DAVIDE BERTONI/ Artigianato & Arte


 

LA BELLEZZA DIFFICILE

Cornici, design, pitture, arredi 

Davide Bertoni in laboratotrio

Si chiama “cornice d’arte” e si coniuga con Davide Bertoni. O, anche, con fratelli Bertoni, che nel laboratorio di via Pietro Nenni 14 a Borgo San Giovanni ne curano personalmente le realizzazioni. La tecnica maestra è quella dell’artigianato radizionale: laccature e spatolature, dorature a guazzo con oro zecchino, dorature a missione su fondi sintetici, patine antiche. Insieme alle cornici pregiate, in stile classico e moderno, l’amore per l’arte li ha incoraggiati a cimentarsi anche nella realizzazione di mobili in stile antico e in oggetti che abbelliscono gli spazi delle case. Ottenendo consensi e successo. Tre anni fa. all’interno del progetto Artis  è stato loro assegnato il Premio per l’Eccellenza Artigiana  del settore Legno, , promosso da Confartigianato e CNA.Ma la bottega di Davide Bertoni è anche qualcos’altro: un laboratorio di pittura, un atelier di disign, uno studio di pittura. Bertoni conduce tutto con grande perizia: sia nella sfera più stretta del lavoro tecnico, sia nei processi di elaborazione creativa. In pittura rivela una forza metaforica che penetra il linguaggio dei colori e delle forme, nel design è un virtuoso che rende schietto ogni intervento, nella produzione d’arredi è persuasivo, inventivo, mai ritualistico. Ma la sua vocazione artistica ha coronamento nella grande versatiloità che gli consente la realizzazione di cornici d’arte.
Davanti alle cornici di Bertoni – ai modelli Impero, Salvator Rosa, Boldini, Ungaretti, Francese, Senese ecc. – è difficile obiettare al Mancini, medico senese del Seicento che molto precisamente notava come una bella cornice “dà maestà alla pittura”, o a Oscar Wilde che la considerava qualcosa pari a “una bella toilette che valorizza la figura femminile”. Definizioni importanti, ma anche un po’ ridondanti.
Più sobriamente il Brandi le considerava “capaci di dare godimento al dipinto”. Potremmo continuare a lungo con le citazioni – pro e contro -, ma al di là delle “letture” non dobbiamo dimenticare  la sua funzione, e,  con essa, la sua storia. La cornice appartiene all’arte applicata, non ci piove. Ma è anche “incollata” a importanti matrici quali la pittura e l’architettura che la collocano nel più ampio, legittimo spazio, del mondo dell’arte. Non a caso è entrata a far parte da tempo del mercato dell’antiquariato, imponendosi con le caratteristiche dello stile, della originalità e rarità, che rendono l’oggetto prezioso e ricercato.
Al di là del ruolo che ha avuto ed ha il mercato, la cornice resta un necessario “raccordo spaziale”; aiuta la trasmissione di un dipinto nel gusto di un’epoca, di una casa, di un ambiente. Quadrata, rettangolare, circolare, ovale, sagomata come può essere la cornice contiene e circoscrive la composizione, la isola, la colloca in una “autonoma dimensione”. Non è solo quindi un elemento “ornante”, ma partecipa alal storia della bellezza e del gusto dell’arredo. Ce ne offrono quotidiana dimostrazione alcuni bravi corniciai lodigiani, tra i quali ha una posizione di eccellenza Davide Bertoni, un “maestro”, dietro all’opera del quale si avverte quel “qualcosa di più” che va oltre al manufatto prodotto. In breve, una presa di coscienza di poetica, cioè di scelte formali e di cultura che presiedono all’arte del fare.
Corniciaio, ma meglio sarebbe dire artista del legno, Davide Bertoni è il classico “artefice”, “artiere”, “artista” che va oltre alla vecchia immagine dell’artigiano prevalentemente manuale e che unifica nel fare  tutte e tre le definizioni. “Fare cornici” risponde a scelte non solo imprenditoriali ma estetiche, in quanto l’attività riflette la predilezione per matrici di gusto e d’ epoca, per forme che rappresentano in sintesi la storia del decoro artistico.
Il maestro lodigiano non si limita alla sola capacità manuale, ma riflette nelle sue scelte, valutazioni di sensibilità, di cultura e conoscenza, che permettono alla sua stessa fantasia di liberarsi nella ricerca delle soluzioni più adatte alla conservazione, alla valorizzazione e al godimento del dipinto.
Produrre cornici d’arte non è un fare qualsiasi, “un fare mastino e senza scelta”, come diceva un esperto. Il mestiere chiaramente c’è, in Bertoni ed è nell’azione. La letteratura artistica ci dice qualcosa di più, che ogni bravo corniciaio si distingue per il suo “modo di fare”, per l’abilità tecnica e quella della mano; per riconoscere e discernere il legno giusto, sapere come trattarlo e lavorarlo; per il gusto del bello e il saper conoscere il suo sviluppo nel tempo; per l’idea che ha dell’unità tra testa e mano. Insomma tutte le buone pratiche che danno qualità al risultato finale.
Come esiste un “modo di fare” in pittura, in scultura, in grafica che conferisce tratto individuale all’artista, esiste dunque un “modo di fare” del corniciaio che lo distingue e gli permette di sviluppare valori dinamici e creativi, appoggiandosi non solo al tradizionale “fare, fare bene, fare a regola d’arte”, ma di esprimere un metodo personale di lavoro che contiene un preciso giudizio strettamente collegato all’esperienza e alla fattura artistica dell’opera da incorniciare. Una koiné che individua nell’opera di corniceria comunanza di interessi e di orientamenti di cultura che si fondono con esperienze diverse. Il rilievo alla cornice di rendere accettabile anche un brutto dipinto, non è sempre improprio. Spesso, infatti, essa corrisponde a una esigenza di abbellimento di un quadro. Né più né meno di quanto avviene nei personaggi ritratti. Ma mentre pittura e scultura aggiungono alla realtà e ingannano, una bella cornice non inganna, contribuisce solo al piacere dell’occhio. Questo lo sa bene il corniciaio di Borgo San Giovanni, che non forza mai le sue scelte. Si lascia guidare dalla scuola e dall’esperienza, trovando sempre un giusto equilibrio tra il pregio artistico della cornice, lo stile e la tela o il disegno da incorniciare.

 

 

 

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