Sculture e ceramiche di Eleonora Ghilardi


L’artista Eleonora Ghilardi

 E’ probabile che in occasione di Naturarte a Bertonico le peculiarità di ceramista di Eleonora Ghilardi siano sfuggite al pubblico abituale, per ragioni d’ambiente, di confusione (che all’Arsenale regna quasi sempre), o anche di con-fusione, cioè di eclettismo di forme e oggetti ricavati dalle più disparate e lontane culture; o anche solo per negligenza e scarsa attenzione (nostra per primi).  Senza, comunque togliere alcunché alle sue specificità di artista e di ceramista (presenza estetica percettiva, memorativa, fantastica, senso della stratificazione materica e dell’operatività).La bergamasca, da tempo trasferita e operante a Lodi in via Massimo d’Azeglio con un proprio laboratorio, merita infatti come artefice plastico e come ceramista, di essere “letta” e interpretata, come una delle operatrici locali che meglio destreggiano la materia-terra con sapienza manuale, attraverso soluzioni di continuità e contrassegnando l’attuale ideale artistico del contemporaneo.Allieva del noto maestro faentino Giovanni Cimatti, che fu docente all’Istituto d’arte di Siena e poi direttore della Scuola di Disegno e Plastica di Faenza, del quale ha frequentato una serie di corsi e stage, la Ghilardi è attiva  da almeno una quindicina d’anni, da quando si è diplomata “maestra d’arte” all’Istituto di Design di Bergamo. Da Cimatti la Ghilardi ha appreso una popolazione di tecniche e di forme: foggiature, smaltature, rivestimenti, applicazioni a secco o fuse, disegno da toccare, paper clay (tecnica che richiede attenzione nel colaggio e nell’assemblaggio delle lastre essiccate), decalcomania (procedimenti in grado di generare sorprendenti immagini ed effetti artistici), gres, porcellana, vetro e altri svolgimenti che sarebbe lungo elencare e che costituiscono la penetrazione della sua esperienza quotidiana, il patrimonio di una originalità tecnica e artistica di funzionale sensibilità.In tre lustri le esperienze di un artista possono essere sufficienti a liberare personalità, a dare significato culturale e senso vivente alla sua produzione. A dar vita a una complessità di presenze sensibili intenzionati all’integrarsi dell’intuizione e dell’immaginazione con l’esperienza. E’ quanto si può rintracciare scorrendo le opere dell’artista. Lavori che possono incontrare o meno i favori di un dato pubblico, ma che sono ben diversi di quelli di chi pratica la ceramica senza metterci le mani, confondendone i campi: il decoratore con il ricercatore artistico, l’artigiano con l’artista, il recupero storiografico e l’artisticità autonoma, il carattere seriale con il carattere soggettivista.Oggi – probabilmente – la ceramica è in crisi non solo per ragioni  di sopravvivenza, ma perché ai problemi dell’autonomia e della funzionalità dell’arte sono rimasti pochi gli artisti che vi prestano attenzione. Dopo avere riflesso dentro sé modi diversi e a volte molto sottili, frutto anche di un certo eclettismo culturale, la ceramica moderna è giunta quasi a una specie di esaurimento. Raramente è tentata dalla piena autonomia  (come lo è stata per  Fontana. Leoncillo, Fabbri, Scapin, Reggiori, Pozzi e quanti altri ne potremmo citare?). Nel migliore dei casi questa autonomia rispunta ma sotto forma di “pittura a ceramica”. Come accade, a volte, in certi pannelli  (porcellane-collage. argille-smalti, collage-ingobbi) destinati da Elena Ghilardi  alla descrizione di fiordi, notti sul mare, tramonti bergamaschi, riflessi notturni, territori mediterranei, coste d’oltreoceano ecc., che ovviamente spostano l’ attenzione più sul mestiere, sull’ arredo, sulla la pittura di ceramica per amatori e collezionisti. Diversamente, invece, è nella produzione scultorea. Romeo e Giulietta, Donna seduta. Incomprensione, Disgelo, Neve a Manhattan, la serie degli Angeli (del cuore, del vento, del mare, della terra) sono alcuni titoli di una sequenza in cui l’artista afferma un’ autoposizione della propria tecnica e da evidenza alle mani che plasmano, piegano docilmente la terra alle proprie anse e le fanno ricevere meglio l’impronta del gesto che da certezza e significato.Scultrice, ma non solo. Anche designer, pittrice (pure di stoffa), orafa, è presente nel campo del vetro (“a lume”) e con le proprie forme e vasi in quello vasto ed eclettico della complementarietà d’arredo. Abitualmente sostiene personali e mostre a Bergamo. Ma da qualche anno anche a Cremona, Monza, Pirano (Slovenia), Fidenza. Recentissimamente ha raccolto successo la sua personale a Camogli (conclusasi in questi giorni), la partecipazione al concorso internazionale Genesis di Faenza e la collettiva For Esta Terre allo Studio D’Ars a Milano. Vincitrice di Lodifaceramica 2010, si è orientata verso modellazioni della porcellana applicandovi tecniche innovative (paper-clay, gres, terre sigillate, smalti, collages). Ma è principalmente, come ci piace notare, nell’attività plastica che manifesta intensità di rapporto con la materia, differenziandosi per il  modo di riflettere l’idea di funzionalità tecnica e comunicativa, e per praticare un’arte sdogmatizzata, testimonianza del nuovo.

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