MARCELLO CHIARENZA, L’IMMAGINARIO SIMBOLICO


Argonauti, equilibristi, giocolieri, velieri, balene, scale, pesci, barche, alberi, simboli della terra, della natura…

Marcello Chiarenza è un artista che colpisce. Che dico?, stupisce. Lo fa con simboli tipici, archetipi, idee che confezionano cose, con cose che nutrono idee. Nei suoi lavori – ceramiche, sculture, pitture, quanti attualmente in giro – presenza e passaggi dell’uomo sulla terra sono consegnati attraverso descrizioni ora mitiche, ora para-religiose, ora colte, ora popolari, ora scientifiche o tecniche. Inseriti in scenari che ci danno il segno del limite, della speranza, del rimedio, dell’ascesa, del corpo che siamo, della distinzione, del relativo di ogni posizione e di ogni movimento quando lo scenario è lo spazio.
Sono sempre gli stessi. Da tempo. Inesauribili. Si ripetono “ogni qualvolta la fantasia creatrice si esercita liberamente”, direbbe l’interpretazione psicologica.
Da anni Chiarenza li ripropone in esperienze diverse, sorprendendo quasi sempre con i risultati della forma e i materiali messi in gioco. Oltre che per la sua capacità di ridurli a linguaggio.
Sono essi,  i materiali, a fornire la prima idea di cose sensibili. La creatività e la fantasia fanno il resto. Accordano sviluppo espressivo all’idea, e raccontano. Instancabilmente raccontano: novelle, fiabe, storie, vicende, fatti, ricostruzioni. La semplicità è straordinaria. Francescana. La plasticità non è solo il risultato di una manualità esperta – del saper fare – ma dell’entusiasmo del raccontare.
La forza è nella capacità di Chiarenza di cogliere il momento d’incontro tra materia e percezione: nel dare forma, nel poggiare, comporre, inventare, produrre, ricavare la forma e darle struttura. I suoi sono  veri viaggi immaginari, affidati quasi sempre a lavori di piccola e media struttura, realizzati con legni, terrecotte, ceramica, fili di ferro, prodotti della terra. In essi l’uomo non è più soggetto unico e sovrano e la materia non è più oggetto, ma tutto è  relativo e reversibile. Un po’ come nelle opere del veneto Valerio Pilon, il suo maestro, al quale il lodigiano fa cenno nella ricerca delle trasparenze, nella lucidità della collocazione delle cose, nei sottili paradossi o nella poesia.  Nella poesia Luzi si immagina barche che traghettano. Chiarenza propone una sorta di attraversamento sospeso nell’aria, o, se si preferisce, nello spazio. Un itinerario,una esplorazione. Che in certi lavori è però più semplicemente una visita (nella storia, nella coscienza, nella favola).
Nella successione degli scenari, ognuno può distinguere come il significato delle cose non è dall’artista affidato alle cose stesse, ma alla descrizione. E come tale possa variare.
Le figure esili e delicate assicurano una sensazione aerea, di sospensione, di assoluta leggerezza. L’occhio viene catturato dalla rappresentazione continua, e fatto partecipare al gioco delle prospettazioni e delle illusioni.
Nel procedimento l’artista afferma la sua matrice scultorea, e, altrettanto bene, il suo far teatro. Riesce a trasferire le immagini fuori dai recinti e dalle certezze, in spazi allusivi e illusivi insieme. Nel ricorrere a rami e rametti, spighe, sassi, frutti, piume, farine e altro ancora, egli lascia affiorare la sottostante filosofia: che in natura c’è tutto quanto può servire alla fantasticheria, all’invenzione e alla favola.
Argonauti, equilibristi, giocolieri, velieri, balene, scale, pesci, barche, alberi, simboli della terra, della natura, dell’universo danno misura della singolarità della sua produzione e della sua capacità di trovare o inventare o ideare nei materiali figure e temi  circondandoli di un ricco e vario significato simbolico. C’è sempre, o quasi sempre, nei suoi lavori eleganza formale e concettuale.
L’arte è come un viaggio immaginario. Chiarenza ora sale alto e finisce nel Tempo, ora si attesta nel quotidiano e incontra i luoghi di casa, scopre banali oggetti d’uso, non dimentica il divertimento, il teatro e il gioco. In tutta una serie di opere c’è conferma della sua folgorante fantasia e dell’impegno intellettuale ch’egli concentra sulla natura e sui suoi ritmi, sul cammino dell’uomo e sul mistero dei miti e delle fiabe. Trattando questi temi si è forgiato un linguaggio prodigioso per inventività e spessore, mimetico e ironico fino a fondere in un impasto suggestivo elementi colti e popolari, adesione lirica e lucidità razionale, limpidità narrativa e problematicità.

Marcello Chiarenza Opere – Neo Retrò – Collezionismo modernariato – via Canonica 6, Milano Orari: martedì-sabato dalle 10 alle 12,30: dalle 16 alle 19,30 -– info. Tel.02.39524071 – cell.335.8335 365-

 

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