KAMEN N.42 / Rodolfo Quadrelli


 

Rodolfo Quadrelli

Un intellettuale
contro la cultura
degli Anni ’70

La sezione di Critica della rivista  di poesia e filosofia Kamen’, fresca di stampa è dedicata alla ripresa di alcuni scritti di Rodolfo Quadrelli. Approfondisce la ricognizione avviata in altri numeri della rivista di questo intellettuale cattolico, morto giovanissimo all’età di quarantacinque anni. Dal volume Il linguaggio della poesia (introvabile) Kamen’  ripubblica i saggi La critica di Eliot e la critica italiana, Il confronto letterario, La Materia dell’artista, L’impersonalità del teatro, Un modo d’intendere Shakespeare (in Antonio e Cleopatra).
Poeta, critico  e  saggista, Quadrelli nacque nel 1939 a Milano dove si laureò in Lettere Moderne all’Università Statale con una tesi su Antonio e Cleopatra di Shakespeare. A Milano ha vissuto e insegnato al Berchet fino alla morte. Le sue poesie vanno da Apologhi e filastrocche (1972) alla raccolta Ironia (1980). Complementari ad esse sono i saggi critici Il linguaggio della poesia (1969) e Filosofia delle parole e delle cose (1971), e le opere di impegno civile Il Paese umiliato (1973) e Il senso del presente (1976). E’ stato anche curatore di alcune edizioni di Shelley, Eliot, Noventa, Manzoni e Boito e commentatore e opinionista per i maggiori quotidiani e riviste.
Quadrelli ha animato, almeno per una quindicina d’anni, il dibattito culturale milanese. Faceva parte di una ristretta schiera di “resistenti” (Samek Lodovici, Quirino Principe, Mario Barcolla, Sergio Quinzio),; di scrittori, poeti, artisti e pensatori sottrattisi alla egemonia della cultura di supponenza progressista. Era impossibile non riconoscerlo. La sua idea di letteratura aveva raccolto l’eredità morale del Manzoni, in  aperta polemica con certa intellettualità  in  voga. Umberto Eco lo marchiò da “ ultras della sottocultura cattolica” (L’Espresso, 30 gennaio 1972), ma notevoli furono anche i suoi scontri filosofici sulla politica ingaggiati con Fortini e con Cassola.
Non era certo uno accomodante Quadrelli. Fedele alla Chiesa? Fieramente! Uno di destra? “Non avrebbe scritto quel che ha scritto sul delittuoso colpo di stato di Allende in Cile”, disse di lui Claudio Magris. Tradizionalista? Lo scriveva con la maiuscola. Era un intellettuale originale convinto delle proprie idee, che amava avventurarsi anche in “terre desolate”. Una voce particolarissima, che amava farsi ascoltare fuori dal coro. Rivendicava alla ragione poetica e letteraria un primato di dignità filosofica. I temi svolti si ritrovano in Paese umiliato (1973) e Il senso del presente (1976). La crisi della cultura in Italia – sosteneva – è anche il risultato di una sudditanza alle filosofie d’ oltralpe, contro la tradizione del pensiero metafisico che da Dante giunge a Manzoni e non trova sbocchi tra i pensatori della nuova Italia. Osava parlare di “ordine” negli anni della contestazione violenta. Di ordine religioso, di ordine cristiano. Aveva l’audacia di proporre Manzoni come antidoto a una cultura che correva veloce verso forme elevate di secolarizzazione, Nella introduzione a Scritti filosofici (Rizzoli,1967), sottolinea l’importanza dell’approccio morale e non metafisico dell’Apologia del Manzoni, evidenziandone la straordinaria attualità. Apertamente avversava le posizioni decise “a far a meno non solo della religione cristiana e cattolica, ma di ogni religione!
Ha intinto la sua scrittura nel giudizio critico e morale, contro gli ideologi (“coloro che usano le parole senza rispettare il contesto”). Ma non era un moralista. Ha raccolto ostracismi e messe al bando. Per finire, dopo morto, nel dimenticatoio (o quasi). Eppure a rileggere La tradizione tradita – Morale e politica nell’Italia contemporanea (Leonardo, 1995), non è solo l’idea di “tradizione” che colpisce  è la verità che oggi con lo sgretolamento dei valor sta venendo alla luce.

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