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Completo in ceramica di LiXiaofeng

Completo in ceramica di LiXiaofeng

 L’OPINIONE/9

Ceramica d’arte a Lodi

 di Aldo Caserini

Dire “crisi della ceramica artistica”, è solo un pleonasmo al quale ormai nessuno o pochi prestano attenzione. Lo stesso primato riconosciuto alla città di Lodi –  l’unica in Lombardia a esibire il titolo di Città della ceramica -, è sospettatissimo, vale poca roba senza una convincente presenza di attività artigianali e artistiche ed è carente il senso della specificità del contributo nella attualità, in grado di farne cogliere e avvertire un qualche spessore qualitativo, di peculiarità e aggiunta del nuovo.
Iniziative intese a dare spinta localmente alla pratica ceramistica non mancano, ma al di là della loro specie mirabilmente sintetica, sappiamo quale ridotta evidenza ha la ceramica artistica  sul territorio,.
Non da oggi l’artigianato creativo è in difficoltà. Facciamo riferimento alla ceramica d’arte – non a quella tradizionale, appartenente a un patrimonio nozionale di esperienza artistica quotidiana -, a quella moderna, tonificata dal gioco metaforico immaginativo di artisti, creativa e plastica o anche collegata al design moderno. E’ questa la ceramica che risente tremendamente il malessere: praticata con svigorito interesse dagli artisti e quindi non in grado di muovere l’attenzione della gente anche là dove vi sarebbero cose ineccepibili.
Fare ceramica nel senso inventivo e plastico, oggettivamente inserita in un quadro di consonanze espressive, evitando cioè la designazione puramente materica, non è oggi semplice. Difetta l’atteggiamento giusto, un atteggiamento di accettazione culturale diffusa della sua validità. Più di altro è evidente il disimpegno degli artisti sul fronte dell’espressione, il loro disinteresse verso una lavorazione che chiede conoscenze tecniche-pratiche, acquisizione sperimentale, destrezza manuale e metodo individuale. E naturalmente fantasia, inventiva, estro, sensibilità estetica. Manca in sostanza  alla ceramica artistica la funzione di “trascinamento” che può dare l’arte.
La ceramica d’arte copre un campo vasto di applicazione: dalla scultura all’arredo, dall’architettura al decoro, al design, dal gioiello all’ornamento. Si può fermare al puro e semplice prodotto di artigianato (artistico), ma può aggiungere valore aggiunto, rappresentare l’inedito. Ci vengono in mente le sculture di Giancarlo Scapin viste a Casale e a Villa Vistarini Biancardi di Zorlesco, i bassorilievi di Nino Caruso, le sculture di Ersilietta Gabrielli di Caselle, la produzione per Danese di Enzo Mari, ai murali per l’architettura di Anne Currier e di Robert Sperry, i refrattari ingobbiati di Giulio Busti, i vasi di Antonella Cimatti, le forme cubiche di Martino Goerg.
Da noi sono purtroppo pochi coloro che si riservano alla ceramica come materia plastica, gli artisti che hanno individuato in essa soluzioni di creatività e di richiamo per un linguaggio sdogmatizzato capace di testimoniare il nuovo.
Quasi a contraddire e far dispetto a una situazione culturale di compresenza delle più diverse forme operative, legittimate da produzioni artistiche avanzate, da noi  sorprende il distacco – con le poche eccezioni rappresentate da Bernazzani, Negri, Rubini, Gabrielli, Barbieri, Vanelli, Ghilardi, Esposti, De Lorenzi; saltuariamente di Maffi, Bruttomesso, Mangione e l’esclusione (ovvia) dei ceramografi –  la disattenzione degli artisti locali per la ceramica.
Mentre l’arte contemporanea afferma una poliedrica identità basata su materiali diversi che disinvoltamente entrano nella pluralità dei linguaggi, sono pochi quelli che da noi impostano la  ricerca sulla ceramica. Le motivazioni possono essere diverse. Una è senz’altro quella che la specialità artistica della ceramica richiede grossi sacrifici e la rinuncia ai facili successi, che sono invece la principale aspirazione dell’arte di consumo oggi. Una seconda motivazione può essere quella che mentre per la ceramica applicata (d’uso, vasellame, decorazioni, rivestimento, bigiotteria, ecc.) fiere, mostre e concorsi meritevolmente non mancano,  poca o nessuna attenzione è riservata alla ceramica contemporanea come fatto creativo. Non è un fenomeno circoscritto al Lodigiano, alla terra dei Coppellotti, Rossetti, Ferretti e Dossena. Di questa negligenza soffre l’intero Paese dei Della Robbia, tanto da trovarci, non a caso, fuori da ogni contesto internazionale, dove altri Paesi sono invece, vivacissimi nel dare rilievo a questo settore .
Frequentemente sentiamo dire che la ceramica artistica risente localmente una troppo forte dipendenza dalla tradizione e che una tale dipendenza è causa della mancata rigenerazione. Può darsi. Se ne può parlare. Oggi conta che  il fenomeno ha prerogative economiche, sociali e culturali.
Che fare per incoraggiare gli artisti del territorio a interessarsi di ceramica? Occorre che chi ha modo e autorità per influenzare e gestire si impegni anche a diffondere la ceramica contemporanea. Bisogna aiutare la formazione di un “interesse” capace di capire e apprezzare la ceramica come linguaggio artistico e non solo come prodotto d’artigianato.
Lodi Città della ceramica  deve tornare a dare spessore qualitativo e peculiare con l’ aggiunta del nuovo al proprio primato storico.

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