DOMENICA REGAZZONI, IN CINA


Dire qualcosa di nuovo di Domenica Regazzoni è come un premio dell’associazione librai o editori. Si sa già tutto, o quasi. Sia pure per ragioni diverse. Di lei si è analizzato e scritto in quantità in questi decenni: della vocazione, delle qualità artistiche e di quelle di mestiere, della poetica e delle sue regole, del suo saper governare raffinato intuizioni e informazioni, dell’intelligenza nel scegliere e rafforzare gli elementi simbolici, epici, favolosi e ricavarne metafore, del codificare linguaggi e cultura, del supportare echeggiamenti e poesia in strutture rigide, delle relazioni che legano le cose all’occhio… A far tempo dalla sua personale dei primi anni Ottanta a San Donato Milanese si sono occupate le cronache e le critiche d’arte di tutti i maggiori giornali e magazin italiani: Gillo Dorfles, Martina Corgnati, Arthur C.Danto, Giorgio Severo, Mauro Corradini, Yagya Fujio, Mauro Rosci, Paola Ghibaudo l’hanno accompagnata dal primo figurativo di maniera per tutta la stagione dell’informale, alla rivelazione della materia, alla riscoperta dell’oggetto, del particolare e dell’enigma (la “cosa” che diventa opera e l’altra che resta “mera cosa”).
Non è mai stata la sua un’arte oscura, che pesca nei conflitti o nelle disperazioni o nelle privazioni, ma semmai un’ espressione che lascia affiorare sentimento, contenuto di sfide generose, dettagli eleganti di narrazione; in grado di manifestare un respiro profondo e grato, umano; di tenere coerente il filo di uno sviluppo deciso e dinamico, che dura da tempo.
Sulla sua figura che sa egregiamente rappresentare un ampio spettro del pensiero estetico contemporaneo si è detto e scritto parecchio, che resta davvero poco da aggiungere. Se non letteratura.
Che ciascuno di noi sia in rapporto buono o meno buono con determinati giorni e mesi dell’anno è una credenza le cui origini si perdono nella notte dei tempi. Tra i seguaci di questa credenza c’è anche Domenica Regazzoni, l’artista di Peschiera Borromeo che anche i lodigiani hanno avuto modo di apprezzare alla terza Biennale d’Arte di Lodi, alla Banca Popolare. In lei qualcosa gli suggerisce sempre di tenere per sé fino all’ultimo certi eventi che la vogliono protagonista. Così è stato per la  Biennale di Venezia, il “Violino spaccato” sulla piazza dell’Università di Bucarest, la mostra da Miyawaky a Kyoto, quella all’Auditorium di Enzo Piano a Roma, quella a Palazzo Vecchio a Firenze. Si potrebbe continuare.

Regazzoni: Haiku, incisione e collages

Scaramanzie  e credenze a parte, la sua fama internazionale è un dato acquisito. Supera la chiave di lettura con la quale ci siamo abituati: dell’artista brava che accomuna nelle proprie opere sentimento e ricerca, sensibilità e visione, cultura materiale, normalità ed eccezionalità.
I paradigmi dell’arte globalizzata sono altri. Alcuni artisti guardano agli States, altri, e tra questi la Regazzoni, al grande scenario asiatico: prima ha saggiato il Giappone, ora si gusta la Cina. Dove, tra l’altro, sopravvive, a proposito di arte e cultura, un antico proverbio popolare, che a lei, di origini della Valsassina, non può che far piacere: “Se al mondo non ti rimangono altro che due soldi, con uno compra un pezzo di pane e con l’altro un giglio” (ovvero bellezza, arte e conoscenza).
In questi giorni l’Istituto Italiano di Cultura in Cina  ha ufficializzato la mostra della Regazzoni a Shanghai. E’ in allestimento all’ex Padiglione Italia Expo 2010, prospiciente all’area destinata alle copie di Michelangelo in bronzo donate dal nostro Paese.
Nei trenta lavori e più  in esposizione (tecniche miste, tavole di legno rielaborate, sculture, lavori su carta, tela e haiku    ) un elemento può riconoscersi come fondamentale ed è l’approccio “artigianale” della Regazzoni: la cultura, l’etica e l’orgoglio del proprio lavoro, l’impegno a conferire ad ogni risultato pragmatismo e dignità di mestiere, animandolo di visione, relazione e destinazione. Con questo approccio “vivificante ed estetizzante” direbbe Dorfles, la Regazzoni punta a ottenere consensi dal pubblico cinese.

Domenica Regazzoni Opere,ex padiglione di Italia Expo 2010, Shanghai – a c. Istituto Italiano di Cultura – Dal 15 agosto

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