ANNA ROSA GALBIATI/ Acquarelli bergamaschi


Un’incisione dedicata a Bergamo Alta

Un libro del fortunato filone di “come eravamo”

Il nostro è un tempo di eccessi. In tutti i sensi. Ci sono scrittori inutili e scrittori che si rendono inutili (Ermanno Cavazzoni). Scrittori usi a non tagliarsi la barba e i peli sparsi per essere più “in” e scrittori leccati come un cucchiaino (Arbasino). Scrittori  gonfiati o gonfiabili, giovani e vanitosi o vecchi e vanitosissimi, gradevoli o  maldisposti (Vincenzo Mengaldo). Scrittori fai-da-te, che si editano a proprie spese per l’ immodestia  (Gianni Brera). Ci sono scrittori che hanno qualcosa di nuovo da dire altri che hanno per obiettivo il bancale del supermercato. Ci sono scrittori che si affannano su centinaia e centinaia di pagine solo  per dimostrare la loro consistenza (Giulio Ferroni)  e scrittori appiccicati con la  melassa a critici ufficiali (Paolo Milano). Ci sono i rinsecchiti dal gioco al ribasso della rete (Tommaso Labranca) e scrittori che si attendono con piacere in libreria, perché aiutano a definire il gusto, scuotono dalla pigrizia, contagiano con la scrittura e le idee. Magari son quelli che non funzionano subito, ma poi procurano soddisfazioni intense e durature. Ci migliorano come lettori, anche se non vincono premi.
Questo fervorino  per dire che la categoria  è ampissima e diversissima e finché parli o scrivi degli affiliati sei costretto a non far cenno ad altri. Scrittori meno importanti, più attenti alla memoria e alla testimonianza. Sono autori che spesso producono gustose raffinatezze, autentiche chicche letterarie. Vere e proprie meditazioni di vita sapienziale offerte semplicemente, con la forza dei ricordi, le proiezioni del sentimento, la storia dei luoghi e dei monumenti, la concupiscenza retrospettiva. Acquarelli bergamaschi è un delizioso volume editato dagli Amici del Nebiolo di Tavazzano; di quelli che subito conquistano, convincono e si leggono d’un fiato. Lo firma la scrittrice Anna Rosa Galbiati, bergamasca di nascita e tavazzanese da una cinquantina d’anni; ex insegnante, ora impegnatissima come volontaria nel sociale.
La Galbiati non ha dimenticato le sue radici nella Città Alta bergamasca, tanto che  gli è facile ravvivarle con la narrativa. Ha stile, sensibilità
sottile, da poeta, capacità di dare vigoria alla parola scritta e alle tante altre cose che danno dimensione a  personaggi, mestieri, dialoghi, incontri, sentimenti, edifici, viuzze e colori. Quelle da lei scritte non sono istantanea sul passato. La sua memoria non è passiva, ma costruttiva. Il passato è sempre con noi. La sua sorte dipende solo dalla decisione del presente di rimuoverlo o di assumerlo. L’esercizio di dimenticare è sconosciuto alla narratrice. Che può così lasciare pagine preziose, ricche di umanità e lirismo alle generazioni che verranno, affinché non vadano perdute. Le sue sono certo pagine senza ambizione letteraria, ma la letteratura non vi è estranea. Non manca in esse la vivacità evocativa per andare oltre ai semplici ricordi e assumere forma nuova e diversa. Niente preziosismi tecnici comunque, niente moduli da scuola di scrittura. Al contrario. Solo immediatezza, ironia, anima, pulsioni naturali.
Il suo è un esercizio a cuore aperto, un modo per individuare i confini del territorio in cui ci muoviamo oggi. Non è solo scrittrice di buone maniere, ma ha il gusto del particolare e dei luoghi, della tradizione, dello scavo. Capace di far rivivere con semplici accenti le emozioni di quando ci si muoveva tutti al ritmo delle campane.  L’omaggio alla Città Alta tralucere di parole e detti dialettali che danno ritmo veloce alla scrittura, innervandola con riflessioni colte e sobrie pennellate di colore.
Acquarelli bergamaschi, ha visto la luce grazie all’Associazione Amici del Nebiolo ed è stato presentato alla “Rassegna di autori tra l’Adda e il Lambro” alla Biblioteca di Tavazzano. Si compendia in una sessantina di pagine con cardini moderni, senza ricorrere ad artifizi e deformazioni. Narrano “un mondo” dentro la stessa visione della vita rappresentata dalle signorine Cadonati, dai Bonacina, dalla sciura Cassotti, dai Tofani e dai tanti “senza nome” raccontati attraverso i mestieri: ol strassér, ol giassér, , ol mulitta, iol pitùr Garibaldi,  i laandèr dè Paladina.
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One thought on “ANNA ROSA GALBIATI/ Acquarelli bergamaschi

  1. Anna Rosa Galbiati ha detto:

    Un uomo che riesce a penetrare nell’anima di un’autrice e carpirne i segreti, vuol dire che ha in sè una delicata parte di sensibilità femminea. Mai ho letto una recensione così elegante e appassionata, priva di formule stantie e usuali…trattandosi poi dei miei Acquarelli Bergamaschi, mi ha riempito di sano orgoglio.Grazie Sig. Caserini. Mi ha incoraggiata a tirar fuori dal cassetto altri ricordi vivi, affinché non svaniscano nel nulla e diventino Memoria collettiva..

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