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L’OPINIONE/6
Il potere della critica e dell’editoria
Ada Negri senza scampo ?

 di Aldo Caserini

 Dopo averla tenuta anni (troppi!) nascosta, per non dire dopo averla fatta dimenticare, negli anni tra il 2009 e il 2011 era parso che l’editoria (grande e piccola) volesse riscoprire Ada Negri. Troppo ottimismo. Ci siano sbagliati. La disaffezione è tornata ad affermarsi.Sarà per colpa della “critica”, che l’aveva censurata subito dopo la morte? Del fatto che dopo la sua morte (gennaio 1945) è stato tra l’altro quasi impossibile, incontrare il suo nome in antologie della letteratura del Novecento (del Contini, del Mengaldo, del Sanguineti), nella stessa Antologia della poesia religiosa in Italia?  Mai citata, neppure come poeta minore, poco o nessun interesse anche a scuola. Tutto colpa del “giudizio severo del Croce, di Momigliano, di Pirandello”, dl Pascoli o di quel “lettore di provincia” di nome Renato Serra?, come insinua interrogandosi Davide Rondoni?
Rivoltiamo pure la frittata come meglio ci piace, resta il fatto che Ada Negri dopo aver conosciuto “un successo precoce e vasto” che gli diede “una esistenza ricca e gratificata” (Bianca Garavelli) oggi non ha la considerazione (intendiamo dire la lettura) che gli fu riconosciuta da Marinetti, Prezzolini, Pancrazi, e neppure l’attenzione che i nostri Mauro Pea curatore del Carteggio e Coletto e Cazzulani,autori di una preziosa ricostruzione biografica, si proponevano con Opere scelte o che avevano consigliato, in tempi diversi, le critiche di Cesare Angelini, Nino Podenzani, Emilio Cecchi, Ugo Ojetti, Luigi Russo e altri.
Di sicuro la Negri non fu una intellettuale, da beneficiare dei cambi di stagione. Il Flora riconobbe (1940) che nei suoi testi “si fissano i temi dell’amore, della maternità, della fatica umana in modo inconsueto”. L’apprezzamento è certamente importante, non da  far trascurare le “caducità”  che si ritrovano in una parte della sua opera. Ma sono poi  tanto gravi queste “cadute”? Fu la stessa Ada Negri a confessarle, dichiarando con molto realismo e disincanto, di portare “come una ferita che non si rimargina” quella che considerava “la dissonanza fra la smisurata popolarità che circonda la mia poesia e il suo reale valore artistico” .
Possono esservi altri motivi oltre quelli della fragilità di una parte della sua opera che hanno consigliato il disimpegno della critica e l’indifferenza dell’editoria? Alcuni hanno creduto di individuarli nei condizionamenti politico-ideologici suggeriti dal suo iter ideologico (peraltro comune a moltissimi letterati poeti e artisti italiani del suo tempo,  Zangrandi docet); nel suo passaggio da “pasionaria” socialista ad Accademica d’Italia. Altri, invece, e tra questi Davide Rondoni, ritengono di poterli determinare nella sua poesia, che “appartiene alla propria epoca”, ma senza essere “d’ispirazione letteraria”; perciò stesso esposta all’oblio dal momento che “non è approdata al nichilismo gnoseologico […] largamente in voga”
Quanto all’ essersi compromessa col regime fascista, certo fu iscritta d’ufficio al partito, ma nei suoi rapporti col Duce continuò a dolersi della fine di Anna Kuliscioff, ad esprimere simpatia per don Primo Mazzolari e a intrattenere rapporti con l’avvocato Gonzales, leader dell’opposizione al tempo dell’omicidio Matteotti. Qualcosa di rosso, cioè di umanità, le  è sempre rimasto addosso, e, quel  che conta, non lo ha nascosto.
A parte i resistenti schemi interpretativi, negli ultimi anni sembrava che l’editoria tornasse ad acquisire interesse per la sua opera. Sul finire degli anni Novanta, Bianca Garavelli la volle inserita nella collana “I grandi classici della poesia” della Fabbri. Il volumetto di un centinaio di pagine dal titolo “Mia giovinezza”, ripropone una quarantina di versi accompagnati da una analisi di Davide Rondoni in rapporto con la vita letteraria e artistica, ma anche politica e sociale del suo tempo.
Precedentemente, la poetessa torinese Maria Luisa Spaziani aveva costruito un’intervista immaginaria (pubblicata in “Donne in poesia”,Marsilio, 1992) che  di Ada Negri fornisce un’immagine di passionalità e onestà artistica, mentre in “Ritratti di signora” (Rizzoli, 1995), Elisabetta Rasy la rappresentò come una delle tre protagoniste della letteratura italiana del primo Novecento con Grazia Deledda e Matilde Serao.
Nel 2000 erano stati ripubblicati a cura di Elio Pecora per conto de “La Conchiglia” di Capri I canti dell’Isola, ma è solo dopo un convegno lodigiano del 2005 che si ebbe la percezione di un ritrovato interesse per i suoi versi. Silvio Raffo curò una selezione di Poesie per Mondadori, Pietro Zavatto scrisse I percorsi spirituali di Ada Negri (2009) , La Nabu Press mise in stampa Dal profondo, Fatalità, Orazioni(2010), le edizioni il Poligrafo editò Diorami lombardi. Carteggio (1896-1944). Soggetti rivelati (2009)e nelle edizioniOtto-Novecento uscì Stella mattutina (2009); l’anno successivo Elisa Gambarò affrontò Il protagonismo femminile nell’opera di Ada Negri, in una collana della Mursia apparve  Invito alla lettura di Ada Negri a cura di Angela Gorini Santoli, Dante Pastorelli curò Ada Negri, Natale di guerra (2010) e i versi della poetessa di Motta Visconti trovarono riscontro su Comunicare Letteratura ( n.3, 2010) rivista diretta da Giuliana Dalla Fior.
Questo lungo elenco, scontatamente carente, può anche far pensare a una caduta delle lamentate “barriere”. Non facciamoci illudere. In una società fortemente intrisa di messaggi e pubblicità, di letture di consumo e cultura del consumo, una poesia trascurata dalla critica, che “non si vede”  sui bancali delle librerie e che raramente la si commenta nelle aule scolastiche, da chi potrebbe oggi essere letta e avere visibilità?

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