Marilena Panelli / Arts domestic


“Poverismo” reduce senza guerre

 Se ha un merito la mostra a Lodi della piacentina Marilena Panelli è quello di documentare che il linguaggio dell’arte oggi si fa con tutto. Non è certo una novità, ma una semplice convalida che segmenti, scarti, avanzi, scorie, imballaggi, rifiuti rappresentano (o possono rappresentare) una risorsa simbolica. Possono servire per costruire polittici infiniti che permettono di rivivere tra realtà e finzione l’esistenza discontinua delle forme. Da decenni e decenni si celebra questo “culto” o “rito”. Un sapiente gioco di contrappunti in cui viene recuperato tutto perché tutto è recuperabile: legno, plastica, metalli, gessi, ventagli, appunti, fotografie, eccetera. L’unica difesa per il fruitore è  quella di discernere sempre: la mano dalla mente l’artistico dall’estetico, l’artigianato dall’artistico, l’attrazione dal rigetto, il montaggio dalla elaborazione, l’arbitrio dal ricercato, l’esperienza dal mestiere, la rigorosità dall’improvvisazione, l’occasionalità dall’illuminazione, l’iconografico dal divertissement, la curiosità dall’inciampo, il pensiero dall’effimero, il decorativo dal rappresentativo. Troppo. Le meraviglie del contemporaneo possono essere un teatro, un hotel, una rigatteria, una discarica, un casinò, un immondezzaio, una fabbrica, una piazza o un bordello. Allo spettatore l’arte povera chiede di “immaginare”, accettare il patrimonio del bricolage, del fai-da-te; scegliere tra i tanti vicini sgangherati della sua memoria o nelle parole di qualche critico gli elementi che gli possono suggerire un ambiente, un paesaggio, una situazione, un’emozione, un richiamo.
Cemento, ferro, legno, gesso, fibra tessile, surrogati vari permettono di ottenere il massimo della elasticità e della leggerezza. Non serve essere artisti che riflettono, basta essere dei bravi artigiani, far parte dell’ampia schiera di coloro che poetizzano l’oggetto. Non servono idee, concetti, filosofie, visioni. Basta il gusto della manipolazione, del rimaneggiamento, del bricolage appunto.
In tale contesto generale si inserisce l’esperienza di Marilena Pannelli, presentata da Mauro Gambolò in Corso Roma 69 a Lodi. Dai materiali  ricava emozioni e suggestioni con l’ intento di “stupire, provocare”, come confessa lei stessa, che chiama la propria pratica  “art domestic” (nuova tendenza ad esprimersi attraverso prodotti i cui contenuti poetici, sono più importanti delle qualità tecniche lasciando trasparire il racconto della loro storia. Dare vita a pezzi unici pensati per una casa che non ha paura di essere diversa).  Messo così anche il suo percorso è un percorso molto proprio, personale, non introduce alla benché minima gerarchia. Può comunque comunicare sorpresa attraverso un paesaggio, la parsimonia nel ricorso al colore, il materiale scelto o altri sfioramenti possibili,  l’idea che “dentro” o “sotto” il confezionamento possa esservi qualcosa di magico, di improvviso e potente.
Là dove i frammenti utilizzati associano archetipi e figurazioni affiora una certa idea di strutturazione, tracce di rappresentazione mentale, dove non ci si ferma alla destrezza, al compattare, al dare volume, al “giocare”, esibire, conferire valenza.. La Panelli conosce le modalità, sa dare figura alla narrazione. Non è del tutto staccata dall’incognita del puro montaggio, della semplice realizzazione. In tal casi gli orizzonti (dell’ idea o della poesia) è inevitabile si disciolgano nella coscienza del fare.

Galleria&gioiellidi Mauro GabolòLodi, corso Roma, 69 – Marilena PanelliFino a data da destinare –– Informazioni tel 0371.425065

 

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One thought on “Marilena Panelli / Arts domestic

  1. Marilena Panelli ha detto:

    buona sera,
    scopro con sorpresa ed orgoglio di far parte del suo periodico d’arte, la ringrazio per il bellissimo articolo .
    Marilena Panelli.

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