e potenzialità di sviluppo. Come in Flavio Carrera  che ha lasciato a soli 28 anni il suo impegnarsi nella vita, la sua vocazione e intraprendenza nell’attività artistica (già raggiunta da alcuni im portanti riconoscimenti) e che priva Lodi di un esponente genuino dell’arte contemporanea, un giovane fresco di idee nuove, con facilità alla dissacrazione.
Con altri amici artisti locali, Flavio Carrera aveva messo sede alla cascina Colambarolina, dando vita a una sorta di collettivo, chiamandolo con un nome-manifesto: “Noi non abbiamo il dono dell’ubiquità”, che poi era stato utilizzato anche per la mostra (con Marco Mozzato e Luca Berto) all’Oratorio dei SS:Simone e Giuda alla Muzza di Cornegliano.
Quel titolo poteva significare diverse cose. Nel caso di Carrera significava non essere in più luoghi allo stesso tempo, ovvero non occupare più posizioni. E neppure vantare facoltà celestiali o divine. La sua parola d’ordine era quella stessa che come collettivo si erano data:“Schernire, sovvertire l’ordine dato, divertirsi cambiare gerarchie, disordinare regole e dogmi”. Nel 2009  aveva vinto a Fidenza il Premio Celeste, indetto per “dare voce alla creatività emergente”. Nel lodigiano si era fatto conoscere con Naturarte a Bertonico e alla Muzza di Cornegliano e successivamente, in una collettiva (L’arte s’è desta) curata da Mario Quadraroli allo Spazio Bipielle e, inoltre, alla Associazione Artisti Lodigiani di via Oldrado. Aveva iniziato gli studi al Calisto Piazza, poi lasciati per la Jugoslavia, dove il dramma di popoli ha senz’altro influito sulla sua visione del vivere e sulla sua ricerca. “Crocefissione uno”, “Mother & Child”, “fulk all”, ecc ne sono una dimostrazione
 Un assaggio di  estrosità provocatoria e penetrante, invece,  Carrera l’aveva fornito all’ Arsenale dove insieme agli amici del collettivo avevano preso a prestito l’infinito e immaginato un cimitero, chiedendo ai partecipanti di Naturarte di porre liberamente il proprio nome su una delle quaranta croci fissate nella terra. Il senso di quella iniziativa provocatoria e pepata a noi era parso subito chiaro: era rivolto agli chef di Naturarte affinché togliessero di mezzo i “cadaveri” (si fa per dire) dalla rassegna e guardardassero all’arte contemporanea, non come a un esercizio per specialisti, ma come un’espressione  della realtà del mondo.
In diversa versione invece l’umorismo mostrato alla  Muzza di Cornegliano Laudese, rivolto a colorire scelte di pensiero.  All’oratorio dei santi Simone e Giulio, le pitture di Flavio Carrera – ricorderete – erano nelle cappelle laterali. Carrera e compagni avevano immaginato una ambientazione di alberi e libri, una sorta di Golgota con una grande croce  dove, in titulus crocis, i tre dell’Ubiquità si autodileggiano. L’allestimento   forniva ai visitatori  un metodo di “lettura” cogli alberi che uscivano da montagnole di libri e i semi che bucavano copertine di enciclopedie. Il senso era restituire il bisogno di bilanciamento della stabilità e dell’armonia all’incrinato rapporto tra l’uomo e la natura. Quella installazione ha rivelato anche la sua passione per un modo nuovo di fare arte e comunicazione, e di accostare l’arte alla problematicità del vivere. Le due pitture di Carrera  –  “Mother & Child” (vincitore nel 2009 del Celeste Prinz) e “Crocefisso uno” – in noi avevano richiamatoi Giuseppe Guerreschi. Carrera manifestava non tanto un’opzione figurativa di stile tormentato (sul quale non è forse il caso di enfatizzare), ma una sensibilità più di realismo esistenziale,per una ricerca personale ed espressionista.  

 

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One thought on “E’ morto Flavio Carrera, più di una promessa

  1. secchi giuseppe ha detto:

    sono costernato, aldilà dell’artista ho perso un grande amico.

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